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losangelista

Mele sulla citta’

Il momento piu’ divertente della Wordlwide Developers conference 2010  – a meta’ come al solito fra congresso tecnologico e Woodstsock dei nerds – e’ stato quando Steve Jobs dal palco del cavernoso Moscone Center, ha annunciato ai 5000 sviluppatori di apps che gremivano la sala, una dimostrazione di browsing in tempo reale del suo nuovo telefonino – unico modo secondo  l’alto sacerdote di Cupertino per apprezzare appieno le favolose doti della nuova piattaforma operativa mobile OS4 su cui gira. Presi in mano un  “vecchio” G3 e un iPhone 4 nuovo fiammante, Jobs si e’ collegato al sito del NY Times, ci ha provato cioe’ perche’ il display del primo telefono, proiettato sul maxischermo, si e’ congelato a meta’ scarico mentre sull’altro schermo e’ apparso un fatidico “cannot connect”. Brusio in sala , imbarazzo: “non capisco, qualcosa non va” ha mormorato Jobs tentando di riconnettersi con analoghi risultati. “Ehm, si vede che il network e’ saturo. Peccato pero’, volevo farvi vedere…Beh magari piu’ tardi”. Non posso eressere stato l’unico ad apprezzare questo momento di sublime giustizia cosmica abbattutosi sull’uomo responsabile di avere intasato negli ultimi paio d’anni i circuiti AT&T – concessionario cellulare iPhone – immettendovi milioni di  gadget dall’insaziabile voracita’ di contenuti e larghezza di banda, rendendo miserabile la vita telefonica di milioni di utenti compreso il sottoscritto. E per un paio di minuti il demiurgo del nostro tempo tecnofilo e’ apparso un comune mortale.

il profeta di Cupertino e il suo gregge
  • marco cerioni

    In effetti è pazzesco vedere come si “giochi” con la tecnologia oggi anziché lavorare attivamente per risolvere i nodi cruciali del mondo. L’America ha inventato per prima queste folli tecnologie, ha immattito mezzo mondo, e tutto gliene frega tranne che dei morti che hanno sempre fatto costruendoci sopra la loro fortuna. No, mi ero sbagliato, non cambieranno mai, anzi peggioreranno, è nella loro schifosa natura.