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Quinto Stato

Michel Martone: il verbale del concorso perfetto

Elaborazione grafica dei titoli scientifici di Michel Martone, APRI (Associazione Precari della Ricerca Italiani)

Pubblichiamo il verbale del concorso in cui Michel Martone ha ricevuto l’idoneità a professore ordinario.

Roma, 7 luglio 2003. Michel Martone 29 anni, già professore associato presso l’università di Teramo, futuro viceministro del lavoro e delle politiche sociali del governo Monti, sta leggendo il verbale del concorso dove ottiene l’idoneità a professore ordinario in diritto del lavoro. E’ un record. In Italia di professori ordinari così giovani (di qualsiasi disciplina) si contano sulle dita di una mano.

Conferma Martone in un’intervista:

“Nel 2007, [i giovani ordinari] erano nove su 18mila, lo zero virgola zero cinque per cento. Oggi, osserva Martone, “siamo ancora meno, credo che siamo rimasti in due. La situazione, incredibile a dirsi, è peggiorata”.

La  commissione del concorso è presieduta da Mattia Persiani con il quale Martone si è laureato con 110/110, e una media di 29/30. Questo è il primo elemento utile per  costruire una carriera universitaria di successo: farsi seguire dal relatore di tesi, passo dopo passo, dalla culla (la laurea) perlomeno alla maturità (l’0rdinariato), e molto spesso alla tomba. Ma se questa è di solito la regola in tutto il mondo accademico italiano, tale da non fare più notizia, nel caso di Martone diventa eclatante. Il suo relatore di tesi è anche il presidente della commissione che gli conferisce l’idoneità da ordinario.

Non solo. Francesco Coniglione, ordinario di storia della filosofia a Catania, nel 2009 scrive sul suo blog un ritratto di Martone dove racconta le vicende del concorso del 2003. Martone querela Coniglione, gli chiede 60 mila euro, ma perde la causa. Nella sentenza della prima sezione civile del tribunale di Roma si legge che il post La fulminea carriera del Prof. Martone è improntato a:

“stigmatizzare le cd baronie universitarie, ovverosia la prassi da tempo invalsa nell’ambito dei concorsi a cattedra per l’acquisizione del titolo di docente in cui, secondo logiche predeterminate e non necessariamente meritocratiche, i vincitori risultano i candidati “appoggiati” dai docenti più potenti”

C’è poi un secondo elemento per il concorso perfetto. Dalla relazione finale risulta che su 8 concorrenti al prestigioso incarico presso la facoltà di Economia “Richard M. Goodwin” dell’università di Siena, ben 6 hanno ritirato la domanda. Michel è rimasto da solo insieme ad una valente giuslavorista, Franca Bargongelli, all’epoca 52enne, ricercatrice presso la stessa facoltà dal 1983, passata ad associata nel 2000, all’attivo quaranta pubblicazioni.

Bargongelli, come si legge nella relazione, è nota per avere studiato a lungo il mondo del lavoro femminile, e anche per una serie di collaborazioni con la Fiom. Com’era prevedibile, è lei che vince il concorso (5 voti favorevoli) contro i 4 di Martone (che ha 22 anni di meno).

Il giovane rampollo del magistrato dei Cassazione, Antonio, attuale presidente della commissione per la trasparenza della Pubblica Amministrazione (Civit), riceve l’idoneità. Verrà chiamato in cattedra dal suo ateneo di provenienza, Teramo, dove evidentemente lo aspettava la partita stipendiale da ordinario. Una pratica consolidata nel mondo accademico italiano. La gara è chiusa: di solito, in questi concorsi, almeno prima dello tsunami gelminesco, c’era sempre un vincitore e un idoneo. Due posti in palio. Come in questo caso.

Salvo che alcuni dei commissari, Silvana Sciarra e Franco Liso (due tra i più notevoli giuslavoristi italiani), con le pubblicazioni alla mano, e il curriculum scientifico del candidato, non accettano di far finta di nulla, manifestano disagio e fastidio, e scrivono nei loro giudizi qualcosa che Martone conosce. Ma sa che non influiranno sull’esito della prova. Al resto penserà il bon ton accademico. Cosa che regolarmente avviene.

Dalla sommaria analisi delle due monografie scopriamo che all’epoca del concorso Michel aveva pubblicato, da associato, solo un volume. Ha sottoposto al giudizio della commissione un altro, ma solo in “edizione provvisoria”. Con questa formula si intende che sono state presentate solo le bozze del libro, con un isbn. Nella maggior parte dei concorsi questa pratica non viene vista di buon occhio, e le commissioni escludono il futuribile libro dalla valutazione. Questo non avviene per Martone.

Scrive Silvana Sciarra:

“Lo stile scorrevole rende agevole la lettura [dei libri], ma permane la difficoltà di individuare una chiara ipotesi di lavoro […]. M. Martone dimostra di trattare, con spigliatezza gli argomenti prescenti e di adoperare correttamente il linguaggio giuridico, ma di dovere ulteriormente affinare il ricorso al metodo storico ed interdisciplinare. E’ auspicabile che la già acquisita maturità scientifica si consolidi ulteriormente in futuro in una produzione più diversificata”.

Traduciamo dal galateo accademico: gli studi del giovane Michel, pur nutriti da una girandola di insegnamenti a contratto, sono inadeguati per il prestigioso incarico per cui viene comunque giudicato idoneo.

Anche Marcello Pedrazzoli esprime disagio. Il suo giudizio durissimo restituisce Martone alla statura dei suoi 29 anni, l’età di chi, di solito, consegue un dottorato. Pedrazzoli si sofferma sulla monografia (in copia provvisoria) “Rapporti di lavoro e sistema economico”, volume di “forte ambizione e pretesa” e scrive:

“Tranne che per le parti in cui viene riprodotta la voce di enciclopedia Concertazione […] per il restante deve constatarsi troppa improvvisazione e affrettatezza con approssimazioni nell’utilizzo del riscontro storico e comparativo, e con sovrapposizioni, se non confusioni, nell’amalgamare piani di discorso diversi”.

E si capisce. Martone ha dovuto approntare una pubblicazione in fretta e furia per consegnarla. Non ha avuto tempo di assemblarla meglio, facendo in modo da farla assomigliare ad un libro. Su questi elementi di “discutibilità, da ascrivere per così dire alla sua giovinezza scientifica” si sofferma ancor più duramente Franco Liso, una delle autorità in queste materie in Italia. Il tono è sibillino, e non nasconde il clima di tensione dentro la commissione:

“”Il candidato, che nei suoi lavori fornisce sicura prova di possedere ottime capacità al lavoro scientifico e potenzialità che gli consentiranno di arrecare importanti contributi alla nostra materia, merita di vedere riconosciute le sue indubbie qualità in un’occasione in cui la dichiarazione della sua piena maturità costituisca frutto più di una certificazione che di una aspettativa, per quanto seriamente fondata”.

Il giudizio degli altri commissari, compreso il mentore Persiani, è positivo. “Il candidato è giudicato dalla maggioranza della Commissione maturo per ricoprire il ruolo del presente concorso”.

In questo documento, si avverte l’irreversibile corsa del destino e il grande imbarazzo nel giudicare un candidato che appartiene ad una casta di intoccabili. Quello che non sorprende è il senso della predestinazione, o di ineluttabilità, che pesa in ogni riga faticosamente scritta. Al punto che, come segnalano i ricercatori della Rete 29 aprile, uno dei commissari prende le vesti dell’aruspice. E, su Michel, emette un pronostico scontato:

“Confidiamo nella sicura riuscita di tale auspicio, autorizzato da quanto fin ora il candidato ha mostrato, viene quindi per lo stesso formulato un positivo giudizio, anche prognostico, che lo rende meritevole di essere preso in considerazione ai fini della valutazione comparativa”.

Questo è il destino di Michel Martone, ricercatore di ruolo, e avvocato, a 26 anni; professore associato a 27, professore ordinario a 29, consulente della Civit presieduta da suo padre per 40 mila euro, viceministro a 38.

Si accettano pronostici sul suo futuro.

***

Il 27 gennaio 2012 l’avvocato Antonio Martone ha inviato una precisazione che volentieri pubblichiamo su questo blog e sul quotidiano “Il Manifesto” in data 28 gennaio 2012:

“Gentile Direttore, sul sito blog.ilmanifesto.it/quintostato, in calce alla pubblicazione del “verbale del concorso in cui Michel Martone ha ricevuto l’idoneità a professore ordinario”, curata da Roberto Ciccarelli, si afferma testualmente che sarebbe stato “consulente della Civit presieduta da suo padre” (cioè dal sottoscritto), “per 40 mila euro”. Tale affermazione, che si risolve nell’attribuzione alla mia persona di un comportamente illecito, è falsa. Mio figlio non ha ricevuto alcun incarico dalla Commissione da me presieduta ed è venuto a trovarmi presso la sede della medesima una decina di volte nell’arco di due anni. Le chiedo, pertanto, di pubblicare questa mia precisazione”.

***

Volentieri pubblichiamo questa precisazione da parte dell’avvocato Antonio Martone sulla differenza temporale tra la sua nomina alla presidenza della Commissione per la Valutazione, l’Integrità e la Trasparenza delle Amministrazioni Pubbliche (Civit) e la stipula del contratto della consulenza al figlio Michel Martone, avvenuta nel giugno 2009, prima dunque della sua nomina alla presidenza il 15 dicembre 2009, come testimoniato dalla risposta scritta del 15 dicembre 2010 da Renato Brunetta, allora ministro per la Funzione Pubblica, all’interrogazione parlamentare n° 4-04178 presentata dai Senatori Pietro Ichino, Luigi Zanda e Enrico Morando il 26 novembre 2010, in cui si chiedeva, tra l’altro, se «il ministro non [ritenesse] gravemente inopportuna  la stipulazione da parte del suo Dicastero di un contratto di questo genere con un parente stretto del presidente». Tutto il materiale è consultabile sul sito del senatore Pd Pietro Ichino. (R.C.)

  • http://www.alfieredelweb.wordpress.com Alf

    Screditare un giovane viceministro per una parola sbagliata è ancora più ridicolo e non merita commenti. io so solo che Martone prima del suo incarico istituzionale ha insegnato, coinvolto e fatto innamorare della materia giuslavoristica moti studenti e ha dedicato tempo a loro e speso utili consigli. Avrà sbagliato un termine ma il messaggio è chiaro: impegno. C’era bisogno di una bella scossa. E i giovani italiani che sono intelligenti capiranno e interpreteranno bene il messaggio. Come quando sei piccolo e non vuole lavarti i denti, a volte una strigliata può servire.

  • x Alf

    Alf, ma almeno il post l’hai letto?

    Ma davvero basta dare utili consigli per diventare viceministro?

  • evviva!

    quanti martone ci sono in italia? e nelle facoltà di giurisprudenza in particolare…(una lettura e critica di molti verbali di concorso non sarebbe oziosa, come viene qui dimostrato)

  • http://rospeinfrantumi.blogspot.com rospe in frantumi

    gentile @Alf,
    pur non condividendo il senso generale della sua replica all’articolo (il bene non giustifica il male, o meglio, gli errori non sono compensati dai meriti), ritengo che l’articolo in questione non si possa ritenere in modo semplicistico un attacco alla rispettabilità del sig. Martone. L’articolo più che screditare o esprimere giudizi, “riporta” argomentazioni e dati che potrebbero essere tendenziosi, che sicuramente sono montati in quadro che non lascia dubbi (non positivo), ma quello che emerge non è un teorema anti-Martone, bensì la riconferma di un cliché che vede spesso l’Università italiana colpevole di una certa opacità etica (e deontologica) che non ci sembra necessiti di una difesa d’ufficio e ovviamente neanche di una condanna preventiva.
    Resta il fatto evidente che la carriera accademica del giovane Martone coincide con una prassi che riteniamo odiosa in astratto, ma nel caso specifico può essere semplicemente frutto di una lunga serie di fortunate coincidenze… Ovvero il coincidere di merito e oggettivi vantaggi dovuti a condizioni ambientali (e familiari) decisamente più che favorevoli.

    Da chi si trovasse a poter vantare un curriculum simile mi aspetterei maggiore umiltà e senso dell’opportunità… ma questo è un giudizio personale.

    cordiali saluti
    rospe

  • Luca

    Allora fatemi capire, un raccomandato non ha diritto a cambiare questo paese, non può promuovere nessuna riforma per il bene di noi giovani, ne dire cose che in qualsiasi altro paese del mondo sono ritenute ovvie (per esempio ecco l’articolo di oggi del telegraph http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/italy/9038146/Italian-minister-under-fire-for-saying-students-who-drag-out-degrees-are-losers.html)

    Qui, come hanno scritto Serra e Mellone, non proprio due a caso, si sta montando un caso perché il viceministro ha voluto sfatare uno di quei tabù che regge dagli anni 60: che il lavoro intellettuale, garantito dalla famosa laurea, dia più frutti e rechi più felicità di quello manuale.

    Un discorso provinciale, figlio di quella voglia di rivalsa sociale che ha portato tante persone a sbagliare strada solo per inseguire il pezzo di carta, e tanti altri a non dare sfogo alle proprie passioni manuali per colpa di preconcetti bigotti e classisti.

    Concludo citando Michele Serra, dalla sua rubrica “l’amaca” di ieri:

    “Nella tradizione classista del nostro Paese, le scuole professionali e i lavori manuali sono considerati da sempre lo sbocco naturale dei figli dei poveri; la laurea, il dovuto approdo dei figli dei ricchi. E dunque, quel politico che faccia l´elogio delle scuole professionali rischia di passare per un reazionario che non vuole aprire a tutti le porte dell´università… … Il disprezzo per il lavoro manuale in quanto tale, e per scuole professionali a volte ben più brillanti e funzionali di certi deprimenti atenei, è uno dei veri grandi problemi dei nostri figli. Convinti, anche per colpa nostra, che un dottorato a prescindere valga un´autorevolezza sociale che solo il lavoro (anche manuale) è invece in grado di dare. Una società di piccolo-borghesi frustrati non è affatto migliore di una società di artigiani e operai realizzati.”

  • Claudia

    E se lo sfigato fosse Martone?

    Con quella faccia un po ’ così, da Antonio Gramsci venuto molto meno bene del presunto originale, e quel nome un po ’ cosà, da fantasista solo all’anagrafe, Michel Martone ha rivelato che quelli che si laureano dopo i 28 anni sono “sfigati”. Le polemiche alimentate dai soliti libertari, notoriamente accidiosi, risultano capziose: il problema esiste. Gli sfigati, si sa, sono un freno al volano dell’economia. Già, ma chi sono oggi gli sfigati? I bamboccioni, i sognatori, i lavativi? A ben pensarci, lo sfigato contemporaneo è forse l’uomo che ripete di essersi fatto da sé (e chissà con quali materiali). È l’arrivista che brucia le tappe (e non manca di ricordartelo). È il moralista improbabile irricevibile, il figlio di papà che tutto ha avuto (a partire dalle spinte). Peccando di irriverenza, oseremmo affermare che lo sfigato è l’uomo abbonato all’inchino, reale e metaforico. È l’enfant prodige senza prodige (e non più enfant). Il carrierista che ha confuso l’etica del lavoro con la depravazione consumistica. Il piccolo borghese che, di fronte alla “stagione dell’irriverenza” come la chiamava perfidamente Pasolini, replica col pragmatismo piccato del self made man. È l’eterno giovane che veste bene (o così crede). Che non legge, e non va al cinema, e non ascolta musica: perché non serve. Che mangia in fretta, purché però in ristoranti à la page. Che ha un’idea fieramente realistica di meritocrazia, secondo cui contano i titoli (le lauree, le cattedre cool) e non l’estro, impalpabile per antonomasia. Verrebbe da dire che il vero sfigato è quello che ha paura di Oblomov, del Drugo e del Grande Lebowski. Che teme l’epicureismo, il piacere e Orazio. Che, quando fa l’amore, controlla l’orologio (e forse altro). Che non si ferma mai, per non dare allo specchio il tempo di rifletterlo. Che vive trafelato, correndo sempre e non accorgendosi d’esser vittima dell’immobilismo più ottundente. È colui che, dopo aver proferito una sciocchezza, afferma che “se tutti si sono arrabbiati allora ho toccato un nervo scoperto” (secondo tale sillogismo, se un tizio dà un calcio negli stinchi a un altro, e l’altro si arrabbia, il primo ha ragione perché “ha toccato un nervo – o stinco scoperto”). È il carrierista che ha in tasca il barometro del potere, che sgomita in soccorso del vincitore, che non si schiera se non quando è ben conscio di vantare posizioni dominanti. È l’uomo interamente proteso ad arrampicarsi, sebbene – parafrasando Moravia – la sua vetta si riveli spesso pianura. C’è però un rischio, in questa breve e certo faziosa fenomenologia dello sfigato postmoderno. Che, beninteso non volendo, essa abbia finito col coincidere con l’identikit del viceministro. Figurarsi: mai potremmo pensare che, in una simile congiuntura di crisi e sobrietà, il vero sfigato sia proprio lui. Anche perché, qualora lo affermassimo, significherebbe che, condannando gli sfigati, Martone ha fatto autocritica. E onestamente non sembra il tipo.

    Andrea Scanzi

    Stupendo !

  • Antonio

    Il fatto e’ avere un ordinario giovanissimo (ottima cosa di per se’!) che sentenzia e giudica gli altri (pessima cosa di per se’) dall’alto della sua posizione, acquisita SENZA meriti: nessuna pubblicazione quando e’ diventato ricercatore; nessuna pubblicazione quando e’ diventato associato.

    E chi, ogni giorno invece combatte per far valere le proprie pubblicazioni e titoli in concorsi, come quelli di Martone, dove alla fine vince “il protetto”, il candidato del presidente, l’interno.
    E dove NONOSTANTE sentenze di annullamento del TAR, il ‘vincitore’ continua a percepire lo stipendio e a partecipare ai lavori dell’Universita’ e i commissari continuano a sedere in commissioni di concorsi.

    Si leggano gli incredibili casi su http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=1539

  • bouffierel

    @alf. Bene, il prof. Martone avrà fatto innamorare della materia tanti studenti, e dato ottimi consigli. Torni a fare il docente, tanto dalla cattedra nessuno lo smuove.
    Ci faccia però il piacere di dimettersi da viceministro. Uno che parla così, e con questo curriculum, non deve avere incarichi di governo del Paes. Vada a lavorare all’università, sembra che a livello di didattica ci sappia fare. Con i tagli di tremonti e gelmini, poi, anche i giovani baroni avranno il loro da fare. E se continuerà a fare ricerca, potrebbe – ma è una prognosi – scrivere anche qualcosa di interessante.

  • Ventresca

    Un tizio ha il cesso tappato e chiama l’idraulico,

    Arriva l’idraulico ed in 5 minuti stura il cesso,

    “grazie mille! Quanto le devo?”

    “co la chiamata e la fattura fanno 150 euri…”

    “mii! Io faccio io cardiologo, e 150 euro per 5 minuti di lavoro non li guadagno mica!”

    “ce credo, quando facevo er cardiologo non li guadagnavo manco io…”

    Forse Martone ha ragione?

    Uno sfigato laureato a 29 anni, felice ed orgoglioso dei risultati raggiunti tra molti ostacoli e poche risorse.

  • tommaso

    Per Alf. Guarda che per passare l’esame del Professor Martone non hai bisogno di arrivare a tutto questo, basta che studi un po’: non è poi così severo!

  • http://maschileindividuale.wordpress.com/ main

    che vi aspettate da uno che sta simpatico a sacconi!
    fossi uno studente eviterei con cura il suo corso e forse anche la sua università.

  • Enrico Marsili

    Insegno in un`universita`all`estero. Arriva troppa gente che dobbiamo sfoltire, per non generare orde di laureati senza senso. Molti degli sfoltiti avrebbero dovuto prendere da subito la via dell`istituto tecnico, invece di sprecare tempo all`universita`. Basta un po`di autovalutazione, e di comprensione del proprio desiderio. Invece oggi vedo studenti che non hanno mai neanche pensato ad un lavoro nel mercato, ma solo all`insegnamento universitario o scolastico. E`davvero un peccato.
    Per questo motivo, anche se non mi piace Martone, penso che abbia ragione su tutta la linea.

  • ma guarda
  • http://furiacervelli.blogspot.com/ Roberto

    “Il giornalista deve sempre rispettare il principio della massima trasparenza delle fonti d’informazione, indicandole ai lettori o agli spettatori con la massima precisione possibile. L’obbligo alla citazione della fonte vale anche quando si usino materiali delle agenzie o di altri mezzi d’informazione, a meno che la notizia non venga corretta o ampliata con mezzi propri, o non se ne modifichi il senso e il contenuto”. (dalla “Carta dei doveri del giornalista”)

  • Paola

    I trolls mandati a commentare questo articolo sono perfettamente in stile con la vicenda penosa.

  • Bonkejenke

    Alf, se voleva che i ragazzi si impegnassero bastava dirlo senza arroganza.
    Ad ogni modo l’ha fatto per alzare le sue quotazioni come politico e noi ci arrabbiamo pure…
    Sappiamo che si parla di chi la spara più grossa.

  • Red

    Io ho fatto l’istituto tecnico e sto lavorando da circa 15 grazie a quel che ho appreso. Ciò non toglie che per me è stato positivo riprendere l’università anche ad età avanzata!! Considerando poi che quando avevo 28 anni neanche c’erano alcune facoltà… Il tema della formazione continua sembra scomparire, mentre dovrebbe essere centrale al giorno d’oggi. E’ bene laurarsi presto, ma lo è altrettanto quando si vuol crescere professionalmente e culturalmente. Comunque sia ha fatto bene a specificare, ma quasi nessuno arriva a 28 grattandosi, anzi! La parola “sfigati” è di una banalità bullesca sconcertante! Che poi si rivolge contro chi la usa!!! Aggiungo che la mia ex ha superato gli attacchi di panico e ripreso a dare esami a 29 anni! Per me una persona come lei invece che essere offesa meriterebbe grande considerazione e la forza di volontà, la tenacia, la passione e la preparazione di persone così sono una risorsa per il mondo del lavoro ed il paese!

  • Murmillus

    I concorsi in Italia sono tutti cosi’. Truccati con candidati gia’ dichiarati dietro lequinte. Ci vorrebbe una rivoluzione luterana e mandare a fare in culo la chiesa cattolica, responsabile del carattere vile e subordinato degli italiani.

  • giacomo

    L’articolo non deve essere interpretato come una risposta alle parole, seppur inopportune del Martone, ma ciò che rileva in maniera chiara, così come nei casi Fonero/De Aglio, Monti, è che vi sono persone che, a prescindere dai meriti personali, hanno una carriera fulminea a) in un paese dove regna la gerontocrazia; b) con un cursus honorum artefatto; c) in un ambito universitario italiano al collasso (basta guardare il livello della ricerca scientifica in Italia, tra gli ultimi in Europa, per evidenti motivi); d) in un Paese dove i veri meritevoli non trovano spazio e sono costretti ad emigrare. Chi vuol intendere intenda.