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Mario il temporeggiatore

Monti vede Rehn e aspetta l’ok da Bruxelles. Ma la crisi ormai vola Sorpresa, Germania e Olanda (con la Bce) chiedono al Fmi di finanziare i paesi europei in difficoltà

Il core business di Mario Monti è l’Europa. Un continente in crisi, in cui evitare passi falsi è la priorità. Dopo l’enorme fiducia concessagli, Monti vuole ottenere il via libera di Bruxells su tutto ciò che farà.

Ma il tempo non si ferma e il Professore sa che deve fare in fretta. «Presenteremo le misure quando siamo sicuri, non si possono fare annunci e poi tornare indietro», si difende il ministro dell’Ambiente Claudio Clini. La manovra arriverà in parlamento prima del decisivo vertice europeo del 9 dicembre. Dove l’Italia in qualche caso potrebbe addirittura trovarsi tra i primi della classe, anticipando la creazione di un’authority di vigilanza sui conti pubblici inserendola nella riforma sul pareggio di bilancio che sarà approvata alla camera entro mercoledì.

Audito in parlamento ieri, il commissario agli Affari economici Olli Rehn ha provato ad alleggerire il clima immaginandosi «Don Camillo e Peppone che sostengono il governo Monti».

Ma freddure a parte, il finlandese ha delineato un quadro critico: «l’Europa è in stallo», il Pil dell’eurozona crescerà solo dello 0,5% nel 2012 e la disoccupazione «resterà alta». «Il risanamento dei conti pubblici – ammette Rehn – è ancora più complesso. Ormai il contagio (sic) del debito è arrivato al cuore (core) dell’Europa».

In questo contesto, l’Italia «è un paese troppo vulnerabile al mercato» e dunque deve «crescere di più». Come? Rehn lo dice per titoli: «riforma del mercato del lavoro e della pubblica amministrazione, dismissioni, liberalizzazioni». Un menù antico al quale il commissario al Mercato interno Michel Barnier, audito anche lui dalle camere, ha aggiunto soprattutto il recepimento integrale della direttiva Bolkestein che liberalizza i servizi.

Per ora la commissione è indulgente con l’Italia. Su di noi pendono due multe: una per la mancata ricapitalizzazione delle banche e l’assenza di un tetto ai bonus dei banchieri; l’altra per la «golden share» di Tremonti contro le scalate straniere di società strategiche o partecipate dallo stato.

All’Ecofin di martedì la Commissione presenterà il primo rapporto sull’Italia. Rehn ricorda che i paesi a rischio di sanzioni per il budget 2012 sono già cinque: Cipro, Malta, Ungheria, Polonia e Belgio.

Avverte che dal 13 dicembre cambia musica. Di fatto la Commissione diventerà l’arbitro ultimo delle finanziarie nazionali. Se Barroso e Rehn chiedono di multare i paesi inadempienti, i governi del Consiglio europeo si possono opporre solo a maggioranza qualificata (evento altamente improbabile).

Nella sua audizione Rehn è esplicito: «Il 2003 non si ripeterà più. Userò da subito tutti i miei poteri». Com’è noto, nel 2003 un’intesa tra Francia e Germania (con la benedizione italiana di Tremonti) consentì ai due paesi di sforare il 60% del debito. Stavolta il Belgio (senza governo da oltre 500 giorni) rischia una multa automatica da 700 milioni (lo 0,2% del Pil).

La crisi europea si avvicina all’ingestibilità. Più i debiti sovrani crollano, più crollano le banche che li hanno comprati. Più crollano le banche, meno scorre l’economia. Una spirale perversa che sta contagiando il resto del mondo. A Washington, nella sede del Fondo monetario (Fmi), studiano già i piani di emergenza.

La prima nazione dell’Europa occidentale a chiedere il salvataggio del Fmi potrebbe essere la Spagna. Secondo la stampa madrilena il nuovo governo Rajoy starebbe studiando un fondo salva-banche quasi identico alla legge «Tarp» approvata dal governo Bush nel 2008. Lo stato comprerebbe dalle banche i titoli tossici del mercato immobiliare attraverso una «bad bank» pubblica. Il problema è che questi titoli basura valgono 300 miliardi e Madrid non li ha: potrebbe chiederne un po’ al Fmi.

Il quadro si complica sempre di più. Il «Fondo salva stati» è un morto che cammina: con quasi tutti i paesi europei declassati, il “salvatore” è considerato meno sicuro dei “salvati”, più fragile dei bond tedeschi, troppo piccolo per funzionare davvero, infinanziabile se il «contagio» si radicherà nel cuore dell’Europa. Rehn ha fatto capire che il suo potenziamento (fondo «Esm») potrebbe essere anticipato al 2012.

Ma dalle parti di Francoforte (e non solo) aleggia un’idea diabolica. Germania, Olanda e Finlandia hanno chiesto ieri al Fondo monetario di finanziare i paesi in crisi. Magari attraverso prestiti bilaterali delle banche nazionali (e in futuro della Bce). E’ l’unico modo, forse, per fare in fretta aggirando statuti internazionali vetusti e opinioni pubbliche nordiche sempre più ostili.

Per ora nessuna conferma ma una fonte interpellata dall’Ansa fa notare che quattro giorni fa l’Fmi ha annunciato meccanismi di prestito più flessibili, in particolare verso i paesi con «fondamentali solidi» in difficoltà.

dal manifesto del 26 novembre 2011