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Mr. Monti e il «pacco» di Natale

Il «pacchetto» di tagli e riforme promesso da Mario Monti arriverà. Ma con calma, come sfotteva «il Foglio» venerdì. Sarà approvato venti giorni dopo il giuramento, il 5 dicembre. Subito prima del delicato vertice europeo dei capi di stato e di governo del 9.

Le misure dovrebbero articolarsi in almeno un decreto legge più alcuni disegni di legge. E a tutto il «pacchetto» dovrebbe essere garantita la corsia preferenziale in parlamento in modo da essere approvato entro natale.

Il premier oggi è tornato a Milano per una giornata di riposo. Ma ieri per tutto il giorno è rimasto chiuso a via XX settembre prima con i vertici del Tesoro (Vittorio Grilli e Vincenzo Fortunato) più il ragioniere generale dello stato Mario Canzio. Poi in un primo vertice dedicato alla «crescita» con i ministro Passera (sviluppo), Elsa Fornero (welfare), Pietro Giarda (rapporti col parlamento), Enzo Moavero (politiche europee).

Il volume delle misure – vista la conferma del pareggio di bilancio nel 2013 – dovrebbe essere una mega manovra da 25-30 miliardi. In pole position le misure sulla casa (nuova Ici e aumento rendite catastali), Iva (10% e 21%), mini patrimoniale, uso del contante sotto 300 euro. I tecnici però sono ancora alle prese con le varie simulazioni. E’ scontato, a questo punto, che Monti attenda le valutazioni dell’Ecofin di mercoledì prima di mettere nero su bianco in Italia i suoi decreti.

In ambienti governativi si tende a minimizzare le attese. Chi va piano va lontano. I problemi sul tavolo del resto sono infiniti: da un lato si vocifera di conti pubblici più in sofferenza di quanto dichiarato da Tremonti; dall’altro fare le riforme «strutturali» – quelle dedicate alla «crescita» – richiede passaggi complessi da negoziare con i partiti e le parti sociali.

L’Europa chiede forti liberalizzazioni (direttiva Bolkestein) e privatizzazioni spinte dei servizi pubblici locali e delle Poste (che Passera ben conosce perché le ristrutturò prima di arrivare a BancaIntesa). Sono strade impervie per qualsiasi governo.

Partire e non arrivare al traguardo sarebbe esiziale. Così nel decreto si potrebbero anticipare solo cose già studiate, come ad esempio l’adeguamento delle pensioni alle aspettative di vita. Per le le riforme più ambiziose – fisco, pensioni, lavoro, welfare, bisognerà attendere i vari ddl.

E’ un rallentamento imprevisto, che mette sul chi vive i partiti, tagliati fuori dall’elaborazione dei sacri testi. Il Pd più di tutti, perché privo di sponde nelle alte sfere ministeriali, rimaste identiche a quelle del governo precedente.

Sottosegretari: Grilli ha 524.840 dubbi 

Entro martedì Monti nominerà viceministri e sottosegretari. Dovrebbero essere tutti tecnici. La quadra si è incagliata sulle caselle care al Cavaliere: Giustizia e Comunicazioni (qui non è escluso che se il Pdl insisterà con gli impresentabili Monti mantenga la delega a Passera).

Tutto da verificare resta il «caso» Grilli all’Economia. L’attuale direttore generale è pronto a fare il viceministro ma non vuole ridursi lo stipendio. Adesso guadagna 524.840 euro lordi, come politico non arriverebbe a 180mila (7mila netti mensili). Per lui si studia il cumulo di cariche come fu per Bertolaso.

dal manifesto del 27 novembre 2011