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Anziparla

Lou Reed

Lou Reed è morto oggi. Era nato a Brooklyn il 2 marzo del 1942 e aveva esordito nel 1966 con i Velvet Underground. Dieci piccole cose su di lui.

1 – La famiglia di Lou Reed raccontata nelle sue canzoni:

Dopo Berlin, terzo album del 1973 che fu un insuccesso commerciale, la casa discografica RCA chiese a Lou Reed la produzione di tre album. Nel 1974 escono Sally Can’t Dance e il live Rock’n’Roll Animal e nel 1975 Lou Reed Live. Sally Can’t Dance contiene Kill Your Sons: Lou Reed canta l’elettroshock, cui il padre e la madre lo sottoposero per due settimane:

«All your two-bit psychiatrists
are giving you electric shock
they said they’d let you live
at home with mom and dad
instead of mental hospitals
But every time you tried to read a book
you couldn’t get to page 17
’cause you forgot where you were
so you couldn’t even read»

Alla fine degli anni Settanta, in Germania vicino ad Amburgo, con la collaborazione in tre pezzi di Don Cherry (che aveva già suonato dal vivo con lui nel ’76) Lou Reed incide l’album The Bells. Nel singolo Families, canta:

«And please-please-please-please-please
come on let’s not start this business again
I know how much you resent the life that I have
But one more time, I don’t want the family business
Don’t want to inherit it upon the day that you die
Really, daddy should have given it to my sister
You know Elisabeth, you know Elisabeth
she has a better head for those things than I
She lives practically around the corner
That’s really the kind of child you could be proud of
But papa, I know that this visit’s a mistake
There’s nothing here we have in common, except our name
And families that live out in the suburbs
Often make each other cry
And I don’t think that I’ll come home much anymore
No-no, I don’t think I’ll come home much again
Mama
Papa
Families
Often make each other cry
No, I don’t think that I’ll come home much anymore»

In Growing Up In Public del 1980, torna a parlare di sè (“un figlio maledetto”), del padre (“ero stufo della sua prepotenza e di dovermi nascondere sotto un tavolo”) e della madre (“ci siamo sempre preoccupati della forma, non potresti mostrare un po’ di rispetto per favore”)

2 – La trascrizione (e la traduzione) del monologo di Lou Reed registrato da Nat Finkelstein alla Factory, lo studio di Andy Warhol a New York nell’autunno del 1966. Lou Reed parla della sua musica, e inizia così:

«Suonavamo insieme già molto tempo fa, in un appartamento da trenta dollari al mese; non avevamo assolutamente soldi e ci accontentavamo di mangiare farina d’avena giorno e notte. Ogni tanto davamo il sangue (…) o posavamo per quei giornali scandalistici che escono ogni settimana a cinque o quindici cent. Una volta che posai per loro venne fuori la mia fotografia e c’era scritto che ero un omicida maniaco sessuale che aveva ucciso quattordici bambini e aveva registrato tutto su nastro e poi l’aveva fatto sentire a mezzanotte in un teatro all’aperto nel Kansas».

3 – Heavenly Arms, una delle più belle canzoni d’amore mai scritte (per Sylvia Morales, sua seconda moglie)

4 – Lo spot per la Honda sulla musica di Walk on the Wild Side, 1985. Le riprese furono un disastro. Più della metà delle immagini girate erano troppo scure o troppo sgranate. Così, il regista Lawrence Bridges decise di usarle come un omaggio ai registi francesi della Nouvelle Vague, con l’uso dei fotogrammi in rapida successione, tagli e salti, costruendo uno spot che non era uno spot: Bridges nel mondo della pubblicità venne considerato un vero e proprio rivoluzionario.

5 – La quindici più belle canzoni di Lou Reed (scelte da Luca Sofri nel sul libro Playlist)

6 – Il video di presentazione di Lulu, il progetto di Lou Reed e dei Metallica:

Uno singoli contenuti nell’album Lulu, The View è stato girato da Darren Aronofsky, noto per i due film nominati agli Oscar Il Cigno Nero e The Wrestler: «La prima volta che ho ascoltato The View ero incantato» ha detto Aronofsky «Non avevo mai sentito nulla di simile. Metà era la quintessenza di Lou. L’altra metà era dei Metallica. Era un matrimonio che superficialmente non sembrava avere molto senso, ma la fusione ha cambiato il modo in cui io pensavo entrambi gli artisti e l’ha trasformato in qualcosa di completamente nuovo e fresco. Non riuscivo a smettere di ascoltarla. Il testo spiazzante di Lou, e gli assoli incredibili della band: è così originale, ed è per questo che ho voluto lavorarci». Il commento di Lou Reed al video: «Eccitante quanto la musica, e questo è un grande complimento. Forse il miglior video mai girato. Un noir in bianco e nero».

7 – Le sette versioni di Guilty.
Per l’album The Raven con Lou Reed collaborarono molti artisti: Anthony, David Bowie, Steve Buscemi e uno dei più grandi sassofonisti jazz del mondo: Ornette Coleman. Del brano Guilty furono incise ben 7 versioni: in ognuna il sax di Coleman fa cantrocanto a uno strumento diverso: batteria, prima chitarra, seconda chitarra…

8 – La scaletta dell’ultima puntata di un programma radiofonico settimanale condotto da Lou Reed sul canale satellitare SIRIUS dal titolo New York Shuffle. La trasmissione ha debuttato il 17 maggio 2008.

9 – Cinema: in Flippaut (film del 1983 di A. Arkush) fece la parodia dì Bob Dylan e in Blue in the face, film del 1995 diretto da Wayne Wang e prodotto da Harvey Keitel, spiega perché aveva deciso di viverea a New York (e non a Parigi, Denver, Toronto).

10 – La sua intervista al Daily Mail in cui spiega perché praticava il Tai Chi, qui in italiano.

Twitter: @glsiviero