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L'urto del pensiero

Maria Elena: la triste “natività” italiota

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di PAOLO ERCOLANI

Maria Elena, alias la Ministra Boschi, vuole bene al papà, al governo e anche all’Italia. La sua è una famiglia di origini contadine (lo era anche quella di Hitler, e allora?!), e tutti coloro che la criticano lo fanno perché sono invidiosi.

INVIDIA

Invidiosi di lei che, a soli 34 anni, si ritrova ad occupare un posto di tale rilievo per evidenti ed esclusivi meriti (ortofrutticoli?) suoi e del Papà banchiere e «persona onesta».

Papà che, solo in seguito a una stagione agricola particolarmente sfortunata, ha distrutto da vicepresidente una banca e dilapidato i risparmi di migliaia di persone. Figlia che, evidentemente ancora non ripresasi del tutto dal tempo delle mele, fa parte di un governo che ha cercato in tutti i modi di salvare la banca del papà (ma non i risparmiatori), malgrado fosse evidente il tracollo dovuto ad abusi e palesi incapacità. «Se ha sbagliato pagherà come tutti», ha dichiarato la Ministra, omettendo di dire che gli sbagli sono stati già accertati e sanzionati, sia cacciandolo dall’incarico di vicepresidente sia comminandogli una multa significativa. Mentre sono ancora tutti da accertare gli sbagli del governo e le infrazioni della legge commesse dai vari soggetti in causa.

Ma per carità, tutti i giornali a parlare di una grande statista, sostanzialmente perché ha recitato a memoria un discorsetto infarcito di banalità, di furbizie volte a suscitare l’emozione e non la comprensione di quanto accaduto, ma soprattutto di non risposte. E dire che manco a Scuola viene considerato un segno di particolare intelligenza, quando uno studente si limita a ripetere la pappina a memoria.

Senza contare l’arroganza puerile di affermare «contiamoci in Parlamento e vediamo chi ha ragione!», come se i numeri di una maggioranza scontata possano restituire una verità che invece fa acqua da tutte le parti.

ACCIDIA

Le origini contadine. Con tutto il rispetto per la nobile categoria, un Paese serio costringerebbe padre e figlia a un deciso ritorno a quelle origini. A loro si dovrebbero aggiungere i grillini, ancora una volta portatori di una raffinata strategia politica degna di una gallina non particolarmente acuta. Con questa stupidaggine populistica (e pericolosa) di un processo da svolgere nella pubblica piazza (che notoriamente pullula di raffinatissimi giuristi), sono riusciti nell’impresa miracolosa di trasformare in martire, eroina e grande statista una ragazzotta di fin troppo buona famiglia.

Del resto, chi non conosce e non sa fare la politica non sorprende che spinga su terreni sconosciuti e inappropriati (quello giuridico, di competenza dei magistrati) le proprie argomentazioni.

Lo credo bene che quel furbacchione di Renzi, attraverso una riforma elettorale studiata appositamente, voglia loro come avversari principali e forse unici alle prossime elezioni politiche, perché se li mangerebbe col sorriso sulle labbra (e le banche nel cuore).

Per la serie: raccomandati e figli di papà al potere da una parte, e dilettanti allo sbaraglio dall’altra. Questa è la triste e attuale fotografia dell’Italia, paese dove è nato il diritto moderno. Ed evidentemente è anche morto.

Questo, soprattutto, è il Paese dove la «rottamazione» ha significato la presunta sostituzione di una classe politica truffaldina e fallimentare con un’altra, i giovani rampanti del renzismo, per buona parte composta da elementi di cui sfugge la preparazione specifica, i meriti che non siano di provenienza famigliare, per non parlare di quell’elemento sparito da troppo tempo che è la preparazione culturale e politica.

La triste e vergognosa vicenda della Banca dell’Etruria, insomma, ha svelato nella sua miseria tutta la «natività» in salsa italiota.

IGNAVIA

Natività da intendersi nel senso che otterrai incarichi in base alla famiglia da cui provieni, alla faccia di quelle competenze e meriti che non sappiamo più neanche pretendere da chicchessia. Natività intesa nel senso di un «asinello» (il Movimento 5 Stelle) che nella sua incapacità e imperizia protegge di fatto il figlio di Dio. E di un bue (il Popolo), in larga parte oberato da problemi di sopravvivenza quotidiana, ma anche rincoglionito da un mainstream mediatico che uccide la capacità critica e produce un’omologazione avvilente.

Quella stessa omologazione che convince seriamente i più di trovarsi di fronte a una grande statista quando si parla di Maria Elena Boschi, mentre a quasi nessuno viene in mente di chiedersi in virtù di quali atti, quali imperdibili pubblicazioni, quali teorie (e azioni) in grado di fornire una svolta epocale per le sorti dell’Italia.

In mezzo c’è il bambinello Matteo, che al momento se la ride, e anche con non poche ragioni, vista la penuria e l’inconsistenza dei politici che a destra, a sinistra, al centro e dove volete voi, dovrebbero rappresentare una possibile alternativa democratica e credibile.

Mentre con grande abilità e strategia, finge di contrapporsi alla Merkel facendo passare il messaggio, neanche tanto subliminale, secondo cui la «colpa» del disastro bancario dipenderebbe esclusivamente dalla miopia e dall’assurdità delle regole comunitarie imposte dalla Germania.

Se questa è la «natività» italiana uscita dal diluvio universale della rottamazione, allora si fa proprio una gran fatica a parlare di un Paese che nasce (o rinasce) sotto una buona stella.

PS: Che poi io non ho capito una cosa. Ma quindi Maria Elena è l’altra nipote di Mubarak?