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La rete nel cappio

Microsoft ha comprato Skype

Tra i due litiganti, il terzo gode. È questa la sintesi della notizia dell’acquisto

di Skype da parte di Microsoft. Dopo che per una settimana le voci di corridoio sussurravano di un’asta tra Google e Facebook per il suo acquisto, ieri la notizia che Microsoft si era assicurata l’acquisto di Skype offrendo 8,5 miliardi di dollari. Una cifra alta, ma che non sfigurerebbe in una ipotetica classifica delle acquisizioni di imprese high-tech. Per il momento, una parte di quei soldi servirà a ripianare i debiti (686 milioni di dollari). Per il resto solo le soddisfate dichiarazioni di Steve Ballmer. Il mastino di Redmond, così viene chiamato l’amministratore delegato di Microsoft, sostiene infatti che l’accordo raggiunto lo rende felice, perché la convergenza tra una impresa solida come Microsoft e una dinamica e innovativa come Skype porterà vantaggi per tutti. Ballmer ha poi rassicurato che tutto lo staff di Skype rimarrà al suo posto, garantendo così la continuità nei progetti che Skype sta portando avanti, ma dei quali si sa poco.
Più evidenti sono i vantaggi per Microsoft. In primo luogo la società di Redmond mette le sue mani sui 633 milioni di account, una base di dati che può essere sommata a quella già in possesso di Microsoft, aumentando così la possibilità di acquisire nuovi inserzionisti pubblicitari per il suo motore di ricerca e di instant messanging. Poca cosa, ovviamente rispetto alla potenza di fuoco di Google. Ma il colpo di Microsoft avrà fatto innervosire non poco i dirigenti del motore di ricerca. Skype tornerà utile a Microsoft per altri due aspetti, molto più importanti per la società di Redmond.
Il primo riguarda la telefonia, settore nel quale Microsoft ha messo piedi con un suo smartphone e stabilendo un’alleanza strategica con Nokia per contrastare lo strapotere di Apple (Iphone) e Google (Android). L’acquisizione di Skype costituisce tuttavia un vero e proprio tassello in più. Da ieri, infatti, Microsoft potrà usare la sinergie tra un servizio di telefonia su Internet e un telefono cellulare. Non è dato sapere come la società fondata da Bill Gates si comporterà rispetto al fatto che molti utenti della Rete usano Skype per telefonare gratuitamente. È sicuro, però, che Microsoft praticherà aggressive politiche sulle tariffe. In questo caso, molti possessori di telefoni cellulari potrebbero dirottare le loro scelte verso Microsoft. A soffrirne non saranno solo Google e Apple, ma anche molti altri gestori di telefonia mobile.
Il secondo aspetto viene spesso dimenticato, perché ritenuto una cosa di «ragazzi». Si tratta dei videogiochi, un settore che non ha mai conosciuto crisi e che anzi è in continua espansione. Anche in questo caso Microsoft è presente. La sua consolle Xbox ha molti adepti, ma non ha mai scalfito la supremazia di altre società. Con l’acquisizione di Skype, Xbox può diventare un prodotto allettante, perché consentirebbe non solamente di utilizzare il VoIp (la telefonia via Internet), ma anche di poter essere continuamente connesso alla rete usando proprio Skype. In dote, infatti, la società che ha sede a Lussemburgo porta anche il servizio di telefonia mobile che ha, nel recente passato, entusiasmato non poco gli amanti del cellulare.
L’acquisizione rafforza quindi Microsoft, da tempo ritenuta una imprese che non riusciva ad esprimere il dinamismo necessario per società che stanno in Rete. Ed è facile prevedere che ci saranno delle contromosse da parte dei suoi diretti concorrenti.
Un vecchio adagio dice che «il movimento è tutto». È indubbio che su Internet stia iniziando una serie di grandi manovre. C’è quella del cloud computing, cioè di quell’insieme di programmi e infrastrutture predisposte per impacchettare e personalizzare dati e informazioni. C’è poi il nodo della cosiddetta convergenza tecnologica, cioè di fornire software affinché si possa stare continuamente in Rete, sia con il computer che con il telefono cellulare, magari per accedere alla posta elettronica, per vedere film e per accedere anche al qualche network televisivo.
Questi sono solo alcuni dei settori su cui si stanno concentrando i progetti di colossi come Google, Microsoft, Facebook e la neo arrivata Twitter. Grandi manovre che sono sempre più guardate con sospetto dai cybernauti, che non vogliono certo rinunciare a quel principio di gratuità dell’informazione che ha caratterizzato la Rete. E che guardano sempre più alle imprese high-tech come tanti piccoli fratelli che fanno carta straccia della loro privacy e libertà.

La burrascosa storia di Skype

BenOld

La storia di Skype è strettamente legata a quella burrascosa della new economy che, invece di assicurare ricchezza e prosperità in tutto il mondo, è stata spazzata via da due crisi, quella del 2001 e quella del 2007. Cme molte imprese che operano su Internet, non è riuscita a individuare il modo per fare profitti, nonostante il numero di utenti che hanno un loro profilo abbia superato, nel 2010, la cifra record di 633 milioni di account. In realtà molti di questi sono solo registrati e non lo usano. Infatti il numero di collegamenti attivi sono 124 milioni, di cui solo otto milioni paganti.
Già perché Skype è nato come un servizio di telefonia via Internet – usa lo la tecnologia VoIP, Voice over Internet Protocol – gratuito . Ma questo non ha certo garantito profitti, anzi i bilanci sono stati sempre in ross.
Il software Skype è stato sviluppato da un gruppo di informatici estoni. Ahiti Heinla, Priit Kasesalu, Jaan Tallinn assieme a Niklas e Janus sono nomi noti, perché hanno ideato Kazaa, uno dei primi servizi di filesharing, cioè per la condivisione di musica, video in forma digitale. L’idea alla base di Skype era abbastanza semplice: usare le infrastrutture della Rete per telefonare, usando il computer come apparecchio. Un’idea tanto semplice che, nel 2003, Niklas Zennstrom e Dane Janus Friis riuscirano a farla diventare impresa. Tutti quanti i partecipanti all’avventura era decisi sostenitori della gratuità dei servizi presenti su Internet. Come fare soldi non era chiaro, ma Skype ha continuato a macinare prodotti via via che il numero di utenti al servizio aumentava. Solo tre anni dopo arrivò finalmente il capitale che garantiva la sua esistenza. A farsi avanti è stata eBay, il servizo di vendita on line, che di risorse finanziarie ne aveva. Il suo arrivò, tuttavia, non risolve il problema principale: cioè come fare affari con un una impresa che cominciava ad essere usata in tutto il mondo. eBay propose di diversificare l’offerta. Le telefonate tra utenti Skype rimanevano gratuite, mentre le altre erano a pagamento. Un fallimento, che ha avuto ripercussioni anche nel «gruppo fondatore», che si spaccò e alcuni abbandonarono Skype al suo destino.
La crisi vera e propria però è coincisa però con l’annuncio di eBay di voler cedere le sue azioni. Da allora si sono fatti avanti «capitalisti di ventura» e imprese del calibro di Google, Facebook e Microsoft. Ma tutto è rimasta quasi inalterato, con l’eccezione di un ridimensionamente radicale della presenza di eBay. Ma anche questo non ha risolto i problemi di bilancio, che hanno continuato a peggiorare.
Skype è però diventata un’impresa presente in quasi tutto il mondo, anche se i centri di ricerca e sviluppo sono concentrati a Tallinn e il suo quartiere generale nel Lussemburgo. Ieri l’annuncio dell’acquisto da parte di Microsoft. E con il gran capo di Microsoft, Steve Ballmer, ha inizio tutta un’altra storia.

Articoli apparsi sul manifesto dell’11 maggio 2011