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FranciaEuropa

Mano sempre più dura sull’immigrazione

L’immigrazione è ostaggio della battaglia per l’Eliseo di primavera. Il ministro degli interni, Claude Guéant, ha il compito di convincere l’elettorato del Fronte nazionale a votare per Nicolas Sarkozy al secondo turno. Per portare a casa questa riserva di voti, Guéant ha presentato oggi quelle che ha definito delle “buonissime cifre”: con un tempismo eccezionale, ci sono già i dati del 2011, da cui risulta che le espulsioni (accompagnamento forzato alla frontiera) sono salite a 32.912, superando l’obiettivo di 30mila allontanamenti posto da Sarkozy all’inizio dello scorso anno. E’ il triplo rispetto al 2002. Per il 2012 dovrebbero salire a 35mila. I permessi di soggiorno sono calati del 3,6% (182.500), con un crollo del 26% per quelli di lavoro. Anche la naturalizzazioni, che sono definite la via maestra che “premia” l’integrazione, registrano un ribasso record: meno 30% (da 94.500 nel 2010 a 66mila). Guéant ha anche introdotto un esame di francese abbastanza difficile, obbligando i candidati alla naturalizzazione a seguire corsi, anche privati, per avere il livello richiesto (equivalente, più o meno, a quello degli allievi di Troisième, cioè la fine della scuola media).

In questi giorni è scoppiata una polemica sulle espulsioni di giovani laureati stranieri che hanno un lavoro in Francia come prima esperienza professionale: sospettati di “rubare il lavoro” ai francesi non riescono a farsi rinnovare il permesso di soggiorno. I presidenti delle università e della grandi scuole hanno protestato, sottolinenando l’assurdità per la Francia di finanziare gli studi a giovani stranieri e poi di privarsi del loro sapere per ragioni ideologiche. Guéant, messo sotto pressione, è stato obbligato a promettere una nova circolare, che sarà pubblicata a giorni, per rendere meno rigido il sistema, tanto più che tutte le statistiche dicono che i giovani laureati, dopo una prima esperienza lavorativa in Francia, in maggioranza tornano nel paese di origine, trasformandosi in preziosi “ambasciatori” del made in France e delle relazioni commerciali con Parigi.

Guéant va a caccia sul terreno del Fronte nazionale, ma le sue “buonissime cifre” devono in realtà venire relativizzate. Le espulsioni forzate sono aumentate grazie alla caccia ai Rom, presi di mira e rispediti in Romania, da dove poi tornano essendo cittadini europei che godono del diritto di libera circolazione. Il calo dell’immigrazione di lavoro è dovuto in gran parte alla crisi economica. Negli ultimi dieci anni, in Francia ci sono state sei leggi successive sull’immigrazione, sempre più repressive. Nei fatti, il maggior fattore di immigrazione – i ricongiungimenti famigliari – continuano a rappresentare il 45% dei nuovi arrivi. Ma adesso Guéant annuncia una guerra contro i matrimoni bianchi e grigi.

Il Partito socialista, nel programma di massima per le presidenziali che il candidato François Hollande deve ancora precisare, promette il voto alle elezioni locali per gli immigrati extracomunitari (era già una promessa di François Mitterrand, trent’anni fa, mai realizzata).

  • Valter Di Nunzio

    Il ciclo della xenofobia, ormai in tutta Europa e da molti anni, coincide con le scadenze elettorali, perché esiste una parte importante dei nostri concittadini che “vuole” credere che l’insicurezza sociale ed economica derivi non dalla globalizzazione, ma dalla immigrazione che ne è solo una delle conseguenze meno rilevanti. Perché? Perché per i vari Sarkozy e Marine Le Pen è più facile dire che le cose vanno male per colpa di qualche delinquente, meglio se magrebino, invece che spiegare che le auto di PSA costano di più delle coreane e persino delle “americane” corrispondenti. Sarebbe duro dover spiegare che l’80% dei francesi, come degli altri europei, lavora e guadagna nei servizi, per cui quando si vende globalmente di meno entrano meno tasse e non sempre si trova qualcuno disposto a comprare i nostri bond dai bassi rendimenti. Sarebbe duro sopratutto dover dire loro che molti degli immigrati fanno esattamente quei lavori che loro non vogliono fare più e pagano più tasse di loro. Guardando la Francia e l’Europa da qui, penso che ci sia una cosa abbastanza inevitabile: i poteri democraticamente eletti sono in pasto a demagoghi senza dignità; i poteri forti stanno diventando assoluti perché senza contrappesi; circa 30 milioni di “nuovi europei” rimarranno in una condizione semi-servile, ancora per almeno un decennio. Liberté, egalité, fraternité….

  • carlo

    Chi mi ha preceduto nel blog, coem anche nel pezzo di A M Merlo, non vuole ammettere che la questione immigrazione in Europa è diventata soprattutto una questione che si accende principalmente nei confronti degli immigrati di fede e cultura islamica.
    Non vedo pogrom e altrettanta ostilità verso filippini, indiani, cambogiani, ucraini, peruviani….etc Ci sarà pure una ragione !
    Non ritiene utile dircela ?

    Il sig. Di Nunzio non vuole ammettere che l’ostilità verso il mondo musulmano che lui qui rappresenta è nata l’11/9, quando non c’era proprio la crisi.
    Per questo motivo la sua ricostruzione dei fatti, a mio avviso, non ha alcun senso.

    Libertè , egalitè, fraternitè,…. Di Nunzio farebbe meglio a predicarle in quei Paesi dove si vorrebbe inserire la sharia nelle nuove Costituzioni egiziana, tunisina…..libica.

  • lina

    Cara Anna Maria
    è difficile ostacolare le iniziative contro gli immigrati , specie se i primi sono musulmani, quando da quel mondo arrivano notizie sconfortanti. (E tu purtroppo non riporti quanti di quei 32.000 appartengono a quel gruppo)

    L’ultima notizia riguarda il caso di una Corte islamica del Kashmir che ha incriminato due reverendi per proselitismo.

    A giorni la condanna definitiva. Per il Gran muftì della regione i due religiosi sono colpevoli di conversioni forzate. Il Rev. Khanna ha dichiarato: “Ho paura per la mia vita”.
    Il secondo John Dayal dell’All Indian Christian Council vive da 49 anni in Kashmir. Ha solo ammesso di aver dato il battesimo a persone che lo desideravano. Al termine dell’interrogatorio, rivela il pastore, “mi hanno costretto a firmare un documento in urdu, non so cosa ci fosse scritto. Ero terrorizzato”.

    Prima di concedere diritti a chi non sa cosa farsene, forse sarebbe bene rifletterci.
    Come non si dà una laurea in medicina ad uno studente senza che abbia mai dato esami, sperando però che poi diventi un ottimo chirurgo, così non penso sia saggio riconoscere automaticamente e per via amministrativa diritti a chi vuole stabilirsi a casa nostra.
    Il caso degli studenti che hanno studiato in Francia non può coprire tutti gli altri.

  • Valter Di Nunzio

    @LINA. Un pò di tempo fa, nel 212 d.C., un imperatore romano di nome Caracalla decise di concedere la cittadinanza a tutti coloro che vivevano nel territorio dell’IMPERO, senza esami attitudinali e senza discriminazioni verso i cristiani e gli ebrei, che pure non erano simpaticissimi all’imperatore. Oltretutto lo stesso imperatore veniva da una una dinastia siriana, un pò come SARKOZY, di origine neo-comunitaria. MA non si preoccupi questo è successo tanto tempo fa…

  • lina

    @Di Nunzio. L’esempio di Caracalla dovrebbe raccontarlo a coloro che in Egitto stanno facendo scappare i copti, perchè cristiani.
    Dovrebbe raccontarlo a coloro che in NordAfrica , a sigillo delle rivolte dei mesi scorsi, non hanno da proporre altro che la sharia nelle nuove Costituzioni.
    Lei ha sbagliato interlocutrice !

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    Sinossi
    “Ne avevo abbastanza di assistere a mostruosità, nel mio paese, l’Iraq. Come quando i terroristi hanno decapitato davanti a un uomo tutti i suoi figli, lo hanno sventrato ed hanno messo nella sua pancia le teste dei suoi bambini. Dopo la guerra regna il terrore. E’ la strategia comune alle due parti che si contengono l’Iraq: USA e Iran. Fanno in modo che chi pensa, scappi. Per questo motivo ha luogo una continua esibizione dell’orrore che dalle strade passa ad Internet. Sono un avvocato di Baghdad. Ho ventisette anni. Dopo la laurea ho iniziato a lavorare nello studio di un legale che difendeva le parti civili nelle cause contro Al Qaida ed altre organizzazioni terroristiche. Una mattina, arrivando in ufficio ho scoperto che l’avvocato era fuggito. Stavo cercando di capire cosa era accaduto, quando ho sentito un botto. Uomini dal volto coperto avevano fatto saltare la porta blindata. Mi hanno preso. Erano di Al Qaida….”

    “Avevo tredici anni quando ho lasciato l’Iran. Ricordo ancora tutto della mia vita di bambino a Teheran. La cultura persiana è molto più antica dell’Islam ed è la base della nostra vita. Non possono farci dimenticare tutto questo e riempirci la testa solo con la religione. La tragedia che stanno mettendo in scena vuole annullare la nostra eredità storica. Ma le cose stanno per cambiare: fra qualche anno avremo la democrazia all’iraniana, che non sarà uno scimmiottare l’Occidente come ai tempi dello Scià e neppure questa banda di ladri che governa ora, tanto corrotti quanto sanguinari in nome di Dio…..”.

    “Qualcuno di voi è israeliano? Precisiamolo subito: sono disposto a parlare con voi anche se siete ebrei. Ma con gli israeliani non parlo. Se siete israeliani, andatevene. Se non lo siete, ascoltatemi. La prima volta che sono andato in carcere avevo dodici anni e mezzo. La mia vicenda è stata presa a cuore dalle ONG: sono stato il primo bambino arrestato dai militari israeliani…..”.

    “Come dice un versetto del Corano: non bisogna forzare quando si tratta di religione. La mia scelta di portare il velo è stata personale e spontanea. Sono Souhila, venticinque anni, biologa, figlia di un giudice della Corte Suprema in Algeria, sono arrivata in Europa per terminare il mio dottorato in embriologia molecolare. Quello che voi avete di grande qui è una elaborazione del ragionamento che non è ad un livello altrettanto avanzato da noi. Io qui intendo apprenderlo, per insegnarlo in Algeria. Voglio conoscere ed imparare ciò che la cultura e la società europea hanno da insegnarmi di positivo, ma mai abbandonerò i miei principi religiosi fondamentali. Il velo non è un simbolo, è un concetto, è una protezione…..”.

    Sono alcune delle storie raccolte in questo libro, storie vere di immigrati reali, raccontate da loro in prima persona. Fra i drammi talora privati, talaltra epocali che ne hanno causato la partenza, speranze e disperazione si avvicendano in questi racconti di galantuomini e mascalzoni, vittime o profittatori. Culture e religioni si avvicinano oppure si scontrano, uomini e donne si prestano aiuto o si sfruttano, in vicende in alcuni casi drammatiche, in altri comiche. Toccando questioni di grande attualità quali il rapporto fra cultura islamica ed Occidente, il libro ci conduce in un indimenticabile viaggio nelle vite dei protagonisti.