closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Quinto Stato

Manifesto per la difesa della scuola pubblica, statale, libera e democratica

Contro la buona scuola di Renzi: nessun compromesso nella difesa dei principi di uguaglianza, libertà e giustizia nell’insegnamento e nell’apprendimento nelle scuole italiane. Rossana Rossanda, Erri De Luca, Luigi De Magistris, Ferdinando Imposimato tra le prime adesioni

***

scuola manif montecitorio

***
La legge n. 107 del 9 luglio 2015 ha soppresso la libertà e la democrazia nella scuola pubblica di Stato.
Nell’approvarla nonostante il netto e pressoché unanime dissenso espresso dal mondo della scuola in tutte le sue componenti, il Parlamento ha compiuto il lungo percorso di dismissione della funzione civile dell’istruzione statale avviato con l’autonomia scolastica. L’autonomia organizzativa e gestionale ha cancellato l’unitarietà del sistema e ha posto i singoli istituti scolastici in competizione tra loro, privando l’istruzione della sua natura di diritto/dovere e trasformandola in una merce, soggetta alle leggi della domanda e dell’offerta.
Amputata della propria funzione civile, l’istruzione pubblica è stata ridotta alla mera funzione economica, per il controllo della quale si è istituito il Sistema Nazionale di Valutazione, che determina gli obiettivi didattici e commissaria gli istituti scolastici che ad essi non si conformino.

Con la legge n. 107/2015 il Parlamento è intervenuto su materia di rango costituzionale, qual è la scuola, malgrado la sua composizione risultasse delegittimata oltre l’ordinaria amministrazione dalla sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale.
La legge n. 107/2015:

– ha sottoposto i docenti precari al ricatto della scelta tra lavoro e diritti;
– soggioga i lavoratori alle scelte arbitrarie del Dirigente scolastico che può di fatto a propria discrezione collocarli in mobilità, demansionarli, sanzionarli con procedura monocratica;
– con l’Alternanza Scuola-Lavoro, ha piegato il diritto allo studio in sfruttamento del lavoro minorile, attribuendo alle scuole l’esercizio di un caporalato istituzionale;
– ha espropriato i docenti della propria autonomia professionale trasferendo all’INVALSI la titolarità dei parametri di giudizio dell’attività di insegnamento.

La legge n. 107/2015 palesa nel suo stesso articolato, che consta di un unico articolo con 212 commi – di cui 11 di deleghe generiche al Governo – la violenza esercitata sulle procedure legislative previste dall’Ordinamento. La manifesta violazione dei principi costituzionali dell’identificazione del lavoro come valore fondante della Repubblica (Art. 1), dell’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge (Art. 3), del diritto al lavoro (Art. 4), del diritto alla manifestazione libera del proprio pensiero (Art. 21), della libertà di insegnamento (Art. 33), del vincolo per l’iniziativa economica privata a non potersi svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla libertà e alla dignità umana (art. 41), della perequazione contributiva (Art. 53), del diritto del Parlamento di definire principi, criteri direttivi e validità temporale della delega affidata all’Esecutivo (Art. 76), dell’imparzialità dell’Amministrazione (Art. 97) impone alle cittadine e ai cittadini che si riconoscano nei valori della Repubblica nata dalla Resistenza, di contrapporsi con ogni mezzo lecito all’attuazione della suddetta legge, in virtù di quel principio non scritto, mai rigettato e pienamente vigente, che nei lavori dell’Assemblea Costituente si condensò nella seguente formulazione:

“Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è diritto e dovere del cittadino.” (onn. Giuseppe Dossetti e Mario Cevolotto)

Le cittadine e i cittadini, le lavoratrici e i lavoratori che si riconoscono in questo Manifesto, dichiarano di dare immediato avvio a tutte le pratiche di corretta informazione, resistenza e di disobbedienza civile intese a disarticolare l’impianto della scuola disegnato dalla suddetta legge, nella chiara e convinta consapevolezza di agire nell’interesse della comunità, per la difesa dei principi di uguaglianza, libertà e di giustizia sociale a cui sono stati educati e in cui professano fede, su di un fronte che non consente alcun margine di compromesso e nel quale a ciascuno viene chiesto di scegliere di collocarsi in solidarietà alla lotta, fino alle ultime conseguenze.

Contestualmente, le cittadine e i cittadini, le lavoratrici e i lavoratori che si riconoscono in questo Manifesto si impegnano, nelle istituzioni scolastiche e nella società civile, ad elaborare e sperimentare esperienze di didattica collaborativa, inclusiva, egualitaria e criticamente formativa per la costituzione della scuola in comunità educante libera e democratica.
———-
Ludovico Chianese, Lucia Fama, Ferdinando Goglia, Marcella Raiola, Massimo Montella per il gruppo di lavoro Cobas Scuola Napoli, Coordinamento napoletano per la difesa della Scuola pubblica e Coordinamento Precari Scuola Napoli.

Primi firmatari: Giuseppe Aragno, storico, Piero Bevilacqua, ordinario Storia Contemporanea Università La Sapienza, Roma; Roberto Ciccarelli, giornalista del Manifesto e filosofo; Erri De Luca, scrittore; Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli; Angelo D’Orsi, ordinario di Storia del pensiero politico, Università di Torino; Cristiana Fiamingo, Storia delle relazioni internazionali, Università Statale, Milano; Ugo Olivieri, docente di Letteratura italiana, Università Federico II, Napoli; Valeria Pinto, docente di filosofia teoretica Università Federico II, Napoli; Rossana Rossanda, giornalista e scrittrice; Sara Sappino, storica, Enzo Scandurra, ordinario di Urbanistica Università degli Studi La Sapienza, Roma, padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, Ferdinando Imposimato, magistrato.

Per aderire scrivere a geppinoaragno@libero.it.

  • antonio buono

    felice di aderire al manifesto, mi permetto di pubblicare una riflessione personale, ringraziando anticipatamente per l’eventuale attenzione e pazienza accordatami.

    Lettera aperta: la Scuola è finita. Adesso la scuola può iniziare.

    “Mi è odioso tutto ciò che mi istruisce soltanto senza accrescere o vivificare immediatamente la mia formazione”.

    Johann Wolfgang von Goethe, Lettera a F. Schiller, 19 dicembre 1789

    La Scuola dovrebbe emanciparsi dal suo status di perenne emergenza e diventare protagonista di una nuova proposta di scuola, per un modello educativo autoemancipatorio ed autonomo, indipendente dallo stato, che ha depauperato di valore e ruolo la funzione pedagogica e formativa degl’insegnanti, per ideare un modello educativo permanente e transgenerazionale;

    una scuola che non sia mai più di massa ma popolare, che dia finalmente voce agli “ultimi” (poveri, immigrati, detenuti, anziani, operai ed esclusi di ogni estrazione sociale); che sia capace di sottrarsi alla riverenza e alla servitù nei riguardi delle istituzioni preposte; in primis il ministero dell’istruzione, per fondare una rete di comitati scolastici autonomi ed una dichiarazione d’intenti condivisa, che valorizzi e renda fattive le conoscenze e competenze acquisite, consolidate e riconosciute nel corso di questo ultimo decennio e più di noi docenti “precari”, mortificati innanzitutto come persone oltre che come professionisti del sapere.

    Una scuola “aperta”, concepita come “servizio sociale”, capace di rendere soggetti-protagonisti coloro che vengono etichettati come “alunne” ed “alunni” (le/gli adolescenti) e che molto spesso rappresentano l’ultima speranza di un mondo più umano; insieme con le “famiglie”, aprire un “dialogo” costante e costruttivo, che permetta, al tempo insieme, di delineare il profilo di una scuola che esiste da sempre ma che non ha voce e potere per affermarsi ed esprimersi e fondarne il suo “statuto”. Un potere che è innanzitutto decisionale e propositivo, benefico ed espansivo. Un potere che, in concreto, si può declinare in autofinanziamento e autonomia da ogni potere costituito.

    Esempi storici (falliti?) non mancano e sono fonte inesauribile d’ispirazione per poter comprendere che ogni crisi può essere precorritrice di rivoluzioni culturali.

    La scuola non è fatta dalle mura fatiscenti che la imprigionano ma dalle persone appassionate, amanti del sapere, che la abitano! Usciamo fuori dalla Scuola e apriamo insieme la scuola!

    10 settembre 2012 Antonio Buono