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Milanese salvo per tre voti, il Pdl teme la bomba Sicilia

Prima di prendere il trolley e tornare a casa, gli onorevoli si guardano tra loro come dei sopravvissuti. La camera «salva» dal carcere il deputato Marco Milanese, accusato dai pm napoletani di associazione per delinquere, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio.

La maggioranza tiene nonostante le assenze (tra cui Tremonti e Frattini impegnati negli Usa) ma tra Pdl e Lega non tira aria di rivincita sull’odiata magistratura. Anzi, basta guardare il volto livido e tiratissimo di Berlusconi alla fine del voto: 312 i contrari all’arresto (solo 3 più del quorum) e 306 favorevoli. Sono stati almeno 7 i franchi tiratori della maggioranza che si sono aggiunti ai 299 parlamentari delle opposizioni presenti.

Dato l’anonimato del voto e la libertà di coscienza concessa dall’Udc, è impossibile avere certezze. Ma nella maggioranza tutti i sospetti si appuntano sul gruppo forzasudista del palermitano Miccichè, composto proprio da 7 deputati. Non a caso, è proprio con il sottosegretario al Cipe che Berlusconi si intrattiene a lungo in aula dopo il voto. Lo stesso che nel pomeriggio tuona dal suo blog contro Tremonti che non gli dà 10 milioni di euro per aprire l’aeroporto civile a Comiso. Lo stesso che in questi giorni si agita tanto, visto che in molti comuni siciliani si vota a primavera e il suo grande antagonista Angelino Alfano è appena stato promosso segretario del Pdl.

A differenza che per Alfonso Papa, stavolta il Carroccio ha votato compatto a difesa del braccio destro di Tremonti. Ma i colpi sotto la cintura tra la Lega nord e la futura lega sud sono destinati inevitabilmente ad aumentare. Soprattutto perché mercoledì prossimo la camera dovrà votare la mozione di sfiducia presentata dal Pd contro il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano, palermitano cuffariano ex Udc accusato di corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa.

Antonio Di Pietro, unico big a parlare in aula, denuncia un «voto di scambio, come si fa nelle associazioni criminali, io ti lascio governare e tu non mi mandi in galera», azzarda un parallelo tra questo imbarazzato e burocratico no all’arresto di Milanese con il fragoroso salvataggio di Craxi nel ’93 che portò al seppellimento della Prima Repubblica a colpi di monetine e manette.

Lui, il deputato un tempo tanto arrogante quanto potente, corre a colloquio da Berlusconi. E a caldo in Transatlantico si lascia sfuggire un «Giulio mi ha deluso, oggi non doveva mancare, sono nauseato».

Le accuse contro di lui restano pesantissime e il processo andrà avanti. Si parla di almeno 450mila euro in tangenti, orologi di valore, gioielli, auto di lusso – tra cui una Ferrari Scaglietti e una Bentley – viaggi e soggiorni all’estero, tutti donati in cambio di notizie riservate sulle indagini della Guardia di Finanza e di una nomina nelle società controllate dal ministero dell’Economia.

In particolare, per i pm è accertato «al di fuori di ogni dubbio» che Milanese abbia assicurato la nomina di Guido Marchese a componente del collegio sindacale nelle società a partecipazione pubblica Ansaldo Breda, Oto Melara, Ansaldo Energia, Sogin, Sace, ricevendo «dallo stesso la somma di 100mila euro». E con lo stesso «modus operandi», potrebbe aver imposto la nomina di Carlo Barbieri a consigliere di amministrazione di Federservizi, società controllata dalle Ferrovie dello Stato.

In serata, intervistato da Bruno Vespa, Milanese nega tutte le accuse e difende piuttosto freddamente il ministro e suo ex compagno di casa: «Tremonti era in missione, come Frattini. Non mi sento di muovere critiche. Sono tutti assenti giustificati. Con lui non c’è nessun rapporto strano o opaco».

dal manifesto del 23 settembre 2011