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Napolitano e Monti, la Repubblica è entrata in riserva

Assedio al governo per la «crescita». Lunedì Monti vara la riforma fiscale, martedì vertice con i segretari A Montecitorio il decreto s’allarga. Verso pagamento dell’Imu in tre rate, furiosi i comuni.

Il clima attorno ai «tecnici» è decisamente cambiato. Non solo perché la luna di miele tipica di tutti i primi «cento giorni» di ogni governo è ormai alle spalle. E’ cambiato perché la crisi economica scoppiata nel 2008 deve ancora cominciare. Se tutti i sindacati e tutte le associazioni di imprenditori protestano e lanciano l’allarme sull’economia «reale» del paese un motivo c’è. Se Monti salvasse la patria “uccidendo” gli italiani, tutti gli sforzi fatti finora (vedi la Grecia) sarebbero vani. Peggio, crudelmente dannosi.

Governo e Quirinale, accomunati dallo stesso destino, provano a sdrammatizzare il proprio ruolo negli eventi. Agli stati generali della protezione civile Monti usa l’ironia che ormai gli italiani conoscono bene dicendosi «un volontario» chiamato dal capo dello stato per la «messa in sicurezza del paese». Ma poco dopo dallo stesso palco Napolitano gli fa eco quasi prendendo le distanze: se Monti è un volontario «io – sottolinea il presidente della Repubblica – sono qui come un richiamato della riserva».

Martedì sera Monti vedrà i tre segretari dei partiti di maggioranza. Sul tavolo le modifiche alla riforma del lavoro chieste dalla Confindustria e dalle piccole e medie imprese tramite il Pdl. Ma soprattutto la famosa «crescita».

Il giorno prima, infatti, lunedì, il consiglio dei ministri approverà l’importantissima delega fiscale oltre a due documenti strategici per impostare la manovra di luglio: il Def (la decisione di finanza pubblica) e la previsione del fabbisogno statale. Passaggi fondamentali per capire quanto colpirà la recessione e che cosa intende fare il governo per limitarne gli effetti (aggiornamento: il Def e il piano nazionale delle riforme saranno approvati dal consiglio dei ministri di mercoledì 18 aprile, ndr).

Dal Nazareno fanno sapere che il “titolo” dell’incontro di martedì è «come dare un po’ di lavoro». E lo stesso Bersani assicura a Monti che può «stare tranquillo». Il Pd non può far altro che difendere il governo. Mentre Alfano e il Pdl – cercando di cannibalizzare il più possibile il voto leghista – danno segnali di smarcamento su tutti i fronti, dall’articolo 18 alla giustizia al fisco.

Certo, la figura ridicola fatta dai partiti sulla proposta di regolamentazione del finanziamento pubblico non ne rafforza l’autorità. Ma se dal Financial Times alla Fiom tutti criticano il governo qualche crepa su Palazzo Chigi non può non apparire.

Nelle camere, infatti, la corrida sui provvedimenti è già in corso (e per fortuna). Al senato la riforma del lavoro. Alla camera il decreto fiscale. In cima alle preoccupazioni del parlamento c’è soprattutto l’Imu. Uno dei relatori del decreto, Gianfranco Conte (Pdl), annuncia che l’Imu sarà pagata in tre rate. Lunedì la maggioranza presenterà un emendamento, anche se non è chiaro se la rateizzazione riguarderà solo le prime case o tutta l’imposta.

Il solo annuncio fa imbestialire i comuni, che già hanno dovuto subire l’abbassamento dell’aliquota dell’acconto ai livelli dell’anno scorso e dunque visti i tagli dei trasferimenti statali hanno seri problemi di cassa e di previsione dei bilanci. «Se la rateizzazione sarà solo sulla prima casa – dice il presidente dell’Anci Del Rio – non immagino grandi effetti, se invece la rateizzazione riguarderà anche le seconde case avrà effetti devastanti e sarà molto, molto complicato».

Il decreto fiscale si avvia a trasformarsi quasi in un decreto «omnibus» (e chissà il Quirinale che ne pensa). Conte (che è anche il presidente della commissione Finanze della camera) spiega che tra i temi che potrebbero entrarvi ci sono anche «l’anticipazione dello sblocco delle risorse per l’edilizia sanitaria e il trasporto pubblico locale, frutto di un accordo tra Regioni e governo». Più le modifiche al Patto di Stabilità interno, come emerso nel tavolo tra governo e Anci. Si affronterà – conclude – anche «la questione degli energivori» (Alcoa).

Su questi temi, estranei alla materia, Conte avverte però che «vedrò prima se c’è il consenso unanime di tutti i gruppi onde evitare quanto accaduto sul finanziamento pubblico ai partiti». In concreto, o c’è l’unanimità o niente.

Il che accresce il negoziato fittissimo tra i partiti. Pd e Pdl hanno già presentato 76 modifiche «prioritarie». Per Bersani l’Imu deve essere «alleggerita» compensandola con una vera e propria «patrimoniale» (attualmente l’Imu è spalmata su tutti i piccoli e grandi proprietari di immobili, artigiani e imprese inclusi).

Lo stesso governo potrebbe ammorbidire almeno in parte l’imposta scontando le case affittate a canone concordato Nessuno sconto, invece, per le abitazioni degli anziani che vanno a vivere nelle case di riposo (si stima siano 300mila contribuenti): «Sono contrario – dice Conte – non vorrei che i figli mandassero i genitori negli ospizi per affittare le case in nero». Parole che fanno indignare Carla Cantone, segretario generale Spi-Cgil: «Il governo ammetta che vuole fare cassa sui più deboli. E’ noto a chiunque che le rette per le case di riposo sono altissime e spesso i familiari concorrono alle spese visto le pensioni sempre più basse».

Secondo la Cgia di Mestre l’Imu graverà per 3.889 euro sulle imprese, 2.378 euro sui magazzini e 727 euro sulle botteghe artigiane. Costi che potrebbero ripercuotersi in un aumento degli affitti da parte dei proprietari aggravando la crisi in un circolo vizioso.

dal manifesto del 14 aprile 2012