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Nuvoletta rossa

Metti Jac all’Ara Pacis: quadretti di un’esposizione

“Lascia l’ascia, e accetta l’accetta”: una battuta fulminante, graffita su un muro milanese dalle parti di Corso San Gottardo. Roba da copywriter con due cosi così. E ci sarebbe da fare i complimenti all’ignoto writer che l’ha spruzzata dalla sua latta di vernice blu elettrico. Se non fosse che l’ignoto writer, forse inconsapevolmente, forse chissà, citava uno dei grandi vecchi del fumetto italiano, lungamente e largamente bastonato e deriso per la sua direzione ostinata e contraria rispetto ai salotti del cartooning, sedicente “anarchico di centro”, faccia di gomma presa a modello di infiniti pupazzetti con nasi e occhi pallati, tratto raffinatissimo e assolutamente non replicabile. In due parole, Benito Jacovitti da Termoli. Scomparso nel 1997 dopo una vita passata a disegnare – fra i personaggi creati a partire dagli Anni per testate come “Il Vittorioso”, “Il Giorno dei Ragazzi”, “Il Giornalino”, Pippo Pertica e Palla, il cowboy Cocco Bill, Cip il superpoliziotto, la Famiglia Spaccabue, Zorry Kid, Occhio di Pollo e moltissimi altri – il geniale Jac ha segnato come pochi altri la storia del fumetto italiano, realizzando un numero sterminato di strisce e tavole comiche, avventurose, grottesche, nere o imprevedibilmente sexy.

A un estremo, l’indimenticabile Diario Vitt, abbottonato, (solo apparentemente) oratoriale, controparte ideale per tutti gli scolaretti dei turbolenti seventies. Dall’altro, “Il Kamasutra”, che complicò non poco le sue storiche collaborazioni con editori cattolici come la AVE, o gli scazzi con i lettori di “Linus”, su cui montò dietro corte serrata del leggendario Oreste Del Buono nel 1973, e da cui scelse di smontare di corsa, esasperato dai tentativi di censura imposti dalla redazione del magazine alle strip di “Joe Balordo”: a dare scandalo, battutacce come “raglia, raglia, giovine itaglia”, dedicata agli esponenti del movimento studentesco, che inondarono il mensile di lettere inferocite, arrivando a ventilare minacce di morte. “Jac” è stato tanto prolifico da rendere impossibile ogni tentativo di riproposizione organica della sua opera. Non a caso, i libroni antologici editi a suo tempo da Editrice Dardo sono inteovabili, e contesi a peso d’oro dai collezionisti. E al resto tentano faticosamente di provvedere il Club Jacovitti presieduto dalla figlia Silvia e Stampa Alternativa, che da qualche anno si prodiga coraggiosamente per ristampare strisce e vignette del Maestro.

Ma i grandi del fumetto non muoiono mai: lo dimostra l’esposizione “Jacovitti 1939-1997”, inaugurata di fresco presso l’Ara Pacis di Roma (guarda caso, proprio dalle parti di via Tomacelli, vero “luogo della memoria” per tutti i lettori del manifesto) e aperta fino al prossimo 18 febbraio. 300 tavole, per uno straordinario colpo d’occhio sui mondi fantastici creati da uno dei personaggio più geniali che abbiano calcato la scena fumettistica del nostro Paese. Imperdibile.

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