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losangelista

Maggioranza armata

Il post sull astrage di Aurora ha suscitato commenti di chi non concorda con la lettura della sparatorie di massa come utile argomento per la maggiore restrizione della armi da fuoco. Rispondo qui come ho fatto nei commenti. Io abito da lunghi anni in America e da altrettanti cerco di spiegarmi la viscerale, rabbiosa, erotica attrazione di questo popolo per le proprie armi. Mi pare che si possa constatare che le armi da fuoco esistano per uccidere le persone e casualmente gli Stati Uniti sono la democrazia occidentale col record di gran lunga di morti sparati. Si rileva altresi’ che la societa’ che detiene queso triste primato e’ anche quella affetta da un feticismo irrefrenabile della pistola. Personalmente dopo questi anni avrei concluso che al di la delle radici storiche, la conquista originaria e l’ipotesi della frontiera, le forti maggioranze pro-gun che che si registrano in questo paese, esprimono un carattere nazionale instrinseco, un eccezione politica e culturale squisitamente americana. Una vocazione al grilletto che accomuna poliziotti, gangsta rappers e stelle del country, rednecks, vigilantes e soccer moms, per non parlare di eminenti intellettuali da Hemingway a William Burroughs via Hunter Thompson. Gli omicidi saranno anche statisticamente calati ma parliamo pur sempre di oltre 30000   morti sparati l’anno (di cui 16000 ca. suicidi). Allora qui o si tratta di ineguagliata perizia nell’autodifesa oppure tornando a citare Michael Moore nella sua parafrasi dello slogan della NRA, “le pistole non uccidono. Uccidono gli Americani”. E visto che tanto regolarmente viene invocato il diritto all’autodifesa allora dalle statitsiche si dovrebbe anche evincere un tasso straordinario di offesa (da parte di armati cattivi si presume), un offensiva costante e capillare, virtualmente uno stato di guerra civile in cui i buoni riescono a spuntarla grazie alla potenza i fuoco e al benedetto secondo emendamento che costituzionalmente garantisce loro il diritto al porto d’armi (in realta’ gli usi ‘legittimi’ da parte di polizia e privati cittadini si attestano attorno ai 600 l’anno). E’ interessante notare che pure a fronte delle statisciche sulla flessione degli omicidi nell’utimo decennio, la percezione generale rilevata nei sondaggi e’ di un pericolo sempre maggiore, una violenza in costante aumento da cui occorre difendersi e il boom inarrestabile delle vendite delle armi confermano un tasso di preoccupazione inversamente proporzionale agli effettivi dati sulla criminalita’. In altre parole una paranoia diffusa che giunge ad ipotizzare un maggiore sicurezza non con la diminuzione delle armi in circolazione ma con la saturazione nazionale (attualmente  si stima che circolino nel paese oltre 150 milioni di armi da fuoco): se solo gli avventori del cinema di Aurora o i ragazzi del liceo di Columbine avessero tutti avuto in dotazione un arma da fuoco, le sparatorie sarebbero state piu’ equilibrate. Ora esportare simili tesi (foretmente contrastate tra l’altro da ogni poliziotto d’America) e introdurre il concetto del diritto all’autodifesa ai paesi eruproei e’ una forzatura maggiore perfino che l’importazione nel vecchio continente, cosi’ ultimamente in voga, delle dottrine teocon radicate nella bible belt. Si’, le periodiche stragi di massa sono occasione per risollevare la legittima questione della difffusione delle armi nelle case, negli uffici, nelle scuole e nelle macchine degli americani (comprese quelle fornite di appositi gun racks). E si’, e’ forse vero che non sono forse le occasioni piu’ pertinenti perche’ si tratta di casi estremi e perche’ i mitomani e psicolabili che le normalmente la provocano sono probabailmente i meno influenzati da norme e restrizioni (anche anche se 6000 pallottole ordinate online…Vabbe’). Ma tant’e’, le sparatorie sono simboli orrorifici dell’operato delle armi e a me fanno sempre pensare agli inquilini delle 70 case sulla mia strada e al 51% dei miei vicini, alcuni con facce affatto rassicuranti, che statisticamente hanno in casa pistole, fucili magari un AK47 e quale di loro un giorno credera’ opportuno “autodifendersi” da me, da un condomino rumoroso o da una moglie con cui ha litigato.

  • Davide G.

    Continuo a non capire alcune cose:

    – vivo a Torino, le armi sono stracontrollate, ma non troppo raramente viene arrestato qualcuno che possiede un AK47. Magari non per tenerlo in casa per autodifesa, ma per uso professionale… Limitare il possesso delle armi alla popolazione lo limita, di fatto, ai tutori dell’ordine (quelli di Alrovandi e della Diaz, per intenderci) e ai criminali che, per definizione infrangono le leggi, quindi anche quelle sulle armi. E’ così desiderabile ciò?

    – Si tenga conto poi che, proprio per la grande diffusione della armi da fuoco negli USA, statisticamente le stragi sono limitatissime.

    – Come ha spiegato chiaramente in Bowling at Columbine Michael Moore in paesi come la Svizzera o il Canada le armi da fuoco, e da guerra, sono molto più diffuse che negli USA, ma le polemiche non ci sono…

    – Sempre Moore spiegava nel film che gli omicidi per arma da fuoco sono diminuiti di oltre il 30% ma lo spazio che, nello stesso tempo, viene loro dedicato sui media è aumentato del 300%, la sensazione di insicurezza NON è dovuta alle armi ma ai media!

    – Lo dice pure lei, Celada, a fare le stragi non sono i milioni di americani armati, ma il pazzo che si procurerebbe le armi anche se fossero totalmente controllate, in Colorado come in Norvegia o a Napoli…

    – Riguardo all’importazione del diritto all’autodifesa in Europa, purtroppo ha ragione, noi preferiamo che i criminali ci entrino in casa, facciano quello che vogliono, letteralmente, e se proviamo a difenderci un solerte PM è pronto a mandarci in carcere… proprio un luogo felice dove tutti si sentono sicuri…