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FranciaEuropa

Malgrado l’avvertimento del Consiglio di stato, approvato il progetto di legge anti-burqa

La Francia avrà una legge che bandisce il velo integrale da tutto lo spazio pubblico, non solo ufffici e trasporti, ma anche nelle strade. Il progetto di legge è stato approvato stamattina in Consiglio dei ministri. Il testo di legge, che contiene sette articoli, sarà esaminato dall’Assemblea a luglio e dal Senato a settembre. la legge entrerà in vigore solo sei mesi dopo l’approvazione parlamentare, per lasciare un “periodo di pedagogia”, nella speranza di convincere chi porta niqab o burqa – non più di 2mila persone, secondo il ministero degli interni – cambi idea. Dalla primavera del 2011, chi verrà intercettato in strada con il velo integrale sarà passibile di una multa di 150 euro, ma l’agente potrà proporre la prima volta  uno “stage di cittadinanza”. Chi invece verrà considerato colpevole di aver spinto, con violenza, minacce o abuso di potere, una donna a portare il velo integrale, verrà condannato a 1500 euro di multa. La legge, per puro buon senso, ha previsto delle eccezioni: i caschi dei motociclisti, i passamontagna dei reparti speciali di polizia e le maschere di carnevale (oltre alle mascherine mediche).

Il governo è passato oltre all’avvertimento del Consiglio di stato, che ben due volte ha sottolienato i rischi di incostituzionalità di una legge di proibizione generale, che potrà essere contestata sia dall’opposizione che dalle persone multate. Per Sarkozy, si tratta di “un cammino esigente, ma giusto”. Ha ripreso la famosa frase del suo nemico Villepin all’Onu, parlando di “vecchia nazione”, “riunita attorno a una certa idea della dignità della persona, in particolare la dignità della donna, attorno a una certa idea della vita in comune. Il velo integrale che dissimula il volto inficia questi valori per noi cosi’ fondamentali, cosi’ essenziali”. Il govero ha deciso di correre il rischio dell’incostituzionalità, puntando sul fatto che eventuali ricorsi non potranno venire esaminati prima di due anni (cioè dopo la prossima campagna per le presidenziali). L’opposizione ( salvo l’eccezione del Pcf e dei Verdi , che non avevano partecipato al voto), aveva approvato il 5 maggio scorso una “risoluzione” parlamentare – cioè una dichiarazoione di principio, senza valore legale – che dichiarava il velo integrale” contrario ai valori repubblicani, avrebbe preferito una legge limitata agli uffici pubblici ed, eventualmente, anche ai trasporti. Il Ps sottolinea il rischio dell’inapplicabilità della legge anti-burqa, che rischia cosi’ di screditare lo stato. Delle riserve sono state espresse anche dalla polizia. Per le autorità musulmane francesi, la legge mira a reprimere una pratica che è “ultraminoritaria” con il risultato di “stigmatizzare” una voltà di più l’islam. Per il socialista Jean-Christophe Cambadélis, “in piena crisi, Nicolas Sarkozy non trova niente di più urgente che inventare degli stages di rieducazione per portatrici di burqa”. Secondo i sondaggi, un’ampissima maggioranza di francesi è contraria al velo integrale.

Il fenomeno è marginale, ma infiamma gli animi. Un esempio è venuto da Montreuil, cittadina alle porte di Parigi. Ieri sera, l’associazione Ni putes ni soumises, favorevole alla legge, aveva organizzato un dibattito, che è degenerato. La discussione è finita tra insulti e pugni, con l’intervento della polizia: un gruppo che si è dichiarato pro-palestinese (Cheikh Yassine), di cui facevano parte alcune donne con il velo integrale, ha fatto irruzione al dibattito, che si svolgeva in una scuola,  e ha preso di mira le esponenti di Ni putes ni soumises  (l’associazione è accusata di essere filo-Sarko da quando l’ex presidente, Fadela Amara, è entrata come sottosegretaria alle aree urbane nel governo Fillon).

  • paolo1984

    Sarkò o non Sarkò, credo che ni putes ni soumises sia un’organizzazione benemerita che si batte contro il fondamentalismo, la sessuofobia e l’oscurantismo religioso. Ma non so quanto una legge anti-burqa possa essere realmente efficace.

  • martino

    E’ una legge sbagliata, considera “lo spazio pubblico come un luogo dove si affermano valori comuni, un consenso, un luogo di propaganda dell’ideologia della maggioranza. Lo spazio pubblico è invece il luogo nel quale tutto puo’ essere dibattuto senza limiti, né di forma né di contenuto”. E’ questa la riflessione, che condivido, di Marcela Jacub in un’intervista molto interessante su Libération del 22 maggio 2010.