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Monti, dopo la sobrietà arriva la stangata di natale

Mario Monti a Bruxelles esclude interventi del Fmi e sulla Bce. Il premier assicura che attuerà tutte le misure di Tremonti e invita i partiti a mettere da parte le «ritualità» per tagliare pensioni e conti pubblici. Alla camera primo sì al pareggio di bilancio nella Costituzione. Voto bulgaro (464 sì), niente referendum.

Lunedì il governo Monti varerà la sua prima manovra da oltre 20 miliardi. «Se l’Italia manca questo passaggio o non fa quel che ci si attende le conseguenze sarebbero molto gravi», avverte il premier al termine del suo primo Ecofin come ministro dell’Economia a Bruxelles.

Il 5 dicembre il consiglio dei ministri varerà un «pacchetto» di misure strutturali e di correzione dei conti che confermerà l’impegno al pareggio di bilancio nel 2013. L’accordo già stretto con Fini e Schifani prevede che di qualunque cosa si tratti sia comunque approvata definitivamente dal parlamento entro natale.

E ai tanti dubbi che già serpeggiano nelle camere, il Professore replica ammonendo i partiti: «Avremo i tempi molto ristretti che il calendario ci consente, ci sono tradizioni e modalità consolidate, ma forze sociali e parlamento sanno che dietro di loro ci sono i cittadini, quelli che sembrano apprezzare questo lavoro condotto in spirito di servizio».

Che il “popolo” stia con i «professori» è ancora tutto da dimostrare. «Siamo in una situazione straordinariamente delicata – avverte ancora il premier – certi passaggi, modalità e ritualità che sarebbero graditi a tutti, non sarebbero a vantaggio del paese, dei singoli cittadini».

Continua, insomma, uno stato di eccezione ininterrotto. L’emergenza economica ha portato alla manovra di luglio, poi al decreto di agosto (lettera Bce), poi alla finanziaria di novembre e alla correzione ormai imminente di fine anno. Tutte misure approvate in pochi giorni, senza opposizione. Il governo precedente e quello nuovo, dunque, hanno chiesto e ottenuto tutto ciò che volevano dalle forze politiche. Ma nessuna manovra – per quanto urgente – è bastata a risolvere i problemi.

I numeri finora sono da brivido: la correzione complessiva delle manovre approvate finora è pari a 60 miliardi (48 a luglio e 12 ad agosto). Ma sommando gli effetti reali fino al 2014 si arriva a 145 miliardi (3 nel 2011, 28 nel 2012, 54 nel 2013, 60 nel 2014).

Adesso l’Ue chiede un intervento di almeno altri 11 miliardi, che guarda caso sono proprio quelli di sbilancio tra entrate e uscite previsti nel 2012 (entrate 529 miliardi, uscite 540). Ma con il rallentamento del Pil (-0,5% secondo l’Ocse) e l’aumento degli spread ne serviranno almeno il doppio. Del resto pareggio di bilancio, in concreto, significa che le spese non possono aumentare più del tasso di crescita del Pil. E se il tasso è negativo, oltre all’aggiustamento in vista del 2013 bisognerà tagliare molto e subito.

Monti per ora non fa cifre sul prossimo decreto ma annuncia «una vasta operazione di politica economica», una frase che riecheggia il «misure impressionanti» di Angela Merkel. Di sicuro la manovra «implementerà pienamente» tutte le misure adottate da Tremonti e anche i suoi «effetti strutturali» saranno immediati («a breve termine»).

Le novità saranno nelle scelte «per la crescita» e nei tagli alle pensioni. A proposito del dibattito sulla crisi che paralizza l’Europa, Monti ha ribadito il sì agli eurobond proposti dalla commissione («vanno esaminati con una mente aperta») ma ha escluso che nel vertice di ieri si sia parlato della Bce come «prestatore di ultima istanza».

Cancellata per ora anche l’ipotesi di un finanziamento del Fondo monetario all’Italia: «Non è mai stato preso in considerazione». Va ricordato che ricorrere al Fmi azzererebbe il ricorso ad altre forme di finanziamento del debito (tipo Btp, etc.) perché l’agenzia di Washington è un creditore privilegiato in caso di default di uno stato.

La decisione finale è molto delicata. Il Professore, tra gli altri, ha incontrato a Bruxelles anche il nuovo capo europeo del Fmi Reza Moghadam ma ha assicurato che si è trattato di un vertice per mettere a punto soltanto le imminenti ispezioni del Fondo a Roma (inizieranno dopo il 9 e si affiancheranno a quelle di Bruxelles).

Monti ha provato a rassicurare i mercati (e la Germania) ricordando che gli strumenti di controllo e sanzione della commissione sui bilanci dei singoli stati dell’eurozona sono già previste nel cosiddetto «six pack» che rivoluziona la governance europea. Entreranno in vigore dal 12 dicembre e i primi paesi a rischio multa sono Cipro, Malta, Ungheria, Polonia e Belgio.

Tutto è destinato a precipitare in pochi giorni. Lo «snodo dell’8-9 dicembre sarà fondamentale – riconosce il premier italiano – ciò che sarà deciso o non deciso avrà il verdetto dei mercati. Mercati che non ho mai demonizzato anche se non vanno presi come divinità. Rappresentano la percezione collettiva su quello che fanno i singoli paesi».

L’Italia resterà in Europa in prima fila: «E’ importante stare accanto a Germania e Francia – ha detto Monti – ma lo vogliamo fare con il metodo comunitario».

Il premier si tiene alla larga dal parlamento. Sicuramente avrà modo di ascoltare la trojka «Abc» (Alfano, Bersani, Casini) prima del cdm di lunedì. Ma riferirà alle camere solo dopo il vertice europeo dell’8-9 dicembre. Intanto incassa un sì bulgaro (464 sì di tutti i partiti Lega inclusa e soltanto 11 no di singoli deputati) sull’introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione. Anche questa riforma dovrebbe essere approvata entro natale dal senato in modo da completare l’iter in primavera.

dal manifesto del 1 dicembre 2011