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Lo scienziato borderline

MUOS: amoveatur, tum servi sumus?

Quest’oggi c’è stata udienza al TAR di Palermo per quanto riguarda i ricorsi presentati contro il MUOS.

ll Tar deve infatti valutare cinque ricorsi unificati in un unico procedimento: tre, in particolare, proposti dal Comune di Niscemi, dalle associazioni No Muos e da Legambiente per l’annullamento delle autorizzazioni, ritenute illegittime, rilasciate dalla Regione nel 2011.

Il tribunale, in base ai documenti prodotti, ha ritenuto necessario acquisire un maggior numero di informazioni riguardo l’impatto del Muos.

Tutto secondo logica: la decisione avverrà, secondo il presidente del TAR, “entro l’anno“.

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Ora smetto di fare il giornalista “moderato ed equidistante” (anche perché non sono né giornalista, né moderato, né equidistante: mi informo, mi faccio un’opinione, e poi mi schiero. Gramscianamente, odio gli indifferenti e i non schierati) e riporto la notizia con la sua traduzione.

Notizia: Oggi, il presidente del Tar ha espresso l’esigenza di una ulteriore verifica avendo rilevato una sostanziale contraddizione tra la relazione del professor D’Amore, dell’universita’ la Sapienza di Roma, incaricato dal Tar di Palermo di verificare la correttezza delle autorizzazioni rilasciare dalla Regione, e la relazione dell’Istituto Superiore di Sanita’. Per questo motivo il presidente ha ritenuto di chiedere un’ulteriore verificazione, tenendo conto delle risultanze di quest’ultimo studio. Non e’ detto che il verificatore sia ancora il professore D’Amore ma questo si sapra’ solo con l’ordinanza istruttoria con quale si dara’ il nuovo mandato a verificatore e verra’ indicata la data della prossima udienza.

Significato: La Relazione dell’Istituto Superiore di Sanità, che a detta degli stessi autori non aveva valore come parere normativo ma soltanto come parere scientifico, servirà non solo a fornire a Crocetta la scusa per far marcia indietro (a luglio 2013), ma anche al TAR per ottenere una nuova verificazione meno scomoda di quella del professor D’Amore, che sostanzialmente rilevava le scorrettezze normative e procedurali che anche noi abbiamo messo in evidenza da anni. Il Professore, tuttora il più importante esperto nel campo, ed indipendente, potrebbe venire sostituito da qualcuno di più malleabile. Nel frattempo, tutto come prima e i lavori continuano ad andare avanti.

Dimostrazione: riporteremo qui qualche pezza d’appoggio alla nostra interpretazione.

1) Il Rapporto del ISS ha molte carenze anche dal mero punto di vista scientifico, da noi puntualmente messe in evidenza nella nostra Relazione allegata al Rapporto ISS, ma in ogni caso non ha valore dal punto di vista di parere normativo e legale. Riportiamo quanto da loro stessi scritto nelle conclusioni:

“La  natura  puramente  teorica  delle  valutazioni  qui  riportate  impone  comunque  la  necessità  di verifiche sperimentali successive alla messa in funzione delle antenne del sistema MUOS, qualora quest’ultime  vengano effettivamente installate. A tal proposito, si sottolinea che, ai fini del procedimento  autorizzativo   di  tali  installazioni,  la  normativa  vigente  (D.Lgs.   l  agosto  2003, n. 259,”Codice delle comunicazioni elettroniche”) fa esplicito riferimento alle indicazioni contenute nelle norme tecniche CEI 211-10 e CEI 211-7. Questo Istituto resta a disposizione  per eventuali approfondimenti in tal senso.”

La Relazione del Verificatore – ora depositata e pubblica anche sul sito del Senato della Repubblica – ha proprio seguito questa direzione ed ha fornito indicazioni chiarissime.

2) Il Verificatore stesso è stato audito presso le Commissioni Ambiente e Sanità del Senato, lo scorso 24 marzo, ed ha confermato le sue osservazioni puntuali:

Non si tiene conto  della sismicità dell’area e della vicinanza di tre aeroporti.  La relazione della Us navy, ha sottolineato D’Amore, ”non considera le caratteristiche altamente sismiche del territorio”, che avrebbero un impatto sull’installazione Muos. Inoltre, il Muos sorge in prossimità di tre aeroporti: ”Gli aerei in atterraggio a Comiso ad esempio – ha affermato l’esperto – possono essere investiti dal fascio satellitare”, con prevedibili effetti, ”ma di questo non si parla”. Ancora: ”C’è un calcolo di campo elettromagnetico – ha rilevato D’Amore – per una zona lontana, mentre interessa sapere cosa avviene nelle aree vicine, ad un massimo di 20 km dalla stazione”. Tra le altre ”carenze” indicate anche il fatto che il rapporto indica che l’antenna Muos ”punta verso il cielo”, ma l’assenza di effetti a terra non e’ certa. Infine, ha rilevato l’esperto, i rilevamenti elettromagnetici per l’impianto già esistente risultano già alti

3) Prima di lui, lo stesso giorno, sono stato sentito anche io, in rappresentanza del gruppo di lavoro costituito da ormai dieci tecnici, medici e scienziati indipendenti. Ho depositato la nostra Relazione, ormai lunga oltre 170 pagine, la stessa che in una versione appena più corta è stata bellamente ignorata dal Presidente della Regione Siciliana Crocetta nel luglio 2013.

La procedura autorizzativa del 2011 relativa al Muos era al di fuori della prescrizione di legge, pertanto una ripresa dei lavori necessita di una nuova procedura. Vi è un’ampia letteratura scientifica recente che “conferma gli effetti dei campi elettromagnetici a lungo termine”. Nel rapporto abbiamo raccolto quattromila studi sperimentali che riportano effetti a medio e a lungo termine dei campi elettromagnetici. Pertanto è necessaria una valutazione predittiva per il Muos secondo le norme Cei previste dalla legge italiana, mentre non vale fare riferimento alla legge Usa che e’ meno restrittiva. Il Muos ricade in un contesto di grave inquinamento ambientale, che non può essere ulteriormente inquinato con altre installazioni.

Come mai ci definiamo indipendenti? Perché:

– Siamo docenti universitari e ricercatori che dipendono dallo Stato e non da Enti privati

– Le nostre retribuzioni, e il finanziamento dei nostri progetti di ricerca, non hanno mai avuto né hanno a che fare con aziende di telefonia mobile o cellulare

– Non citiamo – per suffragare le nostre deduzioni scientifiche – letteratura di autori o iniziative o ditte che hanno conflitto di interesse con le aziende di telefonia mobile

4) Oltre a noi hanno deposto anche tecnici del ISS e addirittura il direttore di Ispra che, sebbene non abbia partecipato direttamente alle misure di luglio 2013, ha voluto fornire di persona le sue rassicurazioni alle Commissioni Senatoriali.

Durante la nostra audizione ci siamo avvalsi anche di una presentazione riassuntiva di 16 pagine, anch’essa depositata in Senato, e che riassumiamo proprio per gli aspetti che riguardano il nostro giudizio sul lavoro di ISS e di ISPRA.

Inadeguatezza della Relazione del ISS

Come anche ribadito nella parte introduttiva della Relazione ISS, essa ha riguardato essenzialmente, per il MUOS, aspetti di valutazione del rischio mediante stima delle esposizioni dovute alle emissioni elettromagnetiche. Gli aspetti che riguardano la gestione del rischio, ovverosia la sua contestualizzazione nell’ambito della localizzazione dell’impianto MUOS a Niscemi nella base NRTF, esulano dai quesiti scientifici cui ISS è tenuta a rispondere.Molte carenze si possono rilevare nella parte della Relazione ISS riguardante i campi elettromagnetici, tali da non soddisfare quelli che dovrebbero essere i requisiti minimi nella valutazione di opere, come la stazione MUOS presso la base NRTF di Niscemi, che comportano potenziali rischi per la salute della popolazione, e per le quali è stata presentata richiesta di autorizzazione accompagnata da opportuna documentazione.

In primis, ogni parere, relazione o elaborazione si deve basare sulla legislazione e sulle normative in vigore in Italia e sui dati di progetto indicati nella documentazione presentata dal proponente, sulla quale si fonda la richiesta di autorizzazioni alla realizzazione. Eventuali dati e informazioni, anche non pubblici e trasmessi in via riservata, se utilizzati ad integrazione della documentazione esistente, non possono essere in contrasto con quanto  indicato  esplicitamente  nei  documenti  pubblici  presentati  ufficialmente  ai  fini  della  richiesta  di autorizzazione (progetti esecutivi, valutazioni di impatto ambientale, etc.). In generale, poiché le valutazioni del rischio si basano sull’analisi del “peggiore dei casi possibile”, in caso di indicazioni contrastanti per il medesimo parametro di progetto, si potranno prendere in considerazioni quei valori che comportano i rischi maggiori. Normative  tecniche,  procedure  di  calcolo  e  di  valutazione,  se  appropriate,  possono  essere  utilizzate  in integrazione alla legislazione e alle norme tecniche in vigore in Italia, solo se non si trovano in contrasto e in contraddizione con queste.

In una situazione già inequivocabilmente grave come quella di Niscemi, ove sono contemporaneamente presenti molteplici problematiche relative alla salute e all’ambiente, occorre che le valutazioni tengano conto complessivamente di tutte le componenti di rischio e delle loro possibili interazioni reciproche, facendo uso anche del principio di precauzione, specie ove esplicitamente previsto dalla legislazione.

Per la tutela della salute e dell’ambiente, possono certamente essere adottate anche misure più cautelative rispetto a quelle esplicitamente previste dalla legislazione, come dimostrato anche da recenti sentenze dello Stato Italiano, ma in nessun caso si possono indebolire le tutele esistenti. Per questo tutte le verifiche vanno condotte nel rigoroso rispetto formale e sostanziale delle procedure stabilite dalla legislazione

Si ribadisce che, nel complesso, la normativa italiana fornisce un quadro completo e coerente e va applicata in tutte le sue parti. Il ricorso ad altre norme, estranee al quadro normativo italiano, che risultano oltretutto meno cautelative rispetto a questo, appare perciò del tutto fuori luogo. In particolare i riferimenti alle linee guida ICNIRP 1998 e al rapporto EPA 520/1-85-14 del 1986 (come da citazioni bibliografiche 3 e 8 a pag. 23) non appaiono ne necessari ne giustificati.

Particolari cautele vanno adottate nella scelta dei dati da utilizzare per l’analisi, specie in seguito al fatto che l’Ambasciata USA tramite il Ministero della Difesa italiano, ha fornito all’I.S.S. una versione del progetto manipolata e difforme da quella depositata, al momento della richiesta di autorizzazione del 2006: rapporto della SPAWAR, della quale si è constatato esistere due versioni dallo stesso titolo e riportanti la stessa data, la prima fornita all’ISS dall’ambasciata USA, la seconda allegata al progetto.

Le eventuali future emissioni dovute agli impianti MUOS sarebbero destinate a sommarsi a quelle dell’attuale impianto NRTF, perciò è richiesta un accurata valutazione preliminare delle attuali emissioni, da effettuarsi ai sensi del “Codice delle comunicazioni elettroniche” (DLGS 1 agosto 2003, n. 259, art. 87, commi 1 e 3, allegato

13 mod. A). Tale procedura, ai fini della salvaguardia della salute della popolazione e del rispetto dei limiti di sicurezza, prevede: la raccolta completa e dettagliata di tutti i dati radioelettrici relativi alle sorgenti, la precisa descrizione del terreno circostante, l’elaborazione numerica del modello del campo irraggiato (sotto forma di volumi di rispetto e/o isolinee), e infine una verifica del modello così ottenuto, che deve essere validato attraverso misure da effettuarsi in condizioni di massima emissione (come previsto dalle norme CEI 211-7, par. 13.5.2 pag. 78 e 211-10, par. 6.5.2 pag. 51) nei punti più critici previsti dal modello. Il rispetto di tale rigorosa procedura è previsto anche dalla legislazione regionale siciliana, con il decreto dell’Assessorato Territorio e Ambiente 27 Agosto 2008, ed è stato autorevolmente ribadito dal verificatore del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia.

Niente di tutto questo è stato però realizzato per l’impianto NRTF di Niscemi attualmente esistente: Il precedente tentativo effettuato da ARPA Sicilia nel 2009 è fallito principalmente a causa dell’indisponibilità da parte dei militari USA a fornire i dati necessari10, mentre la relazione ISPRA relativa alle misure del Giugno 2013 non tenta neanche di impostare un modello previsionale di questo tipo.

Inadeguatezza delle misurazioni ISPRA

La Relazione Tecnica di ISPRA relativa all’Indagine Ambientale del Giugno 2013, può essere considerata come un rapporto preliminare, relativo alla fase iniziale dello studio, utile per raccogliere elementi necessari per le fasi successive. Infatti non è stato prodotto un modello previsionale dell’irraggiamento prodotto, previsto dalla normativa e assolutamente indispensabile anche solo per interpretare i risultati delle misure. Un tale modello risulta al momento di difficile elaborazione, anche perché le informazioni relative al numero e alle modalità di funzionamento delle sorgenti attualmente presenti all’interno della base NRTF-Niscemi sono state fornite in modo incoerente. Inoltre le condizioni prescelte per le misurazioni non risultano adeguate al caso: non sembra siano state rispettate le condizioni di “massima emissione possibile” previste dalla normativa per queste verifiche (punto d) e i punti di misura prescelti sono in numero troppo ridotto e non comprendono le zone di massimo irraggiamento precedentemente individuate. Oltretutto la procedura prescelta non consente un confronto semplice e diretto con le misure di ARPAS, cosa che sarebbe invece di grande utilità, anche perché, dove un confronto è stato possibile, almeno in forma indiretta, si sono evidenziate discrepanze e incongruenze tra i rilievi di ISPRA e quelli effettuati da ARPAS, sia in simultanea che in precedenza (punto e). Le differenze sono talmente forti da rendere i risultati di difficile interpretazione, soprattutto in mancanza di un modello previsionale con il quale confrontarsi.

In sostanza, le misurazioni ISPRA sono state effettuate  con configurazioni dichiarate ora e non nella precedente fase, con solo 4 o 5 antenne funzionanti alla volte sulle 47; inoltre, dal puro punto di vista normativo, della veridicità  delle affermazioni dei tecnici e ufficiali americani, pur ammettendo naturalmente la buona fede, non se ne può tenere conto in quanto è noto – per le convenzioni esistenti – della non punibilità di militari statunitensi per violazioni di norme italiane   (vedi caso Funivia Cermis); è ovvio che tali configurazioni non erano state dichiarate e non erano quindi state messe come conditio sine qua non nella vecchia autorizzazione.

Si  ritiene che l’indagine ambientale vada sviluppata in  forma completa, secondo il  rigoroso rispetto  delle modalità previste dalla normativa, in collaborazione con le autorità locali e con ARPA-Sicilia, i cui risultati devono essere tenuti in adeguata considerazione.

Ribadiamo pertanto la:

Necessità di un modello previsionale completo per NRTF e MUOS

Un modello previsionale è sia necessario che previsto dalla normativa, anche per la valutazione delle emissioni delle antenne dell’impianto MUOS proposto; specie per quelle dovute alle grandi parabole operanti in banda Ka, da analizzare in regime di campo vicino. La normativa italiana richiede che questo tipo di valutazioni vengano svolte in forma numerica dettagliata, tenendo conto della morfologia del territorio, cosa che però in questo caso   l’ISS non ha potuto fare per mancanza di tempo: “Nel tempo limitato assegnato all’ISS (inizialmente erano poco più di due mesi) per svolgere le presenti valutazioni non è stato possibile procedere all’acquisizione né dei codici di calcolo, né dei dati dettagliati necessari” per cui si è ritenuto di “ricorrere a procedure di calcolo semplificate sulla base di un’analisi della letteratura” (par. 1.5.2 pag. 14), procedura però assolutamente inadeguata al caso in esame. Si sottolinea come l’analisi numerica dettagliata delle emissioni MUOS non sia mai stata effettuata, ne nei precedenti lavori di ARPA-Sicilia ne nella recente relazione di ISPRA.

In sostanza, per una effettiva valutazione dell’irraggiamento dovuto all’impianto MUOS nel contesto della base NRTF nel quale andrà a operare, deve essere sviluppato un modello previsionale, inclusivo di tutte le sorgenti, attuali e future, come efficacemente descritto nelle conclusioni della relazione finale di Verificazione effettuata dal prof. D’Amore per il TAR della Sicilia (par. 5.3 , pag. 24): “Pertanto per la verifica di conformità dell’impianto MUOS si rende necessario lo sviluppo di una nuova rigorosa procedura di simulazione del campo elettromagnetico irradiato, corredata da una piena e documentata informazione sul codice di simulazione che viene utilizzato, sull’algoritmo alla base di tale codice, sui dati di ingresso al codice, sulle caratteristiche del segnale emesso, sulle proprietà riflettenti del terreno e di eventuali superfici interessate, sulle ipotesi semplificative eventualmente adottate. In modo analogo si dovrebbe procedere nella valutazione dei possibili effetti elettromagnetici negli aeroporti interessati, in particolare in quello di Comiso, e in aeromobili che attraversino il fascio elettromagnetico irradiato dai riflettori parabolici.”.

In mancanza di un tale modello previsionale non è possibile valutare in modo complessivo l’effetto congiunto del futuro impianto MUOS e quello delle attuali sorgenti.

Le considerazioni svolte a questo proposito nella relazione I.S.S. Al paragrafo 1.6 (pag. 16) sono eccessivamente semplificate oltre che parziali: infatti non tengono in alcun conto i rilievi effettuati da ARPA-Sicilia dal 2008 a oggi, e si basano esclusivamente sul confronto con i pochi punti indagati nella relazione ISPRA del luglio 2013, che a loro volta non comprendono neppure le zone a più alto irraggiamento individuate da ARPA-Sicilia nelle sue indagini precedenti e attuali.

Di fatto quindi il sistema MUOS viene ancora una volta descritto come una entità isolata, in quanto il contesto in cui sarebbe destinato ad operare non viene valutato adeguatamente. Isolate dal contesto, le stime effettuate per le emissioni del sistema MUOS perdono ogni valore e risultano inutili ai fini della radioprotezione per i quali sono state elaborate.

Le questioni tecnico-scientifiche rilevate dal verificatore del TAR, che nella sua relazione non si è ,imitato a verificare le semplici questioni amministrative e normative, ma ha corroborato la sua relazione con i sottesi scientifici che si applicano al caso del MUOS, in generale, e al MUOS a Niscemi in particolare, sono state completamente trascurate nella Relazione ISS.

E’ rilevante sottolineare la natura scientifica dei limiti imposti dalla normativa italiana, alla luce dell’identificazione di un valore al di sotto del quale non si configura un rischio sanitario o per l’ambiente di lungo periodo. In premessa diremo che tale valore non è stato ancora stabilito ed il volume 102 dello IARC invece identifica le onde elettromagnetiche come appartenenti al Gruppo 2, ovverosia sostanze per cui esistono sufficienti indizi per potere ragionevolmente pensare che possano indurre tumori o attivare   gli effetti delle modifiche del patrimonio genetico  prodotte da altre sostanze o eventi. In particolare la seconda lettura è alla base del rapporto Huss , che detta i principi procedurali per l’analisi di una installazione generante onde elettromagnetiche, obbligando alla verifica di tutte le fonti di inquinamento che possono subire effetti di magnificazione a causa della sorgente elettromagnetica stessa.

Il valore di attenzione emanato con DPR è privo di qualsiasi copertura scientifica se si volesse dare allo stesso un significato di certezza di assenza di rischio, mentre esso va letto come valore che se superato obbliga ad una riduzione del rischio stesso, ben lungi dall’essere un valore quindi di sicurezza; peraltro il senso di tali valori è ricavabile dalla lettera b)  del comma 1 dell’ articolo  1 della legge 36/2001 circa la necessità di promuovere la ricerca sugli effetti a lungo termine. Anche nella Relazione del Verificatore (Nota 1) si mettono in evidenza possibili effetti sulla biocenesi, sulla popolazione e sugli aeromobili. Ora è pacifico da un imponente mole di Sentenze della Corte di Giustizia che la Valutazione di impatto ambientale – la  V.I.A. propriamente detta – è obbligatoria nel caso in cui possa avere un notevole impatto sull’ambiente tenuto conto le caratteristiche dell’ ambiente stesso (cfr. Sentenza della Corte Di Giustizia – (Sesta Sezione) del 16 settembre 1999. World Wildlife Fund (WWF) e a. contro Autonome Provinz Bozen e a. Causa C-435/97.). Una VIA non può prescindere dalla localizzazione dell’impianto: quindi si deve ritenere che vada valutato in maniera integrata se, per il MUOS a Niscemi, le sue emissioni siano conformi alla normativa nazionale e regionale in materia di tutela dalle esposizione elettromagnetiche e di tutela ambientale delle aree SIC, nonché a quella antisismica.

Una valutazione integrata del rischio è in questo caso fattibile: per i CEM i meccanismi molecolari sono rinvenibili nel preambolo alle pubblicazione delle monografie13  di cui si riporta un passaggio inerente l’argomento in oggetto. “Per gli agenti fisici che sono forme di radiazioni, altri dati relativi alla cancerogenicità possono includere descrizioni di effetti dannosi a livello fisiologico, cellulare e molecolare, come ad agenti chimici, e le descrizioni di come si verificano questi effetti”. Ulteriormente i meccanismi sono descritti da pagina 24 a 26 della citata monografia.

Conclusioni? Sperando ci sia un po’ di onestà, di verità e di coraggio da parte di chi dovrebbe tutelare la salute e i diritti deI CITTADINI, DI TUTTI I CITTADINI, speriamo di esserci sbagliati. Che non succeda come successe ad aprile.