closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
in the cloud

Milleproroghe, un decreto molto (radio) radicale

La più pazza delle crisi: 90 testate rischiano di chiudere entro tre mesi e per 19 di queste Palazzo Chigi ha sospeso anche i contributi dell’anno scorso. Ma Monti salva la radio di Pannella col mini-fondo per la carta stampata

Un governo più radicale dei radicali. 568 parlamentari di tutti i partiti (il 59.7% del totale) avevano chiesto a Monti di salvare – giustamente – la storica convenzione tra Radio radicale (o meglio, la Centro di produzione spa) per assicurare anche per l’anno prossimo la trasmissione delle dirette parlamentari e dei lavori delle commissioni.

E così, tra le pieghe del decreto milleproroghe, puntuale come le tasse, l’emendamento Pannella o «salva Radio radicale» alla fine è arrivato. Ma nel testo uscito da Palazzo Chigi una manina ignota ha trasferito il finanziamento della radio «Dentro, ma fuori dal Palazzo» dal dicastero delle Comunicazioni (Passera) al fondo per l’editoria di Palazzo Chigi. Sette milioni per un solo anno, il 2012 (a fronte dei 10,2 milioni biennali assicurati finora).

Nota: 3 milioni sono stati stanziati da Giulio Tremonti nella legge di stabilità di novembre (leggi qui). Più questi sette fanno 10 milioni in tutto solo per il 2012. Radio radicale, dunque, è salva. Col 100% dei contributi.

Una cifra modesta ma certa, stabilita per decreto e scontabile in banca, che decurta pesantemente un fondo già falcidiato, ridotto attualmente a 53 milioni di euro per tutte le testate (giornali, settimanali, periodici diocesani, radio-tv). Al fondo editoria, peraltro, la radio di Pannella già attinge in quanto organo di partito per le trasmissioni non in convenzione.

Due vesti, un unico fondo a cui attingere. E’ una condizione assolutamente unica nel già disomogeneo mondo dell’informazione italiana. Com’è noto, neanche i giornali di partito «godono» di simili garanzie statali. Un regalo avvelenato per una testata storica come quella diretta da Paolo Martini.

E la dimostrazione che, se servono, i soldi all’informazione il governo li trova.

Il sindacato dei giornalisti è più che perplesso da una misura inedita in un momento in cui oltre 90 giornali rischiano la chiusura. «Se esiste un problema di recupero di Radio radicale – dice Franco Siddi – non può passare su una legislazione destinata al sostegno della carta stampata già oltremodo mortificata». «Forse – aggiunge Siddi – è il caso di fare una adeguata e soprattutto equilibrata rivisitazione della spesa perché mancano ancora soldi ad esempio per la Rai all’estero con la comunità degli italiani nel mondo ingiustamente punita, considerando che questo è servizio pubblico. Si trovino per Radio radicale vie giuste, come si sono sempre trovate, e non improprie».

La situazione complessiva che quel mini-fondo deve affrontare, com’è noto, è critica. Liberazione (vedi box sotto) rischia di chiudere tra una settimana. E senza interventi del governo né certezze sul futuro entro tre mesi circa 90 testate in cooperativa, di partito e non profit la seguiranno sicuramente.

La matassa – senza una legge di riforma che regoli un sistema massacrato da Tremonti nel 2008 – è ormai tanto ingarbugliata da essere quasi fuori controllo. I problemi non riguardano solo i rimborsi per le spese di quest’anno da erogare nel 2012 (i famosi 53 milioni a cui attingeranno i radicali), ma anche quelli del 2010 che Palazzo Chigi sta pagando in questi giorni.

Per 19 testate, infatti, gli uffici avrebbero bloccato i rimborsi e aperto ulteriori verifiche. Secondo Siddi «i problemi stanno esplodendo in tutta Italia (dal Friuli Venezia Giulia, alla Campania, e alla Puglia, passando per l’Emilia Romagna e la Toscana). Per molte testate l’erogazione non arriverà entro la fine dell’anno come normalmente avveniva».

C’è di tutto: cooperative ma anche i giornali italiani all’estero e della minoranza slovena in Friuli. Secondo la Fnsi, tra gli altri, sarebbero a rischio il Primorski di Trieste, il Corriere di Forlì, il Sannio, il Corriere Canadese, Rinascita, l’Informazione/Il Domani, La Cronaca.

Nella grande maggioranza i rilievi sono solo formali (verifica dei contratti, rispetto totale dei requisiti previsti dal regolamento Bonaiuti, etc.), in altri non sono da escludere ulteriori approfondimenti.

La Fnsi segue tutte queste vertenze facendo gli straordinari anche tra natale e capodanno. Siddi chiede al governo «tempi brevissimi» per gli accertamenti sul 2010 e soprattutto «di far conoscere rapidamente l’ammontare reale delle risorse disponibili per il 2012», così le «imprese in difficoltà potranno almeno fornire idonee rassicurazioni alle banche e avere accesso al credito per le loro attività».

Ieri il sottosegretario Carlo Malinconico ha ricevuto i vertici di Mediacoop. Un appuntamento nel quale il responsabile dell’editoria ha escluso suoi interventi nel milleproroghe e non ha detto nulla sull’emendamento «salva radio radicale». Il governo si è impegnato a fare chiarezza entro gennaio in attesa di una vera legge. A parole l’impegno è assicurato ma non c’è ancora nessuna certezza. Un passo radicale per una testata, non per tutte le altre.

dal manifesto del 24 dicembre 2011