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Quinto Stato

Metti Bella Ciao nella Casa di Carta il 25 aprile

 

La serie spagnola “Casa de Papel” è un’interpretazione efficace dell’economia finanziaria del nostro tempo e offre un’alternativa: il denaro dall’elicottero. 

***

Un’idea aggiornata del 25 aprile, settantré anni dopo la fine della resistenza antifascista in Italia, l’ho trovata nella serie spagnola La Casa de Papel:

Il tizio con gli occhiali è il “Professore”, Sergio Marquina, l’ideatore della più grande rapina del secolo. Il suo compagno è “Berlino”, nome in codice che Andrés de Fonollosa ha scelto per sé prima di coordinare l’assalto alla Fábrica Nacional de Moneda y Timbre, la zecca nazionale spagnola, a Madrid.

Siamo alla fine della prima stagione della serie, in onda prima su Antena 3 e oggi su Netflix. L’abbraccio dei protagonisti che cantano in italiano i versi della canzone simbolo della liberazione dal nazi-fascismo avviene in un flash-back nel mezzo dell’azione più vorticosa. E’ evidente che entrare in una zecca per stampare 2,4 miliardi di euro e farli sparire non è esattamente un invito allo Stato a restare calmo.

Pensavo a questo quando, l’altro ieri, trotterellando in scooter, a piazza San Giovanni a Roma ho visto questo poster enorme.

Lei è Nairobi, nome in codice di Ágata Jiménez, un’altra socia del commando di otto persone che assaltano la zecca. Il mio immaginario è stato sequestrato da Reed Hastings e Marc Randolph, fondatori di Netflix? Ecco, ho pensato, è tutto finito.

Mi sono detto basta. E poi “Bella Ciao” con una rapina non ha nulla a che vedere. Si possono avere tutte le idee del mondo sullo Stato, in questo caso spagnolo, ma pensare che sia governato da nazi-fascisti forse è un po’ troppo. Che roba melensa, appiccicaticcia.

Ma che c’entra?

Che bisogno hanno avuto i personaggi – o meglio il loro autore, Alex Pina – di ricorrere a uno dei canti partigiani per darsi forza prima di fare una rapina?

Sembra un’aggiunta melodrammatica o pseudo-ideologica. Fare l’occhiolino al lato sinistro del pubblico che trova ormai solo in Netflix, in Amazon o su NowTv l’unico immaginario possibile per giustificare il proprio sentimento di “sinistra”. Perché fuori è un disastro. Meglio guardarsi la sinistra sul Pc o in Tv a casa. Tanto ci pensa il capitalismo delle piattaforme a darci il sapore della politica perduta: basta vedere Spartaco o Black Sails su Netflix per avere voglia di rivoluzione.

No, no, no.

L’effetto della pillola-scuola-di-Francoforte – il capitale che colonizza l’immaginario e ti dice cosa desiderare, soprattutto le cose proibite – mi è sceso a sera, finito il caldo primaverile. Potenza, anche immaginativa, del capitalismo di piattaforma. Ma ciò non esclude che l’immaginario sia il nostro. E che il messaggio della Casa di carta non coincida con il mezzo che lo distribuisce. E’ molto più ampio: anche per questo funziona il prodotto.

Ho iniziato a curiosare in rete.

Dopo il 6 aprile, quando è partita su Netflix la seconda stagione della Casa di Carta (la carta è il denaro stampato nella zecca), si sono moltiplicate le citazioni della serie fuori dai cartelloni pagati a peso d’oro.

Qui siamo in Francia, durante uno dei cortei del movimento anti-Macron dei ferrovieri e degli studenti:

 

Su Youtube è avvenuto un hackeraggio. Qualcuno, spiritoso, ha sfidato l’algoritmo di proprietà di Google e al posto del video di “Despacito – visto milioni di volte – ha caricato questa immagine, per qualche minuto:

Questi signori in posa minacciosa, con la maschera di Dalì, indossano la tuta rossa che richiama un’altra rapina, quella raccontata da Spike Lee in Inside Man (Storia di una rapina analoga, e film anti-fascista: lo scopo è sottrarre al caveau qualcosa di unico per il proprietario della banca, e non è il denaro). Sono i protagonisti del “colpo”. Quella in primo piano è una mitragliatrice da guerra: una browning, pesa 14 chili, e – leggo in rete – spara tra i 400 e i 500 colpi al minuto.

Ma questo contagio dell’immaginario non si sta fermando. Simile a quello più celebre prodotto dal film “V per Vendetta”, scritto da Alan Moore, illustrato da David Lloyd, diretto dai fratelli Larry e Andy Wachowski, l’ho ritrovato a Napoli in una protesta studentesca alla Federico II contro l’aumento delle tasse universitarie. L’imitazione è approssimativa, ma è apprezzabile l’intento:

Un po’ troppo per una rapina. Forse c’è qualcos’altro. E in effetti c’è.

La Casa di Carta non è una rapina perché il commando non ruba il denaro a nessuno. Lo va a prendere dove è stampato.

Questa è la chiave non solo per capire la serie, ma soprattutto per capire questa stramba emulazione.

Dice il “Professore”:

«Perché non mi vuoi ascoltare, Raquel? (l’ispettore di polizia, co-protagonista della serie, ndr.) perché sono uno dei cattivi? ti hanno insegnato a distinguere il bene dal male. ma se quello che stiamo facendo noi lo fanno gli altri, ti sembra che sia giusto. nel 2011 la banca centrale europea ha creato dal nulla 171.000 milioni di euro. dal nulla, proprio come stiamo facendo noi, però alla grande. 185.000 nel 2012. 145.000 milioni di euro nel 2013. sai dove sono finiti tutti quei soldi? alle banche. direttamente dalla zecca. ai più ricchi. qualcuno ha detto che la banca centrale europea è una ladra. iniezione di liquidità, l’hanno chiamata. e l’hanno tirata fuori dal nulla, Raquel, dal nulla. sai cos’è questa? [prende una banconota da 50 euro e la strappa] non è niente, Raquel, è carta, lo vedi, è carta. io sto facendo un’iniezione di liquidità. ma non alle banche. la sto facendo qui, nell’economia reale di questo gruppo di disgraziati, perché è quello che siamo, Raquel. Per scappare da tutto questo. tu non vuoi scappare?».

Il denaro dall’elicottero

E’ la più lucida ricostruzione della storia economica degli ultimi tre anni, perlomeno.

In poche parole il “Professore” che ha ideato il piano straordinario (non solo lui, in realtà), riassume la politica monetaria delle banche centrali, il cosiddetto Quantitative easing. Con una variazione significativa: invece di stampare miliardi per gli Stati, le banche e le imprese, con un colpo di mano i “disgraziati” dirottano una piccola porzione nelle proprie tasche. E’ pur sempre una rapina, e questo è un limite dell’intreccio, oppure la sua virtù.

In ogni caso c’era l’intenzione, nel piano del “Professore”, di distribuire il denaro, come strategia diversiva durante la fuga spettacolare. Per tutta la durata della rapina il “gradimento” del pubblico è stato massimo, assicurano i Tg onnipresenti per tutta la durata della serie.

Nella teoria economica questa idea ha un nome: si chiama “helicopter money”. La tesi è stata formulata nel 1969 da Milton Friedman: è il lancio di denaro da un elicottero per far ripartire consumi e investimenti. Per un certo periodo, almeno fino a due anni fa quando La Casa di Carta veniva scritta e girata, è stata considerata un’ipotesi per risollevare la crescita ostaggio della stagnazione secolare che ci ha lasciato la crisi iniziata nel 2007-2008.

Fino a oggi si è tentato di salvare la finanza a mezzo della finanza, senza preoccuparsi delle crescenti diseguaglianze e neppure della reale efficacia sia delle politiche di austerità (“espansiva”) sia di quelle successive che stanno trainando una crescita basata sul lavoro precario e la messa al lavoro dei poveri.

Nel marzo del 2015  un gruppo di economisti con una lettera pubblicata sul Financial Times ha proposto una tesi diversa: l'”helicopter money for the people”. Successivamente il leader laburista Jeremy Corbyn ha parlato di people’s quantitative easing. Gli economisti Marco Bertorello e Christian Marazzi hanno perfezionato l’ipotesi:

[do action=”citazione”]”Un Qe sociale potrebbe dare vita a un ventaglio di offerte di denaro. Dal mutuo per la prima casa senza interessi o per prestiti a tasso zero, fino a fornire direttamente una somma a perdere per i soggetti socialmente più in difficoltà. Tale operazione, considerato l’attuale contesto, non darebbe certo vita a fenomeni di inflazione fuori controllo. Inoltre un Qe sociale potrebbe fornire risorse per un piano di opere per la messa in sicurezza dei territori e delle infrastrutture, un piano che potrebbe essere recuperato attraverso un’imposizione fiscale sul fronte finanziario, cioè il principale beneficiario dei Qe convenzionali.”[/do]

In questa prospettiva, il denaro va a retribuire la ricchezza già prodotta dalle nostre società, ma che non è riconosciuta ai suoi produttori. E’ la stessa tesi dei sostenitori del reddito di base incondizionato, individuale e universale: noi produciamo ricchezza, solo che non ci è riconosciuta. Se Facebook guadagna dai nostri click ad ogni nostro respiro, perché non dovremmo farlo noi che produciamo i dati per Mr. Zuckerberg?

“Per una volta – continuano, più seriamente, gli economisti – si potrebbe provare a infrangere quell’alveo apparentemente intoccabile in cui risiedono i sistemi finanziari, svelandone il loro carattere eminentemente politico. Superandone la pretesa naturalizzazione, per farne oggetto di contesa”.

E’ proprio quello che accade in questa serie. L’idea di stampare moneta viene s-naturalizzata e diventa oggetto di contesa. Certo, non proprio in maniera “convenzionale”, va detto.

La Casa di Carta è una risposta al presidente della Bce Mario Draghi che, un paio di anni fa, definì la tesi dell’Helicopter Money “un’idea molto interessante”, ma discussa in ambito “accademico”. “Non ne abbiamo ancora discusso” disse Draghi in una conferenza stampa del 10 marzo 2016.

Da allora la Bce non l’ha più fatto.

La Casa di Carta sì. In fondo è un modo per affrontare i problemi di un’economia finanziarizzata.

E, allora, cosa c’entra in tutto questo “Bella ciao”? E’ il canto della resistenza. E della liberazione. Certo dall’occupante, dall’invasore, dai fascisti.

Certo, certo.

Ma in realtà questa è una liberazione da un nemico più sottile, invisibile: dall’idea che il denaro abbia un valore e che sia l’equivalente generale di tutte le merci. Di tutta la vita occupata dalla merce, dallo sfruttamento, dalla povertà.

In fondo, dice il Professore, il denaro è carta. “Guarda Raquel, è carta! Non vuoi scappare anche tu?”.

Si, Professore, scappiamo.

Buon 25 aprile.

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