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Horror Vacuo

No Animals or Monsters were Harmed in the Making of this Film

Appunti sulle commedie horror: 1. l’eccesso e l’insaziabile ammaliano e sposano gli amanti dell’avventura e del brivido giovanilistico; 2. a un branco di adolescenti da campus universitario si oppone un famelico anziano spaventapasseri, possibilmente un’icona del cinema di quando i nostri padri erano teen meno sobri di ora; 3. il rischio ‘deviazione allo splatter metafisico’ è da ricercare (e spiegare) solo via body-count degno di fame allegorica; 4. l’annidamento del mostruoso è tanto profondo quanto parodistico, purché agli attimi horror corrispondano altrettanti attimi comici, evitando imprevedibili scatti da un genere all’altro.

La formula di certe opere(tte) anni ’80 non è poi così sfuggente, basti pensare alle lezioni sul sesso e sui pericoli dell’AIDS imprescindibili in Vamp (1986): in cattedra l’androgina zebrata Grace Jones. Per non parlare della serie Nightmare, dove un artigliato insegnante d’avanguardia, Freddy Krueger, sbuccia in classe una mela e boccia la vittima del sogno succhiandole l’anima con una pomiciata. Inconsapevolmente, le regole, prima di Scream (anni ’90 e tramonto), erano date, studiate, infrante, discusse fin dagli albori. Controcorrente alle tante lezioncine accademiche e critiche propulsive su “che cosa intendeva Wes Craven quando uccideva i suoi attori”, approda questo strano oggetto militante: Jack Brooks: Monster Slayer. Storia (b-movie) di un neo Bruce Campbell che, da b-ambino, assiste alla mattanza della propria famiglia, mamma e babbo, per fauci di un mostro paludoso. Ritorno al futuro e Jack, da grande, è diventato un idraulico. Ma, accidentalmente, risveglia un’entità in continuo sviluppo che, come accadeva a Vincent D’Onofrio in Men in Black, prende possesso di un corpo (quello slapstick di Robert Englund, professore emerito).  Quanto, dunque, è esercizio critico stilare un’orda di regole (spezzate o imposte) e accorgersi che, in  definitiva, il film di Jon Knautz (e tutte le sue componenti), alle regole rinvia giusto il suo sapore di revival? Di qui (cioè dall’inutilità) il valore aggiunto di un horror scanzonato che della luccicanza pelvica tenuta sott’ombra, del genio spinato di Englund, evita accuratamente ogni spaccato di riflessione metacinematografica, deride il concetto di “omaggio” e, proprio tracciando un Vangelo del gore – un Vangelo classico – ghettizza e viviseziona i protettini di Hollywood, l’horror “di moda”, insieme alle schiere di fan di Hostel, Saw – L’Enigmista, ma anche di stracult firmati Sam Raimi e Peter Jackson.

Nella sua accorta non-volontà di fare passi indietro, di rimandare altrove, di produrre senso, la forza di Jack Brooks, seppur contaminata da timide defiances, è ad ogni modo accecante. Dai poster action, testostoronici e tentacolari che, all’anteprima newyorchese, hanno piazzato in fila centinaia di Brookstreet Pictures-adepti, alle reazioni d’acclamo e stupore pervenute durante la proiezione del film canadese all’ultimo Slamdance Film Festival. Jack Brooks è passato al rango di cult con soli sei giorni di visioni-test a Manhattan e immediato approdo sugli scaffali in dvd. Di lì a poco, complici il passaparola e la società di noleggio Netflix, i tre fortunati membri di Bookstreet (il regista e sceneggiatore Jon Knautz, l’ideatore Patrick White, qui anche in veste di produttore, e Trevor Matthews, attore protagonista che, co-scrivendo la storia, ho plasmato il personaggio a sua immagine e somiglianza) hanno ereditato la fama dei capolavori con cui sono maturati. Per Matthews, Braveheart e Il Gladiatore, per White Guerre Stellari, per Knautz Nightmare – Dal profondo della notte e, in particolare, i film noir e di spionaggio in voga negli anni ’40. Pellicole attuali o immortali per artisti giovanissimi: Matthews ha appena 25 anni; Knautz, 28; White, 31. Avvincente la genesi del film: Knautz e White hanno frequentato insieme la Vancouver Film School – raccontano al magazine specializzato Fangoria (n. 276, settembre 2008) – lavorando per un cortometraggio tutto suspense e thrilling chiamato Apt. 310. Più tardi Knautz e Matthews hanno girato Teen Massacre in appena sette giorni, e dopo l’esperienza di The Other Celia (settembre 2004), la squadra si è formata. Incantati i festival internazionali con Still Life (2005), che lo stesso Englund definisce un “episodio perduto di Twilight Zone”, di birra in birra, il trio, seduto a tavolino in un cottage, ha optato per un monster movie vecchio stile, con l’aiuto dello scrittore John Ainslie, trasportato ad Ottawa per tutta la pre-produzione. Nella lista di candidati per interpretare il Dr. Crowley, c’erano Bruce Campbell (La Casa) e Jeff Coldblum (La Mosca). Robert Englund, dopo Nightmare, non aveva più intenzione di girare un nuovo slasher, ma il suo agente lo ha convinto a guardare Still Life e a trattare il copione di Jack Brooks come una commedia. I 44 giorni di riprese ad Ottawa hanno portato la troupe a trasformare le foreste canadesi in una sorta di giungla africana con più di 200 piante tropicali disposte in terra. Gli effetti speciali sono stati curati da David Scott (Form & Dynamics, Toronto), per un budget complessivo di 2,5 milioni di dollari. Un felice horror low budget senza regole e presunzione, che ha costretto persino l’icona di cui si ciba a sovvertire il criterio di lettura dello script.