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losangelista

Mission Accomplished 2.0

Il presidente ha annunciato la fine della guerra davanti ad una folla di para’ nella base di Fort Bragg in North Carolina. Un cerimoniale di circostanza; se non ridicolo come la parodia di Bush e la sua  “missione compiuta” sulla tolda della poraterei, almeno altrettanto vacuo. Obama ha evitato la dichiarazione di vittoria, preferendo parlare di “successo” – un tentativo di ritegno,  forse inevitabile nelle circostanze ma  comunque fallimentare di fronte alla realta’: una guerra dichiarata in palese malafede che ha fatto 4400 morti americani e molte decine di migliaia  iracheni, che non verranno mai contati. 9 anni di ostilita’ che ci hanno regalato, le bugie di Colin Powell,  la prostrazione di Tony Blair, le menzogne sulle armi di distruzione di massa, l’invenzione dell’uranio giallo, il fosforo bianco su Falluja, le nefandezze di Halliburton, la sanzione del giornalismo embedded e quella della guerra per contractors, la strage di Haditah, Guantanamo, Abu Ghraib, la torura e  la definitiva perdita’ di autorita’ morale dell’Occidente. In  piu’ lo sfinimento di un opposizione annichilita dal potere che pur di fronte ad una massiccia maggioranza mondiale contraria al conflitto ha fatto quello che ha voluto. La guerra e’ finita, ma per la verita’ era finita gia’ da un pezzo, finita nella mente e nella coscienza del pubblico, sparita dalla TV dove non appare da anni, o almeno cosi’ sembra – una guerra sbiadita nella normalita’ dei soldati che si incrociano in attea di imbarco dopo le licenze negli aeroporti americani. E anche la “cerimonia di chiusura” e’ passata in sordina. Obama che nel 2002 da giovane senatore aveva opposto apertamente la guerra, ieri si e’ ammantato di leaderhip bipartisan da “comandante in capo” elogiando coraggio, sacrificio, patriottismo delle truppe che lo hanno applaudito dichiarando che la geurra adesso e’ “consegnata alla storia”  – destinata a rimanere nei libri come primo grande intervento militare americano oltremare del millennio. Deprimente testimonianza di una concezione politica che quando si tratta di imporre la propria influenza geopolitica non ha scrupoli di sorta.