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FranciaEuropa

Naufragio dell’Erika: Total contrattacca in appello

Si è aperto stamattina a Parigi il processo in appello per il naugragio della petroliera Erika. E’ Total che fa appello, dopo essere stata condannata in primo grado, assieme alla società di notazione italiana Rina, all’armatore italiano Giuseppe Savarese e al gestore, sempre italiano, Antonio Pollara, alla pena massima per inquinamento marino: 375mila euro per le persone morali  e 75mila euro per le persone fisiche danneggiate. La condanna comprende anche il versamento di altri 192mila euro di danni alle parti civili.

Il naugragio dell’Erika e l’inquinamento disastroso delle coste della Bretagna, il 12 dicembre ’99, avevano sollevato l’indignazione. Decine di volontari avevano lavorato a lungo per ripulire le coste invase dal petrolio. Il processo aveva messo in luce lo scandalo esistente nel trasporto marittimo: l’Erika, che batteva bandiera maltese, era stata dichiarata atta al trasporto da una società di notazione italiana e Total, primo gruppo francese e terza società petrolifera europea,  l’aveva affittata, senza indagare. Il naufragio aveva svelato che la petroliera era inadatta alla navigazione, attaccata dalla ruggine. Ora Total, che ha pagato le indennità ponendo la condizione alle vittime (regioni, dipartimenti, comuni, stato, associazioni) di non fare appello della sentenza, chiede alla giustizia di venire riabilitata: “la nave disponeva di tutti i certificati necessari, in seguito alle ispezioni realizzate dall’organismo di notazione italiano Rina”.

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 Total sostiene di essere stata “imbrogliata” dalla Rina e dall’armatore e intende uscire dal processo di appello con una sentenza che ne minimizzi la responsabilità.

Il processo di primo grado aveva avuto luogo nel giugno del 2007  (la sentenza è del gennaio 2008) e in appello non dovrebbero esserci rivelazioni. Ma la sentenza, attesa per il 18 novembre prossimo, sarà comunque molto importante per osservare l’evoluzione del diritto marittimo. Quali responsabilità hanno le  società che affittano una nave? Posso lavarsene la mani, scaricando tutto sugli armatori e sulle società di notazione?

La sentenza di primo grado dell’Erika aveva fatto fare dei significativi passi avanti al diritto marittimo. La Commisisone europea, con i pacchetti Erika I, II e III (2002-2009), aveva accresciuto i controlli obbligatori nei porti di scalo e regolamentato più severamente le società di notazione, un’Agenzia europea per la sicurezza marittima è stata istituita e un’assicurazione è ormai obbligatoria per tutte le navi. Inoltre, in seguito al dramma dell’Erika, l’Unione europea ha bandito, come già gli Usa (in seguito al naufragio dell’Exxon Valdes), le petroliere con un solo scafo (la proibizione sarà definitiva nel 2010, mentre l’Oraganizzazione marittima internazionale le metterà al bando nel 2015). Infine, la sentenza aveva riconosciuto il “pregiudizio ecologico”: i danni all’ambiente sono diventati un reato chiaramente riconosciuto.