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Antiviolenza

Marzo femminista a Parigi

Tra un anno, nel 2014, Parigi dovrà scegliere un nuovo sindaco e tra le le possibili candidate ci sono tre donne: la socialista Anne Hidalgo, prima vice del sindaco uscente Bertrand Delanoë, mentre a destra se la giocheranno alle primarie di giugno, Rachida Dati (ex ministra di Sarkozy) e Natalie Kosciusko-Morizet.

Oggi Parigi è ancora in mano al sindaco Bertrand Delanoë che per questa città, a detta degli stessi francesi, si è battuto concretamente per i diritti civili con un certa sensibilità verso le politiche rivolte alle donne. L’asso nella manica del comune parigino è però una donna: Fatima Lalem, vicesindaca di Parigi e assessora alle pari opportunità del comune, che ha esteso l’8 marzo a un intero mese organizzando eventi per la città sulle e per le donne (il cui programma è visibile sotto). Un calendario di eventi, solo quello organizzato dal comune, che fa impallidire se paragonato a quello del comune di Roma che sul suo sito ha ribattezzato l’8 marzo come “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne” – che è invece il 25 novembre – e che tra due giorni farà lo sforzo di illuminare il Colosseo contro lo stupro di guerra “con le immagini della campagna di sensibilizzazione lanciata dal Foreign Office Fermiamo la violenza sessuale nei conflitti”, dato il suo coinvolgimento nel gruppo di lavoro con l’Ambasciata Britannica nella stesura di un documento che verrà riportato al G8 (10-11 aprile), di cui la Gran Bretagna ques’anno ha la presidenza.

Ma torniamo a Parigi che è meglio.

Fatima Lalem, da anni lavora sulle poltiche familiari e si è battuta a 360 gradi per le donne: ha promosso l’apertura di nuovi centri antiviolenza sostenendo campagne di sensibilizzazione e prevenzione contro la violenza; ha lavorato per i consultori e per una corretta informazione su sessualità, contraccezione, aborto e la prevenzione dei rischi sessuali; ha amplificato l’accesso al lavoro per le donne, in particolare per le straniere e giovani madri single; e ha lavorato per la parità di genere nell’educazione dei bambini con il coordinamento di uguaglianza dell’istruzione e della sessualità per i più piccoli. Per lei, la priorità è che i diritti delle donne non siano solo una lotta ipotetica ma una realtà concreta. “Qui in Francia – dice Lalem – finalmente abbiamo un ministero per i Diritti delle donne e la ministra ha avviato un piano a sostegno delle politiche femminili su diversi campi: nel lavoro, nella rappresentanza, nelle professioni, contro le discriminazioni e contro la violenza. Ma il problema sono i soldi, gli investimenti, perché anche la Francia è colpita dalla crisi, e questo rende tutto molto difficile malgrado le intenzioni”. Il ministero dei diritti delle donne, creato da François Mitterand e affidato a Yvette Roudy nell’81-86 e mai più utilizzato, è stata una delle promesse che l’attuale presidente francese, François Hollande, ha fatto all’elettorato femminile che lo ha sostenuto durante la sua elezione, e lo ha affidato alla giovane ministra Najat Vallaud-Belkacem, ex portavoce di Ségolène Royal nel 2007. Ma oggi anche le francesi vogliono contare di più, e per Lalem quello che non si deve smettere di fare è continuare a insistere per avere donne in posti decisionali. Ed è per questo che il mese che questo comune “femminista” dedica alle donne, si apre oggi alle 18, (nei saloni dell’Hôtel de Ville), con una inaugurazione dal titolo “Donne e poteri” che avrà due tavole rotonde: una dedicata alla presenza delle donne nelle isituzioni francesi, e l’altra sulla situazione dei diritti delle donne a livello internazionale con un focus sulla area mediterranea, a cui prenderanno parte personalità e associazioni femministe, e dove si parlerà sotto-rappresentanza delle donne nei processi decisionali nel campo politico, nei media, nella cultura, nelle aziende, nei sindacati, nel mondo. In questo secondo tavolo ho avuto l’onore di essere stata invitata come rappresentante italiana e ho un certo imbarazzo a descrivere la situazione delle italiane perché se da un lato potremmo andare fiere dell’attuale 30,8 per cento di donne in parlamento, con un salto di dieci punti, dall’altro la composozione femminile non sempre promette che e idee e politiche delle donne, siano sostenute adeguatamente dalle donne stesse. In realtà la cosa di cui l’Italia può vantare è una società civile attiva e movimenti fatti da donne che sempre più spesso dimostrano, con il loro lavoro sul territorio, di essere più avanti della politica e delle istituzioni stesse.

 

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