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Monti, il sottogoverno è fatto, ora l’Europa

Partiti in ansia sulle misure economiche. Il premier cerca la «trojka A-B-C» e si prepara a convincere Bruxelles

E la squadra è fatta. Zeppa di esperti del governo di centrodestra e di grand commis sconosciuti, politici democratici cencellizzati per correnti e professori più o meno illustri. L’elenco (vedi sotto) non scalda i cuori. Ma chiuderlo evidentemente non è stato facile, visto che il consiglio dei ministri convocato alle 19 è iniziato alle 20.25. Un’ora e mezza di pausa a Palazzo Chigi che è servita a Mario Monti per indicare come nuovo ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi.

Per tutto il giorno, tornato da Milano, il presidente del consiglio ha lavorato alle misure economiche, prima a via XX settembre e poi a pranzo al Quirinale per chiudere con Napolitano la lista del sottogoverno e preparare ciò che conta davvero, l’agenda europea dei prossimi giorni.

Dismessi i panni da presidente del consiglio, infatti, oggi e domani Monti indosserà quelli di ministro delle Finanze. Il premier vola oggi a Bruxelles per la riunione dell’Ecofin e dell’Eurogruppo.

Ad attenderlo soprattutto il primo rapporto dedicato al nostro paese stilato dal commissario agli affari Economici Olli Rehn. Secondo il suo portavoce, Rehn riferirà anche i punti chiave toccati durante i recenti colloqui a Roma non solo con Monti ma anche con il ministro del Lavoro Elsa Fornero e il ministro allo Sviluppo Corrado Passera.

«Il pareggio di bilancio nel 2013 è stato confermato in modo molto chiaro da Monti», ha tenuto a precisare Altafaj, sottolineando quindi che quel che resta da fare è «l’attuazione concreta e il prima possibile delle misure». La situazione di tensione sui mercati, ha concluso il portavoce, è ormai «generalizzata» e «non dipende solo da quel che succede in Italia».

Prima della plenaria, Monti vedrà in un bilaterale il presidente dell’Eurogruppo, il lussemburghese Juncker e il ministro delle Finanze francese Francois Baroin.

«Non amo fare il catastrofista – commenta l’ex premier Giuliano Amato a Ottoemezzo – ma credo non sia sbagliato pensare che al punto in cui siamo sia anche possibile la disintegrazione dell’Euro». Sul tavolo del Consiglio in primo luogo c’è il varo del moribondo fondo salva-stati (Efsf), l’eventuale via libera definitivo alla sesta tranche di aiuti alla Grecia, le proposte di Bruxelles per gli Eurobond.

A margine, ovviamente, anche i piani franco-tedeschi sulla nascita di un euro di serie A tramite una modifica volontaria del Trattato di Lisbona che sancisca l’unione fiscale e di bilancio dei paesi «forti». Del resto, la procedura corretta porterebbe via più di un anno di tempo, varie conferenze intergovernative e la successiva ratifica dei parlamenti nazionali.

Il vertice segna soltanto l’inizio della settimana di passione dell’eurozona che culminerà nel vertice dei capi di governo del 9. L’Italia smentisce ufficialmente qualsiasi richiesta di finanziamento all’Ue o al Fondo monetario. Anche per Altafaj l’ipotesi non è mai stata «discussa» e in ogni caso, «secondo le regole» deve essere avanzata sul tavolo degli organismi internazionali.

Ma il 5 dicembre Monti varerà il suo «pacchetto» di misure «impressionanti» (Merkel dixit) e non c’è dubbio che il premier, tunnel o non tunnel, stavolta voglia assicurarsi davvero prima possibile il consenso della trojka «Abc» (Alfano, Bersani, Casini).

L’ansia dei partiti è alle stelle. Il Pdl ribadisce il no alla patrimoniale. Il Pd teme la stangata sull’Iva e la scure sulle pensioni. «Quando chiama ci sono», dice Bersani. «Lo vedrò nei prossimi giorni», assicura Alfano. Il governo Monti ormai è in corsa ma a giudicare dalla bassa qualità della squadra non dovrebbe durare oltre la primavera.

Il primo vero test in aula sarà oggi pomeriggio alla camera, con la votazione in prima lettura (entro domani) della riforma costituzionale sul pareggio di bilancio. Il lavorio, rigorosamente dietro le quinte, dovrebbe portare a un testo finale molto più snello di quello approvato all’unanimità dalla commissione.

Il ministro ai rapporti col parlamento Giarda si sarebbe orientato a un articolato più snello, che punti tutto o quasi sulle leggi attuative. Pare scontato che il governo varerà una super-commissione indipendente sui conti pubblici sul modello del «Cbo» americano. Un’ipotesi che però fa infuriare la Corte dei conti, che si sentirebbe defraudata del controllo contabile sulle leggi dello stato.

dal manifesto del 29 novembre 2011