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Nuvoletta rossa

Miti, ma anche no (fumetti fumantini)

Parafrasando Roland Barthes e prima di lui Lavoisier, i miti sono come l’energia: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Una legge sempre attualissima anche nel caso dei fumetti, medium ideale per masticare digerire riproporre le icone moderne. Nessuno, per quanto in alto, sfugge alla regola.
"Sempre Libera"- © Bao Publishing/Lorenza Natarella

“Sempre Libera”- © Bao Publishing/Lorenza Natarella

L’Opera e il fumetto, per dire, hanno molto in comune. La teatralità dei gesti. Le ridondanze. I coup de theatre. Addirittura, forse, il destino finale: come l’Opera, il fumetto sta diventando infatti arte morta, un linguaggio maturo nella forma e nel contenuto e sempre più diretto a un pubblico esigente e di nicchia. Data la contiguità fra bel canto e bel narrare, prima o poi doveva capitare che qualcuno frullasse insieme le due cose. Ci ha pensato Lorenza Natarella, illustratrice abruzzese alla sua opera prima sulla scena fumettistica con Sempre libera (Bao, 192 pagine, € 19). Al centro della scena, è proprio il caso di dirlo, Anna Maria Sofia Cecilia Kalogeropoulos alias Maria Callas, straordinaria protagonista della scena lirica e del jet set fra dopoguerra e Anni ’70. Una parabola irripetibile, punteggiata da esibizioni memorabili e lampi di irrequietezza degni di un Flaubert: il matrimonio con Titta Meneghini, i tormentati rapporti familiari, l’amicizia con Elsa Maxwell e Pier Paolo Pasolini, la liaison con Aristotele Onassis… Natarella affronta la sfida con uno storytelling a sua volta sempre libero che sembra rifarsi alla grande lezione di fumettisti/illustratori come Feiffer Nidasio etc. Un tour de force bitonale, schizzato ma controllato come un gorgheggio, per un biopic disegnato all’altezza di Billie Holiday di Muñoz e Sampayo o Electric Requiem di Colombara e Maconi.

NZO

“King-Size Kirby” – © Marvel/Panini Comics

Altri miti. Questo 2017 segna il centenario della nascita di due mostri sacri. C’è il “nostro” Galep, creatore grafico di Tex e giustamente protagonista di un Avventura Magazine in edicola dal 22 settembre con la ristampa dei due storici albi di Occhio Cupo (1947), antico concorrente di Aquila della Notte. E c’è Jack Kirby, icona del fumetto Made in Usa e protagonista di quattro decadi del fantastico a fumetti. Due le ristampe recenti a lui dedicate, per par condicio suddivise fra major concorrenti. Kamandi – l’ultimo ragazzo sulla Terra (RW-Lion Comics, 448 pagine, € 49,95) accoglie nel primo di due corposi omnibus la saga del personaggio creato dal King per la DC comics. King-Size Kirby, di Panini Comics, invece, è un excursus fra personaggi e generi affrontati dal grande Jack durante il suo sodalizio con la Marvel. Un volume lussuoso da oltre 800 pagine e € 108, per una panoramica a 360 gradi tra sci-fi, super-eroi, romance, western, horror, humour e tutti i (non)generi attraversati dal grande Jack. Fra le splendide tavole e i testi magniloquenti, emergono le ambizioni dell’autore, spesso costretto a trovare la quadra fra le scadenze dell’industria e la visionarietà delle proprie invenzioni. Ma accoppiato allo stile unico del King, il gioco delle iperboli funziona, originando una lettura non sempre comoda ma di grande respiro.

Nazivegan Heidi-Alba vegana - © Magic Press/Don Alemanno, Boban Pesov

“Nazivegan Heidi-Alba vegana” – © Magic Press/Don Alemanno, Boban Pesov

Dall’improbabile accoppiata fra i due satiri Don Alemanno e Boban Pesov,  già noti per le delizie viste in Jenus e Il dizionario dei giovani di merda, arriva invece la decostruzione di un mito, la dolce Heidi di Hayao Miyazaki & C. Riveduta e assai scorrettamente corretta in Nazivegan Heidi-Alba Vegana (96 pagine, €12) piccolo caso editoriale del 2017 e sugli scaffali a inizio novembre in quel di Lucca con il secondo volume delle sue avventure. Per gli aficionados del personaggio di Johanna Spyri e del serial animato realizzato dalla futura Nippon Animation nel 1974 nell’ambito della maxiserie sui classici per ragazzi World Masterpiece Theatre, un autentico elettroshock a fumetti: qui l’adorabile ragazzina è ridotta a una svampita, il pastorello Peter a uno zoofilo compulsivo e il mitico Vecchio dell’Alpe a un nostalgico del Terzo reich. Ma dietro la grana non troppo fine di questa rilettura che applica al mondo degli anime giapponesi meccanismi narrativi analoghi a quelli applicati alla Disney dai leggendari Pirati dell’Aria, con gli eroi dell’infanzia ridotti (promossi?) a maschere in un esercizio di satira sociale: e sotto questa prospettiva, il bersaglio può dirsi centrato.