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FranciaEuropa

Naufragio dell’Erika: confermata la colpevolezza di Total

La Corte di cassazione ha confermato oggi la condanna di Total, dell’organismo di controllo italiano Rina che aveva dato il certificato di navigazione, della società di navigazione con bandiera maltese e dell’armatore dell’Erika. La petroliera Erika era naufragata nel dicembre del ’99 al largo della Bretagna, inquinando 40 km di coste con 20mila tonnellate di petrolio. Nel 2010, la corte d’appello aveva condannato Total a una multa di 375mila euro, per “inquinamento marittimo” e a pagare una fattura di 200 milioni per ripagare i danni. La sentenza aveva fatto giurisprudenza con il concetto di “danno ecologico”. Total aveva contestato il giudizio, sostenendo di non essere responsabile dell’azione della nave  “affittata”, naufragata per di più in acque internazionali, dove secondo la convenzione internazionale di Montego Bay dell’82 è la legge della compagnia di bandiera della nave ad avere il primato (nel caso dell’Erika: Malta). La Procura generale aveva seguito il ragionamento di Total, chiedendo l’annullamento della condanna, perché la giurisdizione francese non sarebbe competente nelle acque internazionali. Ma la Corte di Cassazione le ha dato torto, con grande sollievo degli ecologisti e degli enti locali, che hanno dovuto intervenire per ripulire le coste. La sentenza è importante, e potrebbe essere un esempio per il processo che si apre in Spagna  a metà ottobre, per il naufragio del supertanker Prestige nel 2002 al largo della Galizia. La sentenza della corte d’appello del  2010 aveva riconosciuto la nozione di “danno ecologico”, che ora è stata confermata dalla Corte di cassazione. Un passo avanti per il diritto della salvaguardia dell’ambiente e un freno alle scatole cinesi dello scaricabarile dei trasporti marittimi internazionali ad alto rischio.