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losangelista

Mors Ab Alto

commando antinarco in Honduras

La scorsa settimana una lancia di pescatori  sul Rio Patuca al nordest dell’Honduras e’ stata attaccata da elicotteri dell’esercito su cui viaggiavano militari honduregni, guatlemaltechi e agenti della DEA americana. Le autorita’ hanno inzialmente sostenuto di aver risposto al fuoco da parte di sospetti narcotrafficanti ma in realta’ quella era una barca di indios e le 4 vittime delle mitragliatrici che hanno fatto fuoco, semplici pescatori fra cui  due donne incinte. Si e’ venuto a saperlo dopo che  abitanti inferociti della zona, la Costa de Mosquitos, hanno assaltato e dato alle fiamme alcuni edifici governativi. In seguito rappresentanti dei Miskito e altre tribu’ locali (Masta, Diunat, Rayaka, Batiasta e Bamiasta) hanno emesso un un comunicato congiunto dichiarando “non gradita la presenza nordamericana nei nostri territori”. Negli ultimi anni gli Americani infatti hanno fortemente potenziato la presenza militare nella zona e in Honduras in generale, designato come avamposto militarizzato nella guerra al narcotraffico. Sono circa 600 i militari americani  attualmente in servizio in tre basi nel paese – una presenza inquitentante dati i trascorsi dell’Honduras che funzionava da centrale operativa per le guerre di counterinsurgency di era reaganiana quando il supporto logistico della CIA alle milizie di estrema destra era coordianto dall’ambasciatore falco a Tegucigalpa,  John Negroponte. Questa volta in Honduras, secondo paese piu’ povero dell’emisfero dopo Haiti, ci sono  molte special forces provenienti dall’ Afhganistan – un riarmo centroamericano insomma in cui reciclare le risorse della “guerra permanente”  a fronte della prevista smobilitazione afghana. Anche l’attacco aereo su popolazioni dalla tecnologia “tribale” con puntuali vittime fra gli inermi e’ preso paro paro dal copione afghano e pakistano. Elicottero o drone che sia, quella di un velivolo  militare che spara dall’alto su poveri disgraziati a terra,  e’ l’immagine topica di un conflitto asimmetrico per davvero.  Gli UAV (unmanned aerial vehicles) sono ormai il simbolo della proiezione del potere occidentale tramite la supremazia tecnologica – i Pakistan come in Libia e in Yemen. Un progetto  che sta per essere ulteriormente rafforzato  con l’imminente implementazione della Alliance Ground Surevillance della NATO che stazionera’ a Sigonella un nuovo squadrone di mortiferi Global Hawk per l’applicazione della forza letale dal cielo – variante tecnologica di mors ab alto, il motto dipinto sulle carlinghe dei B-52 in missione sul Vietnam. La morte dall’alto cioe’ come strumento di “egemonia benevola”, un concetto  che viene ora esportato alla war on drugs nelle giungle dell’emisfero americano, ma difficilmente vi rimarra’. Oltre che dal Pentagono i droni sono gia’ in dotazione a CIA, FBI, DEA e Homeland Security per il pattugliamento aereo dei confini americani. Ne ci sembra quindi fantascientifico (semmai inevitabile) immaginarne prossime applicazioni di “ordine pubblico”.