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losangelista

Lowbrow: la rivincita dei neo-figurativi

Frutto dell’ibridazione “blasfema” di fumetto underground, tatuaggi e carrozzerie di hot-rod e lowrider, l’arte “low brow” si fregia fieramente della denominazione di arte ‘bassa’, sporca e cattiva . Piu’ vicina alla grafica da fanzine di era punk che alle opere raffinate delle gallerie d’arte, raccoglie gia’ anni prima della street art, le pulsioni controculutrali dal basso – metabolizzandole in uno stile figurativo apparente nelle illustrazioni di Joe Coleman, Mark Ryden e Robert Williams. Quest’ultimo sdoganava gia’ a partire dai primi anni 70 l’estetica pop-surrealista incubata da manifesti rock e fumettari di San Francisco come Gilbert Shelton e R Crumb e in generale il movimento, nel momento in cui veniva acclamato l’astrattismo concettuale, insisteva caparbiamente sul figurativo. Oggi il filone e’ riconfluito nel mondo dell’arte “ufficiale” e , recuperato da critica e gallerie, fa da contrappeso all’arte ‘alta’ che proviene dalle accademie: “high brow”. La diatriba fra le due scuole ha i toni da rivalita’ rap – una specie di East Coast vs.West Coast dell’arte. Con la fazione low-brow in crescita verticale quanto a rispettabilita’ (vedi il successo di propaggini giapponesi come Takeshi Murakami). Le foto si riferisono ad una recente mostra collettiva dei maggiori esponenti lowbrow a LA dove e’ stato festeggiato Robert Wilson – indiscusso capostipite del genere.