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Rovesci d'Arte

Metropolitan distratto, non si accorge di un Michelangelo…

C’è subbuglio nel mondo dell’arte e gli specialisti del Rinascimento staranno sicuramente passando ore al telefono per confrontarsi e in biblioteca per ripassare bene la storia. Infatti, l’ex capo del dipartimento della pittura europea del Metropolitan, Everett Fahy, ha pubblicato in 65 dense pagine la sua “illuminazione”. La “Testimonianza del San Giovanni Battista”, grande tavola di più di due metri, custodita al Met di New York e attribuita fino a oggi a Francesco Granacci, pittore fiorentino vicino al Buonarroti (fu lui a introdurlo presso il Ghirlandaio), potrebbe essere di Michelangelo stesso. Anzi, Mister Everett ne è certissimo: “Credo che solo un Michelangelo pittore potesse realizzare qualcosa di così meraviglioso”. E propone anche una data: 1506, due anni prima che iniziasse la fatica della Cappella Sistina.

Secondo Fahy, ci sarebbero relazioni strette con i corpi nudi dei disegni che si trovano al Louvre e con le posizioni dei personaggi del famoso Tondo Doni. Se l’intuizione fosse vera, il Metropolitan si troverebbe a possedere un tesoro dal valore inestimabile (lo aveva comprato quarant’anni fa da Sotheby’s a Londra per un'”inezia”, 150mila dollari. il quadro venne esposto in Europa, alla Royal di londra nel 1958, poi è sempre stato in America. Ma come mai un direttore di quella sezione del museo, come Everett Fahy, non si è accorto per tempo di avere un Michelangelo per le mani pur passandoci tutti i giorni davanti? Succede, un po’ di distrazione. Poi, però, ha focalizzato l’interesse sulle rocce della composizione. E si è accesa una lampadina: ma quelle rocce sono uguali al taglio dei marmi di Carrara!
La disputa ha inizio. Tutto è da vedere.