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Lo scienziato borderline

Morte di un precario viaggiatore

Già altri hanno scritto in queste settimane di Luigi Michaud. Però sento sia necessario dire alcune cose, e non sarà né facile né piacevole: le dirò in fondo all’articolo.
Luigi Michaud, grande giovane scienziato italiano. È morto in Antartide a 40 anni, lascia moglie e due figli piccoli, una di sei mesi.
Il suo progetto di ricerca era geniale. Per il  dipartimento di Scienze Biologiche ed Ambientali dell’Università  di Messina, partecipava ad un’attività molto avanzata nel campo dell’ecologia microbica, svolgendo missioni “sul campo” sia in Artide che, soprattutto, in Antartide. Aveva lavorato in grandi istituti di ricerca anche all’estero. La sua ricerca non era fine a sé setssa: mirava a contribuire a trovare una cura per la fibrosi cistica.
E’ morto durante un’immersione nel tratto di mare che si trova davanti alla base antartica italiana “Mario Zucchelli” nella Baia Terra Nova in Antartide, gestita dal nostro Ente di Ricerca nazionale, l’ENEA.
Più di tante parole, suggerisco di vedere questo bel video proprio dell’ENEA sulla missione cui partecipava Luigi Michaud in Antartide.
In questa prima parte del mio articolo, che per rispetto a Luigi voglio sia composta e priva di invettiva, mi piace ricordarlo con questa foto.
Luigi Michaud, quando seppe della futura nascita della sua bambina

Luigi Michaud, quando seppe della futura nascita della sua bambina
“La vita è bella,
frenetica,
faticosa,
ma bella
e val la pena di viverla al massimo
Poi per essere felici
bastano due linee
ed un cristallo di ghiaccio
(per pochi eletti…)”
Le due linee sono quelle del test che rivelò la gravidanza di sua moglie e che gli preannunciarono la nascita della sua seconda figlia.
Per questa fotografia, e per questa poesia toccante, debbo ringraziare Giuseppe Bonanno, lo zio di Luigi, che l’ha inviata al settimanale “Terra!” a cura di Toni Capuozzo, che proprio questa sera ci parlerà di Luigi Michaud.

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Seconda parte dell’articolo. Con due piccole considerazioni.
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PRIMA
Luigi Michaud era – all’Università – assegnista di ricerca. Era brillantissimo, aveva lavorato molti anni anche all’estero, aveva pubblicato molto. Su di lui, lo Stato Italiano aveva investito, per le sue ricerche, alcuni milioni di euro. Ma aveva 40 anni ed era ancora un precario. Con l’idoneità da professore associato, ma nessuna certezza di essere stabilizzato.
Forse non è il caso di colpevolizzare l’Università di Messina, che adesso, dal Rettore in giù, “si stringe intorno al suo ricercatore e alla famiglia”. Fa bene, perché in questi anni i frutti dei suoi sacrifici personali, dei suoi lavori, della sua ricerca, arricchivano le statistiche del suo Ateneo.
L’assurdità di avere un precario brillante e 40enne sta in questa tragica politica dell’Università Italiana: che vuole tutti sospesi, tutti ricattabili. Non è un caso: negli ultimi lustri, lo Stato Italiano e il suo ministero non hanno mai fatto nulla, mai speso una parola, mai espresso un atto affinché nessuno potesse mai arrivare, precario, a 40 anni.
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SECONDA
Luigi Michaud era uno scienziato brillante, un naturalista, una persona colta e piena di positività. Ed era un attivista NO PONTE. Questa foto ha fatto il giro di internet, ma vediamola ancora.
Luigi Michaud e la moglie, nel calendario NO PONTE fotografati in Antartide

Luigi Michaud e la moglie, nel calendario NO PONTE fotografati in Antartide
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E’ significativo che Luigi Michaud, – scienziato precario – avesse avuto il coraggio e la correttezza di mettere la faccia, nel 2006, contro un progetto che all’epoca era la più grande passione del Presidente del Consiglio di allora, nonché di molti altri “scienziati” con ben consolidate cattedre baronali.
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Vedere queste due foto, oggi, è bello e terribile allo stesso tempo. Luigi Michaud era siciliano, amava la sua terra, amava l’italia tanto da continuare – anche a 40 anni – a cercare di lavorarci. Ma forse era un italiano atipico: molto tipici, invece, coloro che adesso sventolano la foto con il suo viso come una bandiera, non avendo avuto il coraggio di sventolarne altre – e di prendere posizione –  in tempi non sospetti.
  • http://alessandrosacca.altervista.org/ Alessandro Saccà

    L’articolo è molto bello e molto veritiero. Ho avuto il piacere e l’onore di lavorare al fianco di Luigi, nello
    stesso laboratorio, sebbene su progetti distinti. Siamo stati entrambi brillanti, appassionati e convinti di quello che facevamo, anche se eravamo diversi e sempre lo saremmo stati. Ma le differenze sono stimolanti ed ampliano la creatività di un gruppo. Adesso che non siamo più all’università – io insegno a scuola pur coltivando ancora la passione per la ricerca – mi accorgo che lui era molto più convinto di me, e sicuramente anche più coraggioso. La sua storia parla chiaro. Lui ce l’avrebbe fatta, nonostante le
    innumerevoli difficoltà e i tempi eccessivamente dilatati con cui si fa carriera nella ricerca in Italia. Quando si riesce. Non voglio essere troppo polemico in questa sede, ma nessuno mi criticherà, spero, se denuncio una totale mancanza di lungimiranza nell’ateneo che ho frequentato (non posso parlare di atenei che non conosco, anche se credo sia un fenomeno diffuso), anche perché la storia di Luigi ne è un esempio evidente.

  • http://staff.polito.it/massimo.zucchetti Massimo Zucchetti

    Grazie Alessandro. Non dobbiamo dimenticarlo e fare della sua figura un simbolo per ridiscutere questa nostra Università sbagliata. Ti abbraccio