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Maroni va ko e la Lega attacca l’Europa

«Basta Europa». Un Roberto Maroni completamente isolato va al muro contro muro con la Francia e si scontra con la Germania. Calderoli avverte La Russa e il Pdl: «E’ obbligatorio il ritiro dal Libano, avviamo un blocco navale assoluto nelle nostre acque» Cade nel vuoto l’invito europeista di Napolitano

L’esito del vertice in Lussemburgo di ieri era scontato: l’Europa «per il momento» non concederà alcuna protezione umanitaria comune alle persone in fuga dalla Tunisia. Ne era consapevole da giorni anche Roberto Maroni. Ma al consiglio dei ministri dell’Interno dei 27 accade qualcosa in più. Dopo la Francia, Maroni entra in rotta di collisione anche con il suo omologo tedesco.

E’ un fallimento che Maroni prova a mascherare addossando ad altri responsabilità proprie di ogni governo nazionale. La questione immigrazione insomma da un lato svela l’ipocrisia e l’inconsistenza dell’Europa (sempre più una pura somma di stati), dall’altro proietta su maxi schermo l’approssimazione con cui l’Italia ha giocato politicamente e giocherà ancora la questione immigrazione dentro e fuori i propri confini.

Lo sfogo «autarchico» con cui il ministro leghista commenta l’esito del vertice è qualcosa di più di un semplice rammarico politico. E’ una linea – afferma una nota del Viminale – «condivisa» da Berlusconi e che strizza l’occhio a Tremonti (vedi l’accenno all’Europa che «salva le banche») e mira soprattutto all’elettorato leghista. Berlusconi a Lampedusa l’aveva già detto sabato scorso: «O l’Europa è qualcosa di vero e di concreto, oppure non è. E allora meglio ritornare a dividerci e ciascuno a inseguire le proprie paure e i propri egoismi».

E’ un sentimento a cui dà voce l’altro ministro leghista – Roberto Calderoli – invocando un «blocco navale assoluto a difesa delle nostre acque e dei nostri confini». Per dimostrare che non è la solita boutade , Calderoli insiste per il ritiro delle truppe dal Libano: «Ormai è obbligatorio. Spendere un miliardo e mezzo di euro all’anno per 22 missioni militari appare insostenibile. Qua rischiamo un’invasione, pensiamo a casa nostra prima che diventi la casa d’altri». Con la finanziaria in arrivo, è una posizione che a via XX settembre trova orecchie sensibili e che potrebbe azzoppare ancora un po’ il ministro La Russa, lombardo, coordinatore nazionale del Pdl e ministro della Difesa quanto mai in disgrazia.

Per il Carroccio sarebbero due piccioni con una fava. Tanto più mentre è ancora in alto mare la mappa dei nuovi centri di accoglienza per i profughi in arrivo dalla Libia. La Russa ha messo a disposizione caserme e altre strutture anche nelle regioni del Nord.

La partita finale la tenterà direttamente Berlusconi il 26 aprile nel vertice con Sarkozy. Ma la verità è che Roma ormai è completamente isolata. Lo ha constatato di persona anche Giorgio Napolitano nel suo ultimo incontro con i capi di stato a Budapest. Al Quirinale l’allarme rosso suona da giorni. Napolitano dice a chiare lettere al ministro Frattini che «con l’Europa non si scherza. Il nostro paese deve continuare tenacemente a perseguire una visione comune ed elementi di politica comune anche sul tema dell’immigrazione. Tutto questo – aggiunge il Quirinale – senza nemmeno prendere in considerazione posizioni di ritorsione o dispetto o addirittura ipotesi di separazione».

I capigruppo del Pdl (Gasparri e Cicchitto) si precipitano a gettare acqua sul fuoco («L’adesione all’Ue non è in discussione») ma con la campagna elettorale alle porte la questione è seria. «Maroni troverà sempre qualcuno più a Nord di lui», commenta sarcastico D’Alema. Per le opposizioni la strumentalizzazione dell’emergenza da parte del governo è palese.

I numeri, del resto parlano chiaro: 25mila persone riempiono la curva di una stadio, non dovrebbero mandare in tilt un paese di 60 milioni di abitanti. La piccola e caotica Tunisia, per dire, ne ha accolti più di 228mila, dieci volte di più. A Ras Djadir, al confine con la Libia, ne passano più di 4mila al giorno. A Sallum, in Egitto, dall’inizio della crisi ne sono transitati 128mila.

228.333

TUNISIA BATTE ITALIA 10-0 Dall’inizio della crisi libica sono state ben 228.333 le persone arrivate in Tunisia da Tripoli: dieci volte quelle sbarcate a Lampedusa (dati ufficiali Iom aggiornati al 6 aprile). Di queste, 76mila sono state finora rimpatriate.

La linea europea è che per ora la questione va risolta a Tunisi, dove il presidente della Commissione europea arriverà oggi. Al telefono con Berlusconi, Barroso avrebbe assicurato sostegno alla linea italiana dei rimpatri e dei pattugliamenti rafforzati. La confusione nel governo intanto alimenta voci incontrollate. I permessi semestrali ancora non si vedono. Dopo il no alla circolazione in Europa senza adeguato portafoglio, l’iter si è misteriosamente bloccato. A Firenze comunicano che l’erogazione «è sospesa in attesa di nuove direttive ministeriali».

dal manifesto del 12 aprile 2011