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Napoli centrale

Nato sul marciapiede

Domani ci dovrebbe essere l’udienza che deve decidere se M.F. è in grado di intendere e volere. Era prevista da tempo, ma nella lenta burocrazia che stritola le persone affette da disadattamento psico-fisico, come spesso accade, si arriva tardi. O ce ne si rende conto fuori tempo massimo. Così lei, una donna di 40 anni nel frattempo ha dato alla luce un bimbo domenica mattina, da sola al freddo su un marciapiede, in una strada laterale della centralissima corso Umberto. A farle compagnia solo una bottiglia di spumante, e l’indifferenza generale che vedeva in lei esclusivamente il volto “respingente” di una clochard ubriaca. Qualcuno le ha dato una coperta, altri hanno detto che si lamentava, ma nessuno si è accorto di quello che stava accadendo. Possibile? In fondo sarebbe bastato chiamare un’autoambulanza. In solitudine invece M.F. Ha dato alla luce il suo bambino e poi come se niente fosse si è allontanata, scombussolata. Solo allora sono stati avvertiti i carabinieri, che hanno portato il bambino in un ospedale. Il piccolo fortunatamente pur avendo una leggera ipotermia e pesando solo 2 chili è stato accudito e ora sta bene. Forse verrà dato in affidamento. M.F. È stata rintracciata a qualche centinaio di metri distanze, anche lei è ricoverata al Loreto Mare e sta meglio.

Ma la famiglia accusa lo stato. La donna infatti era scappata da diversi ospedali, l’ultima volta qualche giorno prima del parto e per i parenti non è stata tutelata.

Il problema è sempre lo stesso da quando sono stati opportunamente chiusi i manicomi, non sono mai partiti i progetti che dovevano sostenere la legge Basaglia. Le case famiglia sono pochissime, i centri di cura psichiatrica sono ridotti all’osso, e i servizi sociali non riescono a contenere le emergenze. Così i parenti si trovano a dover gestire impreparati situazioni estreme. Quello di M.F. è un caso che dovrebbe far riflettere sulla necessità di investire e redistribuire i fondi per la sanità, e di creare dei presidi di frontiera per raccogliere il dolore e dare risposte a chi con cure adeguate potrebbe avere un’esistenza dignitosa.