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Moratti senza cavaliere, balla da sola

Letizia Moratti è sola. Potentissimo ex ministro ed ex presidente Rai, la sindaca della «capitale del Nord» affronta i giorni più difficili della sua non breve vita politica in solitudine.

Come le hanno detto di fare i nuovi consiglieri, ricapitola scrupolosamente e in tono perfino umile le piccole cose fatte in cinque anni, tipo la riqualificazione di piazzetta Capuana, il centro per la disabilità, i quattro «incubatori di impresa». Certo, quando si avventura sulla riqualificazione dei capannoni industriali dismessi, un pensierino alla «bat-casa» del figlio Gabriele è inevitabile. Ma non importa.

A poche ore dal secondo pronunciamento sulla sua amministrazione, attorno a lei c’è il vuoto. Per l’ultimo comizio non ci saranno né Bossi né Berlusconi. Il premier perché in Francia al G8, il leader leghista perché indeciso fino all’ultimo se mettere la faccia sulla possibile sconfitta. Per il gran finale basteranno Ignazio La Russa e Iva Zanicchi. Dopo infiniti forfait, l’unico «big» sicuramente ingaggiato dal «comitato Letizia» per concludere la campagna elettorale a piazza Duomo sarà Gigi D’Alessio. Poi c’è una «grande star internazionale» di cui non viene svelato il nome.

Mai dire mai però. Il piglio ultra-pragmatico delle ultime due settimane serve a motivare le armate pidielline deluse, a sperare che non disertino il secondo appuntamento con la storia. A preoccupare il Pdl, infatti, c’è soprattutto la diserzione in massa dell’elettorato leghista dieci giorni fa (-21%). Si spiega così tutta la polemica su «zingaropoli» e la moschea.

Dopo il via libera dei vescovi, sull’edificio di culto islamico ormai anche il centrodestra è isolato. Parlando a un convegno delle Acli la sindaca rilancia il suo «nì» pieno di condizioni: «Non è in discussione la libertà di culto, è in discussione la sicurezza – rimarca la sindaca – sono i governi di paesi islamici che devono garantire la sicurezza rispetto alla libertà di culto di una grande moschea». A Roma c’è, e in effetti è stata lautamente finanziata dall’Arabia Saudita, che cura la formazione (ultra-ortodossa) degli imam. Ma la retorica morattiana (islam=insicurezza) è indegna di una grande città europea e piena di ambiguità su un progetto che comunque la sua giunta, non a caso, ha di fatto già approvato.

A pochi giorni dal silenzio elettorale, i bookmaker inglesi danno in leggero vantaggio Pisapia (1,70 contro 2 per Moratti). E visto il cambio in corsa al vertice, lo staff della sindaca è nel marasma, agenda e strategie sono decisi all’ultimo minuto.

Imprevedibili come Milano. Ieri all’Arena civica perfino i ragazzini di terza media si sono messi a urlare «Pisapia, Pisapia» mentre la sindaca dettagliava una «Carta dello sport» tra comune e Coni. Un tifo spontaneo al quale altri ragazzini hanno risposto con «chi non salta comunista è», rovinando così la tranquilla photo-op disegnata su misura dallo staff di Palazzo Marino.

Le residue speranze della sindaca sono affidate a questo nuovo profilo «basso» (bassissimo) e agli ultimi appuntamenti tv. A far discutere, ancora una volta, Sky. Stamattina la sindaca si presenterà negli studi di Emilio Carelli per l’ultima registrazione. Al posto di Pisapia ci sarà una sedia vuota. Sì, Moratti è sola.

dal manifesto del 26 maggio 2011