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Rovesci d'Arte

Maxxi, Gerrit Rietveld un designer democratico

 

La sua sedia “Rosso-Blu”, vivacizzata dai tre colori primari, è una delle icone più conosciute della storia dell’arte e del design del XX secolo. Non c’è un visitatore al mondo di una mostra dedicata al De Stjil che non vorrebbe uscire dalla sala con quella sedia al suo seguito per piazzarla nella propria living room. Architetto, artigiano e falegname, progettista di interni e di arredi, ma anche docente, attento allestitore di mostre e anticipatore di molti sviluppi dell’architettura attuale e dell’idea contemporanea di «democratic design»: Gerrit Rietveld (Utrecht 1888 – 1964) è stato tutto questo e altro ancora, una personalità sfaccettata, che si dipana a 360 gradi, cui il Maxxi Architettura ha deciso di dedicare la prima retrospettiva monografica in Italia, visitabile fino al 10 luglio prossimo. Coprodotta dal Maxxi stesso con il Central Museum Utrecht e NAi Rotterdam e realizzata con il sostegno della ambasciata di Olanda a Roma, a cura di Maristella Casciato, Domitilla Dardi e Ida van Zijl, la mostra – attraverso oltre 100 opere di architettura e design per un totale di circa 400 pezzi tra disegni, foto, modelli – ripercorre l’attività del maestro olandese: dai suoi rapporti con gli artisti del gruppo De Stijl e con i protagonisti dell’avanguardia modernista – Le Corbusier, Gropius, Mies van der Rohe, Frank Lloyd Wright – fino agli influssi sull’architettura e il design contemporanei da Alessandro Mendini a Ettore Sottsass a Maarten Baas. Tra le opere in mostra, non mancano «Casa Schroder» a Utrecht del 1924, la sua prima opera di architettura in mattoni e legno, che sembra la trasposizione plastica di un quadro di Mondrian; le sedie «Rosso-Blu» e «Zig-Zag», icone del movimento moderno; il Padiglione olandese alla Biennale di Venezia del 1953-54, esempio di integrazione tra spazio espositivo e opera d’arte. E poi il confronto con il suo tempo e i colleghi, che Rietveld ha sempre mantenuto vitale e continuo. In mostra, per esempio, il disegno della Casa Farnsworth di Mies van der Rohe (Chicago, 1951), dalla collezione del MoMA o quelli delle case al quartiere Weissenhof di Stoccarda di Le Corbusier (1927), dalla Fondation Le Corbusier di Parigi. Infine, il rapporto di Rietveld con il XXI secolo, che irrompe dalle quattordici interviste ai progettisti contemporanei trasmesse in loop nello spazio di mostra (tra cui Gae Aulenti, Andrea Branzi, Vittorio Gregotti, Enzo Mari) e nelle loro opere esposte, come la reinterpretazione della «Zig-Zag» di Alessandro Mendini o la sedia “Smoke” di Maarten Baas, rivisitazione della «Rosso-Blu».