closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
FranciaEuropa

Manifestazioni-test contro la riforma delle pensioni

Le pensione a 60 anni, conquista del primo settennato di Mitterrand, è finita. Lo ha deciso il governo francese, che pero’ aspetta il 15 o il 20 giugno per precisare i dettagli della riforma. Domani, giovedi’ 27, i sindacati – tutti, Cgt, Cfdt, Cftc, Unsa, Fsu e Solidaires, salvo Force ouvrière, che manifesterà a parte il 15 giugno – scendono in piazza per protestare. “Bisogna assolutamente riuscire il 27” dicono, realisti, alla Cfdt (che nel 2003 aveva finito per approvare la riforma di François Fillon, allora ministro del lavoro, dopo aver ottenuto delle garanzie per le “carriere lunghe”, cioè per coloro che hanno cominciato a lavorare giovani). “E’ evidente, giovedi’ si gioca una partita importante”, aggiunge Bernard Thibault, segretario della Cgt. Il ministro del lavoro, Eric Woerth, vuole abbattare il “dogma” della pensione a 60 anni. Dominique Strauss-Kahn, attuale direttore dell’Fmi e candidatato alla candidatura all’Eliseo per la sinistra nel 2012, dice più o meno la stessa cosa. Martine Aubry, la segretaria del Ps, difende invece la “conquista” dei 60 anni. Anche a costo di farsi giudicare “arcaica”.

Ma di cosa si sta parlando? E’ vero che la pensione a 60 anni è un “simbolo”. Tutti sanno che i conti sono in rosso, che l’aumento della durata della vita e lo squilibrio demografico – una percentuale in crescita di persone della terza età – richiede dei cambiamenti per salvare il sistema pensionistico per ripartizione (dove chi lavora paga per i pensionati, che a loro volta, quando lavoravano, avevano pagato per la generazione precedente). Ma c’è una questione di giustizia, che viene spesso dimenticata. Oggi in Francia per beneficiare di una pensione a tasso pieno a 60 anni bisogna aver pagato i contributi per 40,5 anni (nel 2020 sarà 41,5 anni). Solo il 60% delle persone che sono andate in pensione nel 2009 avevano 60 anni, una parte consistente ne aveva di più (il 17% aveva 65 anni), per raggiungere gli anni obbligatori di contributi. Il 58% di coloro che sono andati in pensione a 60 anni nel 2009 hanno pagato contributi in media due anni di più del numero di anni legale (40,5). La ragione: sono persone che hanno cominciato a lavorare presto. Si tratta in maggioranza di operai e anche di impiegati.  I quadri dirigenti, che hanno passato anni a studiare, cominciano a lavorare più tardi e sono già obbligati a lavorare oltre i 60 anni per avere la pensione a tasso pieno (sempre che abbiano ancora un lavoro: la Francia è il paese europeo dove l’occupazione di chi ha più di 54 anni è più bassa). Cosi’, la riforma che sta preparando il governo penalizzerà ancora di più le categorie che hanno cominciato a lavorare prima:  anni di contributi in eccesso per arrivare ai 61-62 o 63 anni, mentre le statistiche dicono che chi ha cominciato a lavorare giovanissimo, che quindi ha svolto un lavoro manuale e usurante, ha una speranza di vita minore rispetto ai quadri. Quindi, più che un “dogma”, la pensione a 60 anni è semplicemente una questione di giustizia.

Ma la vigilia del 27 i sindacati sono preoccupati. Certo, ci saranno circa 300 cortei in tutta la Francia. Ma i sindacati riusciranno a mobilitare almeno come il 23 marzo scorso (800mila persone complessivamente)? Non è sicuro. Quest’anno, i cortei del 1° maggio sono stati magri, malgrado ci fosse già in ballo la riforma delle pensioni. E’ come se la rassegnazione avesse invaso i cittadini, bombardati ogni giorno da informazioni negative sull’eccesso di deficit pubblici e colpevolizzati per far parte in una società accusata di vivere al di sopra dei propri mezzi.

  • antonio spdc

    Sono da pochi anni dipendente pubblico infermiere in ospedale ( PRIMA HO FATTO ALTRI LAVORI.), ma nel 2012 maturo 40 anni di contributi.
    Sono stato fregato dopo 35 anni e ho dovuto fare i 40anni di lavoro. ora che nonostante l’anno in piu’ che mi hanno affibbiato cominciavo a vedere il lume della pensione. Ma con la nuova riforma, nn so piu’ quando ci andro’!
    Certo che a 60/65 anni potrei (speriamo di no) trovarmi ad essere io ricoverato per farmi curare.
    E poichè sei sei statale, ti tagliano il salario accessorio in busta paga, ti mandano la visita fiscale ogni giorno, e passi piu’ ore in casa agli arresti domiciliari, che nn i carcerati che almeno ogni due ore hanno un’ora d’aria.
    Purtroppo siamo rimasti in pochi, quelli che una volta facevano i picchetti fuori dalle fabbriche e da pubblici uffici.
    Ora i giovani nn scioperano perche’ hanno il contratto a termine, e quelli che devono andare in pensione devono lavorare di più perche’ il calcolo della pensione viene fatto sulla media degli stipendi più alti degli ultimi anni, mentre i coefficenti si abbassano.
    Ma i ns politici si dx e diSX hanno mai provato a vivere con 700 eu di pensione in due persone.?
    Tutto questo mi rattrista ma nn mi ferma e sono pronto a scendere in piazza a manifestare ogni volta ci sara’ una manifestazione.
    Politici venduti e truffaldini ricordate LE COLPE DEI PADRI RICADRANNO SUI FIGLI…..ANCHE I VS PRIMA O POI DOVRANNO SUBIRE I VS SOPPRUSI. MEDITATE MEDITATE