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Natale (Fnsi): Il futuro dei reporter oltre Wikileaks

«Fare l’editore non vuol dire fare solo tagli». Roberto Natale, presidente della Federazione della stampa Fnsi, non nasconde la preoccupazione del sindacato dei giornalisti per la crisi drammatica dell’informazione. Non solo italiana ma soprattutto italiana, come testimoniano gli ultimi dati sulla pubblicità che pubblichiamo qui a fianco. «Mancano idee e proposte per uscire da questa crisi – spiega Natale – agli editori che sono venuti al nostro congresso abbiamo fatto notare, per esempio, che bisogna andare a cercare il pubblico dei giovani che non si incrocia più nemmeno per sbaglio con il sistema dell’informazione professionale. In Italia il pubblico della carta stampata è tornato ai livelli del 1939».

L’informazione circolerà senza giornalisti?
Non ha senso esercitarsi nelle fosche previsioni sull’anno di uscita dell’ultimo giornale stampato. La situazione non è così cupa. Credo che proprio una vicenda mondiale come Wikileaks dimostri come ci sia bisogno di un’informazione professionale. Anche nell’era della Rete. Lo scontro delle ultime settimane tra Julian Assange e il britannico Guardian spiega più di cento convegni sul futuro del giornalismo. Il Guardian sostiene che non tutto è una notizia, che serve una selezione prima della pubblicazione. Assange invece sostiene che tutto deve essere pubblicato. Secondo noi il giornalismo è un filtro e una garanzia di affidabilità.

A proposito di filtri, però, non sempre sono così trasparenti. Il caso Wikileaks nasce da qui.

Anche di fronte agli interlocutori di oggi abbiamo discusso dei tanti conflitti di interesse nel nostro paese. A Confalonieri abbiamo ricordato l’insostenibilità di una situazione in cui dipende dal presidente del consiglio – e cioè dal titolare del conflitto di interessi – firmare o meno la proroga della Gasparri che impedisce l’acquisto di quotidiani da parte delle tv. Una notizia sollevata tra l’altro proprio dal manifesto nel milleproroghe. È incredibile che dipenda solo dalla gentile concessione del sovrano se quel divieto sarà ancora in vigore o meno. Anche Rcs è piena di conflitti di interesse: gli incroci di potere sul Corriere della sera la dicono lunga sull’autonomia possibile dell’informazione italiana e su chi prova a gestirla. Anche De Benedetti, peraltro, è un editore ben presente in settori sensibili per il giornalismo come l’energia e la sanità privata. Noi crediamo che servano interventi legislativi. Perché l’autonomia di una testata non può essere lasciata semplicemente alla garanzia del direttore. Il peso dell’editore spesso travalica le migliori intenzioni né è possibile affidarsi all’eroismo individuale.

Qual è la sfida del vostro congresso?
Ne cito solo una. Quest’anno è il centesimo anniversario del nostro contratto collettivo di lavoro. Abbiamo ricordato al presidente del senato Renato Schifani questa ricorrenza in un paese che in queste settimane tende a contrapporre diritti e lavoro. Secondo noi diritti e lavoro possono e debbono andare insieme. Per noi il Ccnl ha un valore politico e solidale. E non parliamo solo del contratto giornalistico.

Cosa farete contro il precariato dilagante?
Ci sono 49mila giornalisti attivi. di questi 24mila sono autonomi. Freelance davvero poco free. Più della metà sopravvive senza superare un reddito di 5mila euro lordi all’anno. Lo stesso governatore Draghi, pochi mesi fa, ci ha ricordato che senza una stabilizzazione, i lavori precari precari alla lunga avranno effetti negativi sulla produttività e sulla profittabilità delle imprese. Non siamo estremisti, dunque. Le nostre organizzazioni regionali, in particolare, sono impegnate a spiegare a tutti i collaboratori che dal 23 gennaio, per il collegato lavoro Sacconi, perderanno tutti i diritti pregressi. Tutte le istituzioni devono affrontare il problema in maniera diversa.

da www.ilmanifesto.it – uscito sul manifesto del 12 gennaio 2010