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Quinto Stato

«Mondazzoli», primi licenziamenti nelle redazioni dei periodici

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Editoria & Capitalismo. Mondadori licenzia 23 grafici editoriali su 26 delle 13 testate di Focus pochi giorni dopo la fusione con Rizzoli Libri. L’Ad Rcs Pietro Scott Jovane lascerà l’incarico il 15 ottobre con 750 mila euro lordi di buonuscita
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Passaggio di consegne in Rcs mediagroup dopo la fusione con Mondadori. Ieri l’amministratore delegato del gruppo Pietro Scott Jovane ha confermato che lascerà l’incarico il 15 ottobre con 750 mila euro lordi di buonuscita. Nello stesso giorno, in un’altra zona del futuro impero «Mondazzoli» 23 persone (segretarie, impiegati, addetti al marketing e alla produzione) che lavorano nelle 13 testate dei periodici Focus (da Focus a Geo o Nostrofiglio.it) saranno licenziate da Mondadori. La decisione, inattesa, è arrivata due mesi dopo l’acquisizione dell’intera quota societaria detenuta dal colosso tedesco Bertelsmann da parte di Mondadori.

A pochi giorni dalla fusione con Rcs Libri costato a Mondadori 128 milioni di euro, è la prima «razionalizzazione» aziendale che potrebbe annunciare altre, dopo l’eventuale parere favorevole dell’Antitrust e la creazione della nuova società. «I rischi per i lavoratori ci sono. È oggettivo» aveva detto il segretario di Slc-Cgil Milano Francesco Aufieri all’indomani della nascita del «Mondazzoli». Quello che sta accadendo alla Gruner+Jahr/Mondadori S.p.A. sembra incarnare questo vaticinio. La decisione dell’azienda, sostengono il comitato di redazione e la Rsu delle testate, è stata motivata dalla volontà di assorbire le funzioni – ma non le persone – nella stessa Mondadori, senza ricollocare nessuno. Questo accade in un gruppo dove lavorano oltre 2 mila persone e che nel 2014 ha fatturato oltre un miliardo di euro. Non c’è spazio per il 90% dei grafici editoriali del «mondo Focus» (23 su 26), sopravvissuti a varie ondate di ristrutturazioni. In cinque anni di stato di crisi sessanta persone hanno perso il posto di lavoro. «I giornalisti invitano Mondadori – si legge in una nota sindacale – a un radicale ripensamento del piano, sottolineando che questo smantellamento totale di una parte tanto importante dell’azienda è indice di mancanza di considerazione per i lavoratori ed esprimono preoccupazione per la ferita sociale che ciò comporta».

Lunedì 12 ottobre è previsto un nuovo incontro con i grafici. L’azienda ha proposto un incentivo all’esodo e poi la cassa integrazione a zero ore. In alternativa, il licenziamento. «A noi giornalisti ci sembra veramente ingiusto quello che stanno facendo – afferma Raymond Zreick del Cdr – Stiamo parlando della vita di 23 persone che sono in azienda da tanti anni, siamo cresciuti insieme a loro e l’azienda è cresciuta insieme a loro. I grafici editoriali hanno in corso uno stato di crisi con cassa integrazione firmato a febbraio. Gruner+Jahr/Mondadori, allora era ancora società mista, e ha firmato con il ministero del lavoro. Oggi Mondadori è il proprietario unico. In sette mesi cosa è cambiato? Le prospettive e gli obiettivi. E questo è il risultato. «Se accade con noi perché non dovrebbe accadere per Rcs? Mondadori ha la struttura per farlo». Ai 56 giornalisti è stato detto di «stare sereni». «Per noi è veramente un brutto augurio – sostiene Zreick – in questo momento siamo in contratto di solidarietà».

Nel documento sulla consultazione sindacale avvenuta il 18 settembre scorso emergono i dati della crisi del gruppo all’interno della più generale crisi di vendite e di raccolta pubblicitaria diffusa in tutta l’editoria italiana, Nel bilancio 2015 è stata prevista un ulteriore calo dei ricavi, per la prima volta sotto i 20 milioni di euro. La perdita del fatturato rispetto al 2014 è stimata in 3,6 milioni a causa dell’erosione strutturale sul mercato dei periodici e del crollo della pubblicità. In sette anni i ricavi diffusionali sono passati da 29 milioni nel 2009 a 14,8 stimati nel 2015. In sei anni la pubblicità è passata da quasi 7 a 1,3 milioni di euro.

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Giancarlo Ferretti: “La crisi del libro si risolverà solo con una trasformazione sociale” (intervista sull’Affaire “Mondazzoli”).