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Mauro Masi e la Fieg, assalto a Google per il diritto d’autore

Guarda chi si rivede a Palazzo Chigi: Mauro Masi, l’ex dg Rai trasferito a peso d’oro alla concessionaria pubblica delle assicurazioni, torna nella sua antica reggia come presidente del «comitato antipirateria multimediale della presidenza del consiglio».

Il «tavolo Masi» – che presto presenterà le sue «proposte concrete» al governo – è solo uno dei missili a 360 gradi con cui Bonaiuti prova a ridisegnare prima dell’addio tutto il sistema dell’informazione. Una serie di «riforme» amministrative elaborate rigorosamente a porte chiuse che, se andranno a segno, rischiano di far arraffare ai soliti noti tutto l’arraffabile.

Trofeo assai ambito è il diritto d’autore. Bonaiuti ieri alla camera ha annunciato un’imminente direttiva della presidenza del consiglio che dovrebbe vietare la pubblicazione on line degli articoli da parte delle amministrazioni pubbliche in assenza di un accordo con gli editori.

Niente rassegne stampa gratis, dunque, sui siti del governo, del parlamento o delle regioni. Non è difficile immaginare che senza obbligo di parità di trattamento le istituzioni per risparmiare cancelleranno anche dal digitale tutti i giornali scomodi o di nicchia.

Dall’alleanza governo-editori battaglia serrata anche contro i motori di ricerca e gli aggregatori tipo Google news. Sull’«indicizzazione» degli articoli, infatti, si ipotizza l’autorizzazione preventiva degli aventi diritto. In mancanza di intesa, la parola passerebbe all’Agcom che potrebbe multare i siti “pirata” e perfino – come prevede il modello francese – oscurarli d’autorità.

A sigillo di questo pericoloso rush finale anche la soluzione delle tariffe postali per le onlus che il solito Tremonti un anno fa ha aumentato del 500% (0,28 euro a lettera). Da novembre, reggetevi forte, Airc e Medici senza frontiere potranno pagare 0,17 euro a spedizione, la stessa cifra degli enti a scopo di lucro! Lo chiamano intervento pubblico ma sembra la repubblica delle banane, dove lo stato fa finta di non vedere e il “mercato” ci vede benissimo.

dal manifesto del 20 ottobre 2011