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Necrologi

Un’altra settimene funesta a Los Angeles nel mondo dell’arte e della musica dopo le scomparse la scorsa settimana di Etta James, fra le ultime grandi voci blues, e di Johnny Otis. Per sessant’anni quest’ultimo era stato protagonista di Rhythm ‘n Blues revues, bandleader e per gli ultimi due decenni voce radiofonica di un omonimo programma sulla storica emittente  progressista KPFA da cui con passione filologica e irresistibile “swing”, aveva tenuto viva la fiamma della sua musica. Otis era figlio di immigranti grechi in California  ma “afroamericano adottivo” una scelta esistenziale proclamata da giovane e mantenuta attraverso decenni di “militanza” nella black music – al punto di diventare pastore battista di una chiesa gospel. Fra le sue scoperte da impresario e mecenate c’era stata, negli  anni 1950,  proprio Etta James allora una teenager dalla biografia degna di una ballata blues: figlia di una prostituta quattordicenne, non conobbe mai il padre in una carriera segnata da alcol e droga che nondimeno la porto’ a vincere sei Grammy  e agli onori del rock n’roll e blues Hall of Fame prima di morire il 20 gennaio. L’altroieri li ha seguiti un’altra figura fondamentale  della cultura e dell’identita’ nera del dopoguerra: Don Cornelius che si e’ tolto la vita a 75 anni. Originario di Chicago Cornelius aveva inventato Soul Train un programma musicale che in piu’ di 25 anni ha ospitato il pantheon del soul, motown, funk e black disco in uno studio con pista da ballo gremita di fan che per un quarto di secolo ha veicolato musica, stile e groove (per non parlare della statosferica couture) della cultura pop afroamericana. La teca Soul Train costituisce oggi l’archivio video del secolo black compreso fra Ohio Players e P Diddy e il baritono del suo impresario/presentatore la sua indimenticabile costante. Alla lista dei lutti si e’ aggiunta ieri la notizia della scomparsa di Mike Kelley musicista anche lui, seppur tangenzialmente come esponente di un paio di art-bands,  ma un esponente cruciale invece della scene artistica contemporanea fiorita a LA negli anni 80 nel corollario espressivo punk della citta’. Proveniente da Detroit,  Kelley aveva studiato alla CalArts di Valencia sotto John Baldessarri e in seguito era diventato protagonista della generazione artistica che con Jim Shaw, Paul McCarthy, John Fleck, Matthew Barney e’ fautrice  di matrici espressive che coniugano pittura e scultura con videoarte, performance e istallazioni multimediali e concettuali. Il suo suicidio all’eta’ di 57 anni e’ stato un duro colpo alla comunita’ artistica della citta’ e l’ultimo atto di un gennaio mortifero.