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Napolitano: no a governi tecnici

Incubo «spread», Napolitano assicura il pareggio di bilancio nel 2013 ed esclude una crisi di governo. Per ora si va avanti così, anche perché la Bce non potrà fare sempre da stampella. A Cernobbio Trichet incontra Tremonti.

La pressione internazionale sull’euro e sui conti pubblici italiani è destinata ad aumentare lunedì alla riapertura dei mercati. Per questo Giorgio Napolitano – in videoconferenza con il forum di Cernobbio – torna a ripetere che in Italia «facciamo e faremo quel che dobbiamo». La manovra dunque va approvata al più presto e senza indugi, avverte il capo dello stato con il tono delle decisioni irrevocabili.

«Nessuno, nemmeno l’opposizione, mette in dubbio l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013», dice Napolitano. «Un impegno al quale deve corrispondere la riforma della governance europea e l’effettiva implementazione del fondo salva-stati. «Noi tutti europei – aggiunge il presidente – dobbiamo uscire insieme dalle criticità che ci stringono in questa fase varando presto, entro il semestre di presidenza polacco, il pacchetto legislativo sulla governance economica. Anzitutto dando forza agli strumenti apprestati per gli interventi anticrisi in seno all’Eurozona, senza ulteriori incertezze e riserve, tali da produrre instabilità e conseguenti problemi per la stessa Bce».

L’ombra del fallimento dell’euro si allarga a tutto il continente. Il nostro paese è la terza economia d’Europa, troppo grande per fallire, troppo grande per essere salvato. Il monito del capo dello stato fa il paio con la preoccupazione del capo della Bce Jean-Claude Trichet. Il responsabile uscente dell’Eurotower ieri ha parlato a Cernobbio in un workshop a porte chiuse. Dove ha ribadito che l’Italia deve assolutamente tenere sotto controllo i propri conti e mantenere l’impegno del pareggio di bilancio entro il 2013.

La Banca europea – che tra pochi mesi sarà guidata dall’italiano Mario Draghi – continua a comprare Bot e Btp ma l’effetto tampone non durerà a lungo, visto che già venerdì lo spread con i Bund tedeschi è schizzato sopra al 3,3%. Il ministro Frattini minimizza: «Escludo che la Bce smetta di comprare i titoli italiani». Ma Mario Monti, intervistato dal Tg3 in serata, dice quello che tutti sanno: è «impensabile» che quel tipo di sostegno duri fino al 2013. «Dobbiamo renderci conto – ha sottolineato il presidente della Bocconi – che nella Bce quella maggioranza che ha sostenuto l’intervento su titoli spagnoli e italiani sarà messa in difficoltà se i paesi in questione, prima di tutti l’Italia, non adempiranno agli impegni presi».

Una frase tanto più ovvia se si considera che un super-governatore italiano, come Draghi, dovrà per forza essere al di sopra di ogni sospetto nel sostenere il proprio paese. Ergo quei rubinetti presto si chiuderanno, anche perché una garanzia perenne così forte avrebbe il primo effetto di alimentare proprio quel gioco d’azzardo contro i debiti sovrani che si vuole scoraggiare.

A mercati chiusi, Tremonti e Trichet si incontrano nei corridoi di Villa d’Este per un breve colloquio, seguito da un faccia a faccia più lungo in terrazza tra il ministro dell’Economia e il direttore italiano del Fmi Arrigo Sadun. Tremonti interverrà oggi con un discorso molto atteso. Circolano voci di possibili contestazioni da parte della platea di Cernobbio. Ma è difficile che il gotha della finanza e dell’industria nazionale si abbandoni a polemiche pubbliche in un momento simile.

Nonostante tutte le speculazioni di Palazzo sulla crisi di governo e la voglia di governi «tecnici» che si respira tra banchieri e lobby industriali, la patata bollente era e resta nelle mani di questo esecutivo. Napolitano lo dice esplicitamente: «Finché c’è un governo che ha la fiducia del parlamento, comunque agisca, io non posso sovrappormi non solo di fatto, ma nemmeno con l’idea di un governo diverso». Non a caso il papabile numero uno, Mario Monti, si sfila: «Il governo deve farcela, non c’è tempo per altre soluzioni».

E’ un cane che si morde la coda. Perché questo governo caotico e in crisi di consenso non è la soluzione, è il problema. Tremonti ieri in visita al convegno delle Acli di Castelgandolfo ha rivendicato per la terza volta in tre giorni l’obiettivo della lotta all’evasione fiscale. Con toni impensabili fino a pochi giorni fa, ha assicurato che «è ora che anche i ricchi paghino», come ha potuto leggere su un cartello innalzato in platea. Uno slogan che gli è così piaciuto che se lo è fatto regalare e portato via. Chissà, forse è un cadeaux per la prossima cena di Arcore.

dal manifesto del 4 settembre 2011