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L’Udc vota col Pdl per i licenziamenti liberi

Sì del «terzo polo» all’art.8 del decreto. Ma «scajoliani», Formigoni e frondisti assediano Alfano. Intanto i tecnici del senato demoliscono il decreto Tremonti: cifre misteriose su tagli e giochi, stime finanziarie obsolete, il boomerang della Robin tax e i possibili costi degli enti locali da sopprimere.

È solo un parere ma è un parere pesante quello approvato dalla commissione Lavoro del senato sull’articolo 8 del decreto di agosto, quello che apre alla «deregulation» totale in azienda inclusi i licenziamenti in barba a leggi, contratti nazionali e rappresentanza sindacale. Hanno votato contro solo Pd e Idv. Un po’ a sorpresa, infatti, il «terzo polo» ha votato insieme alla maggioranza. Assente al momento del voto Claudio Molinari (rutelliano ex Pd ora Api) il sì alla controriforma Sacconi è di Luciana Sbarbati, repubblicana eletta nel Pd poi passata all’Udc. Il Pdl esulta: «Una maggioranza più ampia sulla disciplina lavoristica è un fatto molto importante», commenta Gasparri.

Difficile che quel sì in commissione resti invariato in aula ma l’amo a una maggioranza incapace di individuare cambiamenti condivisi il terzo polo l’ha lanciato. Non a caso, Francesco Rutelli invita il Pdl a liberarsi dai «veti» e ad aprire ad un «confronto» con le opposizioni sulla manovra. Un auspicio fatto proprio direttamente dal presidente del senato Renato Schifani, che invita la maggioranza a valutare il merito delle «proposte da qualsiasi parte provengano».

Più facile a dirsi che a farsi. Il Pdl infatti deve ancora trovare un accordo al suo interno. Lunedì notte una cena cheek to cheek tra Alfano e lo sherpa dei frondisti Guido Crosetto non ha sciolto i nodi. Tanto che il sottosegretario si è intrattenuto a lungo ieri pomeriggio in un vertice a via dell’Umiltà con Alfano, il ministro Romani e i due ex coordinatori La Russa e Verdini. «Tutto possiamo fare, tranne mettere in difficoltà il governo – racconta prudente Crosetto al termine della riunione – è stato un utile confronto di idee, il confronto vero, quello ufficiale ci sarà solo domani (stasera, ndr) con la riunione all’interno dei gruppi».

I malumori crescono. Gli altri «frondisti» non si sentono rappresentati in toto da Crosetto e attendono l’incontro promesso da Alfano (che non è ancora in programma ed è difficile lo sarà). Stracquadanio e Bertolini proporranno massicce privatizzazioni di aziende statali e municipalizzate, mentre gli «scajoliani» (una sessantina di parlamentari) chiedono di «partecipare senza subire veti e senza apprendere decisioni già assunte in altre sedi». Tre gli emendamenti già pronti (qui): l’aumento dell’Iva al 21% e all’11%, la soppressione delle province nelle aree metropolitane (Roma, Milano, Genova, etc.), l’aumento di 10mila euro per ogni figlio a carico alle soglie del contributo di solidarietà (attualmente fissate a 90mila e 150mila). Anche il ministro Galan, in via autonoma, ha presentato due emendamenti settoriali: la sopravvivenza dei mini-enti con meno di 70 dipendenti pubblici e l’esclusione dai tagli agli organici del personale delle sovrintendenze e dei beni culturali.

Tensioni e proposte che complicano non poco la sintesi del segretario. Alfano oggi sbarcherà al meeting di Rimini con un accompagnatore d’eccezione, quel Roberto Formigoni che da giorni si sgola chiedendo primarie e meno tagli agli enti locali. Sarà una permanenza breve, visto che alle 19 a Roma è in programma il direttivo del Pdl sulla manovra. Il tempo stringe, lunedì 29 scade il termine per presentare gli emendamenti in commissione.

La «quadra» va trovata rapidamente.Un compito reso ancora più difficile dai profondi rilievi mossi dai servizi tecnici del senato che hanno passato al setaccio il decreto Tremonti. Errori non da poco.

Sui tagli al ministeri, in pratica, il governo ha indicato cifre arbitrarie senza indicare come e dove saranno fatti i tagli. Maggiori entrate a rischio invece sia per i forti rischi di «elusione» del contributo di solidarietà (con un gettito che tra l’altro potrebbe diminuire visto che i 3,8 miliardi previsti sono stati calcolati sulle dichiarazioni del 2008 e non del 2009, con cui darebbe “solo” 2,4 miliardi) sia per la Robin tax. Visti i cali in borsa dei titoli energetici, è quasi certo che ci saranno meno dividendi e meno capital gain per tutti, a cominciare dallo stato.

Buio totale anche sui nuovi introiti dovuti ai giochi. I tecnici non hanno trovato «alcun elemento, neanche di carattere indicativo, che permetta di verificare la concreta realizzabilità del maggior gettito di 1.500 mln indicato dalla norma».

Molti dubbi infine anche sui risparmi per la soppressione di province e comuni: secondo i tecnici del senato invece che risparmi quasi sicuramente potrebbero esserci maggiori oneri nella fase di transizione.

A proposito della «verità sui conti» chiesta domenica da Napolitano: traballano perfino i fondamentali su cui è basato il decreto. Tutti i numeri su Pil e finanza pubblica sono infatti identici a quelli di primavera nonostante l’aggravamento della crisi e le due manovre precedenti. Il governo, colto in flagrante, si è impegnato a portare già oggi in commissione il Def modificato.

dal manifesto del 24 agosto 2011