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Ma quanto ci costa la “sarkozata” in Libia

Un frullatore impazzito. Nelle commissioni parlamentari ministri e capigruppo di Pdl e Lega leggono pedissequamente testi già scritti, cercando di evitare che i dissidi nella maggioranza deflagrino anche in pubblico. Ma evidentemente quello che non si può tenere non si tiene più.

Lontani da Roma, Bossi e Maroni se ne stanno rintanati per tutto il giorno a Milano, nella sede di via Bellerio. Il senatur tace e affida al ministro dell’Interno il compito di mettere i puntini sulle i: «La Lega ha avuto e ha una posizione netta e precisa, ed è il no ai bombardamenti pronunciato chiaramente da Bossi e ribadito anche sulla Padania».

Contraddicendo il capogruppo leghista, Maroni accusa Berlusconi di aver accettato una «escalation» e per questo ritiene «inevitabile» un voto del parlamento come chiesto da Pd e Idv. Un pronunciamento parlamentare che il Pdl però continua a escludere. Anche perché la «quadra» con la Lega è lontana e non sono pochi i malumori anche nell’ala cattolica della maggioranza.

E però dove non possono le bombe potranno, forse, i soldi. La missione in Libia costa cara. Per i 12 aerei e le 5 navi italiane si spendono 350mila euro al giorno solo di spese «vive» (carburante, manutenzione, ricambi, etc.). Dal 19 marzo a oggi i costi stimati dall’aeronautica sono di 44 milioni di euro. Un’ora di volo di un Tornado, per esempio, costa 19mila euro e bombe o non bombe fino al 18 aprile scorso le ore di volo totali avevano già superato le 1.200. Un impegno finanziario enorme, al quale si aggiungono gli 11 milioni al mese a carico della Marina (un solo giorno di navigazione della portaerei Garibaldi è a bilancio per 130mila euro) più i costi ordinari per l’assistenza agli alleati fornita nelle nostre basi. A questi 55 milioni, se ne devono aggiungere altri 15 già affidati al prefetto di Palermo per la prima gestione dell’«emergenza profughi».

La somma è facile: fin dall’esordio la missione libica costa più di 2 milioni di euro al giorno. Non a caso, la Padania di ieri, imbeccata da Tremonti, calcolava il costo della «sarkozata» di Berlusconi fino a 700 milioni di euro. Un impegno finanziario che per ora grava sul bilancio annuale di esercizio della Difesa ma che a lungo andare rischia di bruciare munizionamento, manutenzione, combustibili e ricambi preventivati in un anno. Una cifra che si aggiunge ai 754 milioni già stanziati fino al 30 giugno per gli 8mila soldati impegnati nelle altre missioni militari all’estero, Afghanistan, Libano. etc. Portando il totale «bellico» a 2,1 miliardi di euro.

Finora le coperture sono state garantite soprattutto dal gettito dei giochi. Ma Tremonti l’ha già detto ai ministri a caccia di denaro: «Volete fare la guerra? Chiedete agli italiani due centesimi in più sulla benzina». Il Cavaliere ufficialmente non commenta ma ai suoi assicura che indietro non si torna. Ieri mattina Berlusconi è andato ad Alba per i funerali di Pietro Ferrero e al ritorno a Roma, in volo con Calderoli, ha provato a placarlo. Evidentemente senza successo.

Intanto un primo effetto l’ira leghista lo ha già dato. Il consiglio dei ministri che doveva «premiare» i responsabili con le poltrone tanto attese è saltato alla settimana prossima.

La distanza tra Lega e Tremonti da un lato e Pdl dall’altro non è mai stata così ampia. I casi Parmalat ed Edison («siamo una colonia francese», strepitava Bossi sulla Padania), le «leggi» sulla giustizia, un rimpasto inevitabile nel sottogoverno, le grandi manovre ai vertici Rai (oggi Masi potrebbe togliere il disturbo aggravando le tensioni sul rimpiazzo e le varie contropartite) sono tutti problemi reali aggravati dalla propaganda «pacifista» funzionale al voto imminente delle amministrative. E’ una corsa in cui la Lega cerca in modo confuso e spregiudicato il sorpasso dell’alleato in tutto il Nord.

dal manifesto del 28 aprile 2011