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Manovra, ipotesi Pdl: più Iva subito

L’ex ministro Martino attacca Alfano: «Non ci sto a una nuova Dc». Mastropasqua (Inps) gela il governo: «Pensioni vanno bene». Il Cavaliere pronto a togliere il contributo per i ricchi con la maxi-Iva al 21% e 11%.

Muro contro muro e avvitamento totale. Dentro la Lega il dibattito non si sposta di una virgola e dentro il Pdl deve ancora iniziare. Tutti vogliono cambiare la manovra «senza padri» (copyright Bersani) ma il dibattito va avanti tanto rumoroso quanto inerte. Per il Carroccio il massacro delle pensioni va bene così com’è: al massimo si può puntare contro l’evasione fiscale, il vero tema caldo sollevato dal discorso di Napolitano a Rimini e su cui si concentrerà oggi il Pd.

Il Carroccio gela le aspettative di Alfano e annuncia che aprirà una trattativa solo per alleviare i tagli ai comuni. Ma nel Pdl l’asticella del confronto è ben più alta. I pochi «frondisti» assicurano che più della metà del partito (dice Lucio Malan) non voterebbe il decreto di agosto a scatola chiusa. Il malessere è alto, i sondaggi in picchiata, correnti sempre più agguerrite reclamano spazio e bombardano il quartier generale.

Il premier resta chiuso ad Arcore, da cui scomunica l’afflato padano espresso dall’«amico Bossi» nei suoi recenti comizi: «Mi dispiace ma non sono d’accordo, l’Italia c’è e ci sarà sempre», detta per iscritto il Cavaliere. Se la patria è salva, l’onore un po’ meno.

In tanti, nel Pdl, invocano interventi strutturali su fisco e pensioni. Ma su quest’ultime è il presidente dell’Inps Mastropasqua a svelare il tasso ideologico di chi vuole nuovi tagli: «Negli ultimi vent’anni sono state fatte riforme importanti e l’Unione europea considera il sistema italiano, insieme a quello svedese, il più sostenibile d’Europa», dice a Rimini. «Il cantiere continuerà» ma è necessaria «attenzione e delicatezza». Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, anche lui a Rimini, concorda: la riforma «è già stata fatta».

Contrariamente alle promesse, oggi Alfano non incontrerà i «frondisti» ma solo il loro sherpa, Guido Crosetto. «Sarà un colloquio prima di tutto tra amici» assicura il sottosegretario alla Difesa, che poi aggiunge: «Voglio capire se davvero possiamo accettare il no della Lega sulle pensioni». L’esito si saprà domani sera, quando il segretario del Pdl riunirà in senato i vertici dei gruppi parlamentari per fare il punto.

Il dissenso dell’ala liberista – numericamente non decisiva – guidata da Antonio Martino non si placa ed è totale. La sua «è un’idea aggiornata della Democrazia Cristiana. Non è quello che serve», afferma l’ex ministro attaccando il neosegretario. Il sentiero è stretto anche perché i parlamentari legati ad Alemanno e Formigoni pretendono modifiche certe almeno sui tagli agli enti locali.

L’unica idea che piace al Cavaliere è cancellare il contributo straordinario sui redditi medio-alti con un aumento dell’Iva al 21% e all’11%. Più tasse per tutti, anche se indirette.

Insomma, dopo appena ventiquattr’ore l’aspro appello alla «verità» e alla «condivisione» lanciato a Rimini da Napolitano pare già archiviato. Il capo dello stato reclamava una «svolta» in nome della crescita e dell’equità ma quel “paradiso” almeno per ora può attendere. Il Colle ha fatto capire ancora una volta che non scioglierà mai la legislatura a cuor leggero. Anzi. L’invito ai tre poli è proprio di unirsi in nome della patria e della complessità dei problemi, come ha già detto con estrema chiarezza in altre occasioni, non ultima il 22 luglio scorso durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale.

Oggi il Pd illustrerà le sue proposte di modifica. «Sarà una terapia d’urto sull’evasione, scomodiamo i grandi patrimoni immobiliari e dobbiamo far dimagrire la pubblica amministrazione. Di certo non possiamo usare le pensioni per chiudere il buco del giorno», sintetizza Bersani prima di una riunione con i senatori.

dal manifesto del 23 agosto 2011