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Nuvoletta rossa

Mi ricordo Lanterne Verdi

È andato maluccio negli States il Green Lantern di Martin Campbell: duecento milioni di dollari di budget più cento di pubblicità secondo i ben informati, contro un centinaio incassati a oggi in tutto il mondo, con poche “prime” ancora in ballo. Una brutta botta per i patiti di comic book movies. Innanzitutto perché il mezzo flop del film proietta un’ombra sulla strategia della Warner, che persa per esaurimento scorte la formidabile macchina da incassi di Harry Potter già sperava di far cassa con i super-eroi della consociata DC Comics. Ma anche perché dopo i fasti dell’ultimo decennio, i characters in calzamaglia sembrano aver cominciato ad allentare la loro presa sul pubblico. Colpa del troppo che stroppia, e di un intreccio che salvo rare eccezioni da Gilgamesh in poi si rivela sempre troppo uguale a se stesso per riuscire a colpire al cuore il pubblico, con buona pace di Propp, Campbell & Co.

E sì che in linea teorica Lanterna Verde avrebbe avuto tutte le carte in regola per bucare lo schermo. Una storia editoriale che parte dagli Anni 40, la cosiddetta Golden Age del fumetto a stelle e strisce. Una dinastia di padri nobili del calibro di Bill Finger, misconosciuto alter ego di Bob Kane nella creazione di Batman, senza dimenticare Julius Schwartz, il leggendario direttore editoriale che durante i sixties fece l’impresa di rilanciare legioni di eroi imbolsiti, o ancora Geoff Johns, autore di alcune fra le riletture più recenti, affascinanti e “cosmiche” del personaggio. E last but not least un corpus letterario piuttosto ricco e sfaccettato, capace di combinare le suggestioni pulp e la fondamentale ingenuità dei vecchi comics con le inquietudini della science fiction ai tempi della guerra fredda e il ribellismo dei seventies, fra tossicodipendenze e rifiuto dell’autorità. Tutte suggestioni che innervano le notevoli miniserie dedicate al personaggio e pubblicate fra edicole e librerie specializzate da Planeta DeAgostini e dal 2012 dalla nuova realtà RW Edizioni. Chicche come Lanterna Verde e Freccia Verde, Lanterna Verde: Rinascita, Lanterna Verde: Sinestro Corps e La notte più profonda.

TM & © Warner Bros. 2011

Sotto la maschera di Green Lantern c’è Hal Jordan. Un pilota collaudatore costretto ai margini dell’establishment da una sorta di sindrome di Peter Pan. Scovato dall’alieno morente Abin Sur, venuto a schiattare sul pianeta Terra dopo un misterioso incidente, il giovanotto riceve in dono un anello verde che gli consente, alla lettera, di realizzare qualunque sogno a occhi aperti. Ma come nella migliore tradizione, un grande potere porta grandi responsabilità: e non appena indossato il monile, il giovinotto si ritrova arruolato automaticamente in un corpo di polizia intergalattico che raddrizza i torti in ogni angolo dell’universo. Con premesse del genere, si poteva puntare a una space opera dai toni epici. Sfortuna ha voluto che gli sceneggiatori Greg Berlanti, Michael Green, Marc Guggenheim e Michael Goldenberg, presi dall’urgenza di sintetizzare la corposa mitologia del personaggio in un film di due ore, abbiano puntato sulla formula trita e ritrita della origin story, strizzando il classico intreccio dell’eroe riluttante che si riscatta in extremis dentro un copione affrettato, sempre in bilico fra grandeur e parodia e gravato dal tono didascalico e dai “buchi” narrativi tipici del genere.

Un regista visionario, forse, sarebbe riuscito a cavarne fuori un bel giocattolone. Il mediocre Martin Campbell e il ricco cast radunato dalla Warner non vanno più in là di una marchetta diligente ma poco appassionata, che riesce a prendere il volo solo in un sottofinale discreto, nelle efficaci scenografie di Grant Major, premio Oscar per Il Signore degli Anelli – Il ritorno del Re e nel creature design di Neville Page, capace di reinterpretare il bestiario alieno della saga con estro e vitalità. Non il peggiore dei popcorn movie possibili, come hanno ingenerosamente decretato critici e blogger d’Oltreoceano. Ma un film già visto mille volte, e non all’altezza di modelli come il Superman di Richard Donner, Il Cavaliere Oscuro o Iron Man. E se il finale aperto fa sperare in un seguito, non è il caso di trattenere il fiato nell’attesa: nonostante le rassicurazioni dei produttori, la luce della Lanterna Verde sembra maledettamente fioca.

  • gianni

    Negli anni cinquanta i dirigenti della DC Comics erano alla spasmodica ricerca di nuovi personaggi, dato che l’interesse del pubblico per Superman e Batman si era parecchio ammosciato. Uno di risultati fu Lanterna Verde, un eroe da saga spaziale che il regista Martin Campbell porta sullo schermo in maniera non troppo convincente. Il pilota collaudatore Hal Jordan viene contattato da un alieno morente il quale gli consegna un anello ed una lanterna che brilla di colore verde. Grazie a questi due oggetti prodigiosi Hal Jordan sarà capace di creare la materia con la forza del pensiero, ed userà i suoi poteri per difendere la Terra da una spaventosa minaccia extraterrestre. Prima però dovrà viaggiare tra le galassie (sic) fino al pianeta dove ha sede il comando del Corpo Intergalattico delle Lanterne Verdi, sorta di poliziotti cosmici che gli insegneranno i rudimenti del mestiere. Abbastanza prevedibile, noioso e ripetitivo nelle scene spaziali, i film si salva e diventa quasi simpatico nei siparietti umoristici tra il protagonista e la sua fidanzata. Peccato che durino poco.