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Malinconico, l’unico professore per legge

Nel governo dei «tecnoprofessori», così li ha definiti un rapporto di Openpolis, almeno in un caso, il titolo di «professore ordinario» è un po’ speciale.

Trattasi dell’unico caso (almeno, questo risulta ai giuristi italiani) di professore universitario salito in cattedra senza concorso, per nomina governativa.

Una possibilità durata pochi mesi e poi cancellata – in effetti, fa un po’ a pugni con la retorica del merito e quella dell’autonomia universitaria – ma durata abbastanza per promuovere un grand commis d’eccezione, che adesso ritroviamo tra i banchi del governo tecno: Carlo Malinconico, già presidente della Fieg, attuale sottosegretario con delega all’editoria, già capo del legislativo a palazzo Chigi con il primo governo Prodi.

di Roberta Carlini

La strada breve presa dal professor Malinconico si chiama Scuola superiore dell’economia e delle finanze, la gloriosa ex-scuola Vanoni, diretta emanazione del ministero dell’Economia. I docenti della scuola possono venire dalla stessa amministrazione o dall’università, e per tutta la durata del loro incarico sono equiparati ai prof ordinari.

E fin qui, nulla di strano. Senonché, con un comma infilato di soppiatto in una legge che non c’entrava niente, nell’ottobre 2001, si stabilì che, una volta nominati dal governo a tempo indeterminato, i prof della ex Vanoni entravano a tutti gli effetti nel giro degli ordinari universitari: dunque, potevano essere chiamati «per trasferimento» da un’università ed entrare in ruolo.

Senza concorso, e senza passare per il via. La leggina durò poco, perché fu cancellata dopo un anno dal parlamento: e solo un’università la utilizzò, quella di Udine, chiamando in cattedra il consigliere di Stato Carlo Malinconico (poi trasferito a Roma Tor Vergata). Il quale ha legittimamente usufruito di una possibilità prevista, appunto, dalla legge: ma, al contrario di tutti i suoi colleghi prof, non ha dovuto mostrare e dimostrare il curriculum accademico superando una selezione (per quanto discutibile come quella dei concorsi universitari italiani).

Dopo proteste e discussioni tra gli addetti ai lavori, il parlamento ha abrogato la legge e dal settembre 2002 la scorciatoia è stata chiusa. Chi è fuori è fuori, ma chi è dentro è dentro.

dal manifesto del 7 dicembre 2011

  • Pingback: Editoria, cinque cose che bisogna sapere su Malinconico e la Fieg | Matteo Bartocci()

  • Giancarlo

    L’articolo si commenta da sé. D’altronde, in un Paese che fra i propri capi-popolo-partito-movimento-ecc… annovera un personaggio che agli albori della propria carriera (primo matrimonio) fece credere alla moglie di essersi laureato in medicina, venendo gratificato dal dono di una “valigetta da dottore”, è inutile dannarci nel richiedere “trasparenza” e “correttezza” perlomeno formali. Va da sé che finisca tutto in gloria, o in qualche resort esotico pagato da generosi sconosciuti in vena di sprechi o da surrogati di Babbo Natale… E perchè offenderci se oggi tentano di governarci alcuni banchieri-burocrati europei? La “monnezza” reale di Napoli e quella virtuale del resto d’Italia rischia di regnare imperitura sul Bel Paese…