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Rovesci d'Arte

Ma la pittura non muore mai?

 

Dalle colonne del New York Times, Michael Williams si interroga su un mito duro da sfatare per la critica: la morte della pittura. Quante volte sarà stata data per sepolta negli ultimi decenni? Infinite. Casomai, a salvarla ci avrebbe provato la sua “accezione” astratta, considerata dai più di maggiore vitalità. E perché mai – dice l’articolista – dovrebbe crepare la pittura proprio nel terzo millennio, quando è lì che saltella da un secolo all’altro, fin dai tempi dei graffiti nelle caverne e poi è passata al vasellame e sui muri dei luoghi sacri? In realtà, ha cambiato molto i suoi connotati, comprendendo nelle sue fila anche i dipinti sugli schermi al plasma e la computer graphic. Basta mettersi d’accordo sulle parole e i loro significati. La grande sfida tra arte figurativa e arte astratta ha avuto pure dei momenti di sublime equilibrio, di armonia inaspettata: dai mosaici bizantini ai segni geometrici sui reperti tessili delle civiltà precolombiane o alla calligrafia giapponese, la pittura non ha mai smesso un attimo di esistere e di simbolizzare il mondo esterno o le cosmogonie che tutto hanno generato. Nel XX secolo, gli anni Settanta, hanno però inferto un colpo quasi fatale: video, performance, corpo come superficie espressiva hanno mandato in soffitta i pennelli. L’epoca del concettuale ha abbattuto il passato.

Ma è stato solo un “vento”: le nubi pittoriche sono tornate e già nel decennio successivo, gli anni Ottanta, il gusto di dipingere è riapparso all’orizzonte, coprendosi dei più diversi appellativi: neo-espressionista, citazionista, iperrealista. C’è comunque chi non si vuole arrendere e della “morte della pittura” ha fatto una bandiera estetica con cui impugnare la modernità sotto ogni suo aspetto. Uno di questi è Klaus Biesenbach, curatore del Moma di New York, che ha detto di preferire la dizione “pratica contemporanea” a quella di “arte contemporanea”: la prima, infatti, prevede al suo interno più universi intrecciati, dal cinema alla moda al design. Con buona pace della “piatta” pittura di un tempo.

  • Pasko Simone

    A PROPOSITO DELL’ARTE
    per Francis Bacon

    La triste tregenda tecnologica
    trascorre in arterie di vetro e plastica
    l’input del sangue si canalizza
    in pompe magne di nerofumo
    tutto si trattiene in sé muto-tremante
    nei pressi di un cuore di caucciù.

    Pròtesi di platino e croci d’avorio
    rimestano nei misteri di mistiche vulve
    oppresse dall’acre fervore degli amplessi.

    Ma è nel ripieno sanguinolento dei mattatoi
    che traboccano generosi gli artistici furori
    le neomoderne marmitte proliferanti
    di neon e di spilli luminosi mentre
    i chirurgici deliri si riversano
    smaniosi in geniali frigoriferi per feti
    festanti.

    da Pasko Simone, Manuale di storia. Poesie 1980-2009, Campanotto Editore, Pasian di Prato (UD), dicembre 2009.