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Lost in parlamento, chi ricatta Sardelli?

La soap dei responsabili va avanti. Riassunto delle ultime puntate. Starring Sardelli&Iannaccone, terzagamba productions.

Che fossero un po’ cari si sapeva. Ma anche così rissosi era impensabile. Nata pochi mesi fa, la vicenda dei «responsabili» assume il carattere di un’epopea, una serie tele-politica che fa invidia a Beautiful o Mr. Bean.

La trama si infittisce sempre di più. Nella «terza gamba» della maggioranza ormai il caos è all’ordine del giorno. L’ultima puntata riguarda Noi Sud. Le agenzie di stampa informano di «un gruppo in cui cinque deputati sono in guerra tra di loro per contendersi l’eredità di una scissione che affonda i malumori nell’ultimo mini-rimpasto di governo».

«Siamo con la valigia in mano», annuncia minaccioso il segretario di Noi Sud, Arturo Iannaccone. Non vuole dire che torna a casa. Ma che promette fedeltà al governo a patto di un «vero ripensamento delle politiche per il Sud». Traditi dal rimpasto a rate e dalle divisioni tribali, i cinque di «Noi Sud» infatti sono rimasti senza poltrone.

Purtroppo, nessuno di loro è ancora stato nominato sottosegretario: eppure Enzo Scotti aveva indicato Antonio Milo, la nomina era cosa fatta, ma il segretario, Arturo Iannaccone, puntava invece su Elio Belcastro e il premier allora ha stoppato tutto: «Non siete d’accordo? Tutti e due senza nomina». Passano le amministrative e Arturo Iannaccone ed Elio Belcastro, rispettivamente segretario e vice-segretario di «Noi Sud» (non è un’invenzione, è tutto vero, ndr) annunciano il progetto di volersi federare con «Io Sud» di Adriana Poli Bortone e «Forza Sud» di Gianfranco Miccichè, con l’ambizione di costituire «in prospettiva» un gruppo autonomo alla camera e forse anche al senato.

Sul più bello però questa splendida iniziativa viene bloccata dai loro stessi compagni di partito: con un vero e proprio blitz il presidente Enzo Scotti, sottosegretario agli Esteri, il capogruppo dei «responsabili» (abbreviato Ir), Luciano Sardelli e il tesoriere Antonio Milo vanno da un notaio, convocano un ufficio politico e nominano nuovo segretario proprio Scotti.

Tanta furbizia non paga. Iannaccone e Belcastro non ci stanno: solo un nuovo congresso può decidere gli incarichi, dicono e, intanto lanciano la loro «Opa» su Ir, chiedono la testa di Sardelli come capogruppo, definito addirittura un «clown che ha gestito il gruppo in modo risibile» e si scagliano contro Scotti, passato alla storia come quel «Tarzan che passa da una liana all’altra, cadendo sempre in piedi». Soprattutto, si candidano a costituire la «quarta gamba» della maggioranza e promettono a Berlusconi di portarlo fino a quota 327-330 alla Camera.

Addirittura! Riusciranno i nostri eroi? L’arma segreta è in preparazione: «Abbiamo tre o quattro deputati che non hanno mai votato la fiducia al governo, esterni alla maggioranza, disposti a venire con noi» si sfrega le mani Iannaccone.

Intanto però volano gli insulti: i seguaci di ‘Tarzan’ accusano Iannaccone di essere un «generale senza armi» e lui, a sua volta, li definisce «tre amici al bar» e chiede conto a Milo, tesoriere del partito, di rendere pubblico il bilancio per sapere come sono stati spesi i fondi del finanziamento dei partiti.

Per finire, Belcastro accusa Sardelli di essere «non più libero ma detenuto» e, addirittura, «ricattato». Testuale. La storia per ora finisce qui.

Il Pd ci rimane male e annuncia un’interpellanza parlamentare: chi è che ricatta Sardelli? E perché?

(continua…)

Si ringrazia Francesca Chiri dell’Ansa per una storia strepitosa, degna di Lost.