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losangelista

Mondiali liberati

Los Angeles ore 4:30: alzataccia coreana con maxischermo

Inutile mettere la sveglia oggi a Koretaown, ci penseranno anche stavolta i vicini della palazzina accanto che gia’ al primo turno dei sudcoreani hanno seguito la  partita alle 4:30 locali con televisori a massimo volume posti accanto elle finestre aperte, sfogando poi all’alba l’entusiasmo della vittoria su dei tradizonali tamburi chyango. Al di la dell’inconveniente dell’orario antemeridiano delle dirette, mi capita di   apprezzare  ancora una volta i vantaggi psichici  di seguire un mondiale da campo neutro. E’ vero gli Stati Uniti  hanno una squadra “vera” ma il soccer come e’ noto rimane la cenerentola degli sport americani e per questo fortunatamente immune dal rigurgito patriottico che investe invece ad esempio i giochi olimpici, unico vero appunatmento internazinonale di un  calendario sportivo principalmente autarchico. Si, insomma, malgrado gli sforzi promozionali delle corporation, l’interesse crescente della gente, la migliore alfabetizzazione dei media – e il tentativo di inquadrare lo scontro con gli inglesi come storica rivalita’ per aumentare gli ascolti – gli Americani  partecipano da comprimari ai mondiali. Se padroni di casa ci sono in questa citta’  sono naturalmente i Messicani il cui tifo – come il loro patriotismo – e’ assai passionale ma grazie al cielo poco sciovinista. Eppoi ci sono gli altri; tutti gli altri. Non manca nessuno: ogni nazionalita’ latinoamericana, asiatica, africana, oceanica ed eurpoea che compongono l’impalcatura multietnica della itta’ e che trova per un mese ogni quattro anni un linguaggio comune in gran parte indecifrabile dai padroni di casa, come il codice segreto di adolescenti chel afanno in baraba ai genitori. E il calcio scandito dalle telecronache magistrali in spagnolo e portoghese –poesia e filosofia del pallone accanto ai nostrani stracciamenti di vesti – ridiventa forza unificante di solidarieta’ e allegria, incontro ecumenico fra diversi invece che enfatico rito di nazionalismo strapaesano che riesce a renderlo cosi’ insopportabile.