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Monti, l’anno nuovo del Professore

La conferenza stampa di oggi apre di fatto il 2012. La crisi internazionale complica i piani del governo, commissariato in Europa e mal sopportato in patria. Napolitano corre ai ripari e chiede lumi su riforma delle università e nuova cittadinanza.

Il vero motivo della convocazione di ieri a Palazzo Chigi da parte di Monti era sconosciuto perfino agli altri ministri del suo governo. A Palazzo Chigi una riunione di fine anno che è in realtà la prima dell’anno che verrà. Nonostante una durata lunga – oltre tre ore – il mistero sulle intenzioni del governo resta intatto.

La consegna del silenzio, infatti, è rigidissima. Monti, spiega il comunicato finale di Palazzo Chigi, ha illustrato «i punti salienti del programma di lavoro da lui previsto per le prossime riunioni del consiglio dei ministri» e dopo un ampio dibattito, termina il comunicato, «il consiglio ha unanimemente condiviso quanto proposto dal presidente». Punto.

Il premier si sbottonerà di più oggi nella conferenza stampa in diretta tv alle 12. E’ probabile che in serbo abbia alcune sorprese, come un’accelerazione all’accordo bilaterale con la Svizzera contro l’evasione fiscale sul modello di quanto già fatto da altri paesi europei come Germania e Gran Bretagna. Ma di concreto e immediatamente praticabile c’è ancora poco. Il tempo è poco e tutto si gioca in sei mesi, da gennaio a giugno, il famoso «semestre europeo» in cui l’Italia sarà il sorvegliato speciale della Commissione europea, della Bce e del Fondo monetario.

Nonostante la retorica, infatti, il decreto «salva Italia» appena approvato è una boccata d’ossigeno per i conti pubblici che però rischia di aggravare una recessione che tutti gli istituti nazionali e internazionali danno ormai come profonda e inevitabile.

Il premier tuttavia di fronte ai ministri si è detto soddisfatto del buon esito dell’asta dei Bot semestrali di ieri (vedi a fianco). Ma diversi analisti internazionali, interpellati da Ap e Reuters, sottolineano invece come il sollievo sul debito a brevissimo termine sia in realtà il frutto indiretto del regalo da 480 miliardi che la Bce ha appena fatto alle banche.

In sostanza, i Bot non li ha comprati direttamente la banca centrale ma le banche nazionali con i soldi di Francoforte. Piccole quantità di titoli a breve (tipo Bot) al posto di quelli più “insicuri” e più onerosi (Btp): un modello di debito a breve al posto di quello a lungo che il ministero dell’Economia in un documento diffuso l’altro ieri afferma di voler replicare per tutto il 2012. Un «quantitative easing» come quello messo in atto dalla Fed americana ma mascherato e che consente profitti garantiti alle banche, come segnalava Massimo Mucchetti sul Corsera di ieri.

E’ una tesi rafforzata dalla rumorosa intervista rilasciata il 22 al Financial Times da Lorenzo Bini Smaghi prima del suo addio alla Bce: «Le banche centrali devono usare la maggiore ambiguità costruttiva possibile» nel lasciar indovinare ai mercati quello che realmente vogliono fare, diceva il banchiere italiano. La Bce, a suo giudizio, ha il «dovere» di avviare un «quantitative easing», cioè di stampare moneta fresca per comprare «asset». Bini Smaghi, in procinto di andare ad Harvard, non ha nascosto le critiche alla Bundesbank e ai politici (come la Cdu tedesca) che «si nascondono dietro gli avvocati per evitare di fare qualcosa». Il riferimento agli estenuanti negoziati intergovernativi sui trattati europei non poteva essere più chiaro.

In questo contesto internazionale il margine di manovra di Monti è sempre più ristretto e meno autonomo. Il premier promette che l’Italia manterrà tutti gli impegni presi in Europa dal governo Berlusconi. Ma da un lato il commissariamento internazionale sui conti pubblici, dall’altro lo sconcerto del Pdl e la paralisi del Pd non rendono la vita facile a tecnici, banchieri e rettori. Nel 2012, com’è noto, l’Italia deve rinnovare 350 miliardi di debito pubblico, praticamente uno al giorno.

Napolitano è consapevole di tutte le difficoltà e in vista del discorso di fine anno sta ricevendo in sordina molti ministri del “suo” governo: dopo Passera ieri è stata la volta di Profumo (università), Riccardi (integrazione) e Giuliano Amato (presidente del comitato per i 150 anni dell’unità d’Italia).

Non solo economia, dunque, ma anche riforme normative e molto politiche, come quella degli atenei fatta dalla Gelmini ma ancora inattuata e, forse, anche segnali sulla cittadinanza e l’immigrazione, visti i dati allarmanti pubblicati ieri dall’Istat. «Domani sarà molto interessante sentire la lettura che Monti darà dell’azione di governo finora e della prospettiva», avverte il ministro alla cooperazione Andrea Riccardi alla fine del consiglio dei ministri. «Una fase due? – ha poi aggiunto – Credo che ci sarà anche una fase tre, quattro e cinque».

dal manifesto del 29 dicembre 2011