closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
FranciaEuropa

Macron: le tasse di Hollande? “Cuba senza sole”

La conferma  della scelta social-liberista e di una chiara svolta a destra è stata affidata a Emmanuel Macron, 37 anni, nuovo ministro dell’Economia e dell’Industria, che ha sostituito il turbolento Arnaud Montebourg. Macron è da tempo stretto collaboratore di Hollande, che lo aveva anche nominato vice-segretario dell’Eliseo dopo la vittoria del 2012. Anche ai tempi della campagna elettorale, quando Hollande dichiarava che “la finanza è il mio nemico”, Macron lavorava dietro le quinte per il candidato socialista. Hollande non sempre ha ascoltato questo tipico prodotto dell’élitismo francese – passato per il liceo Henry IV, Normale Sup, Ena, dopo aver frequentato da giovanissimo una scuola di gesuiti – diventato ispettore delle finanze, prima di lavorare nel privato, alla banca d’affari Rothschild, dove all’inizio del 2012 pilota uno dei più grossi affari dell’anno, l’acquisizione per 9 miliardi di euro di una filiale di Pfizer da parte di Nestlé. Quando Hollande ha tentato di far approvare una tassa al 75% per redditi altissimi (misura poi bocciata dal Consiglio Costituzionale), Macron aveva commentato: “è Cuba senza sole”. La sua nomina a ministro è stata definita “una provocazione derisoria” dalla “fronda” socialista che si oppone alla supply side economics. Per Pierre Laurent del Pcf, segnala una scelta “politica più destroide che mai, simbolizzata dall’arrivo dell’uomo-chiave delle banche e della finanza”.

Macron rappresenta in effetti il legame con l’élite economica. Ha lavorato con Jacques Attali nel 2007, alla Commissione sulle riforme voluta da Sarkozy. L’uomo d’affari Alain Minc gli aveva consigliato di lavorare nel settore privato per “guadagnare dei soldi” (cosa che ha fatto molto bene) per poi avere “la libertà di fare politica”. Qualche anno fa, Attali aveva detto di lui: “tra vent’anni sarà presidente della Repubblica”.  Del politico ha acquisito l’arma del saper convincere, “sedurrebbe anche una pietra”, dice di lui una persona che lo conosce bene.

Le posizioni di Macron sono note: è per la flessibilità del lavoro (addio 35 ore), vuole tagliare nel welfare (ma non in modo sconsiderato: ha proposto di cominciare a limitare gli aiuti famigliari ai più ricchi e di far pagare loro un ticket per la sanità), difende il Patto di responsabilità, che ha promesso 40 miliardi di sgravi alle imprese per permettere di recuperare competitività. Manuel Valls, per giustificare la scelta, ha affermato: “Macron è un socialista”. E’ stato vicino a Michel Rocard, non ha ceduto all’insistente corteggiamento di Sarkozy (e neppure di Strauss-Kahn), tutti interessati da questo giovane  tecnocrate, soprannominato il “Mozart dell’economia” (per la sua precocità e anche perché ha frequentato con successo il Conservatorio). Nel 2013 aveva suggerito alla Germania, di “essere un po’ più keynesiana”. Pscal Canfin, ex ministro Verde, ha ricordato di essere stato stupito da Macron, che aveva sostenuto che una parte dei proventi della tassa sulle transazioni finanziarie doveva andare al sostegno ai paesi in via di sviluppo e non solo per ridurre il deficit della Francia.  I suoi avversari avrebbero torto a sottovalutarlo. Emmanuel Macron ha una personalità complessa. Quando aveva 25 anni, è stato assistente di Paul Ricoeur, il filosofo dell’etica sociale e dell’ermeneutica critica, che ha aiutato per il libro La Mémoire, l’histoire, l’oubli e con il quale ha studiato Machiavelli e Hegel. A 37 anni è già nonno, perché nel 2007 ha sposato la sua ex professoressa di francese di liceo, di vent’anni più anziana, discendente di un’importante famiglia di imprenditori di Amiens (la sua città), che aveva già dei figli adulti.