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Napoli centrale

L’ospedale popolare non va chiuso

 

Da almeno due settimane gli abitanti del quartiere Sanità sono sul piede di guerra contro il governatore Stefano Caldoro, che ha deciso secondo un piano regionale di austerità e tagli, di chiudere il pronto soccorso dell’ospedale San Gennaro. Un presidio sanitario fondamentale per un rione popolare già penalizzato dall’alto tasso di emarginazione e criminalità, che ricovera d’urgenza circa 100mila persone l’anno e che è in grado di affrontare anche i casi più gravi. Basti pensare che in media arrivano circa 24 vittime di faide camorristiche ogni 12 mesi. Ma ora con una barra di penna deciso dal commissario straordinario dell’Asl Napoli 1 Maurizio Scoppa entro dopodomani la struttura verrà delocalizzata. E si perché secondo i piani dirigenziali il pronto soccorso dovrebbe essere trasferito insieme all’Ascalesi nella zona rossa dei comuni vesuviani. Un progetto fino a questo momento rimasto solo su carta non solo perché il futuro Ospedale del Mare dovrebbe sorgere in un’area a rischio sismico e vulcanologico, ma perché l’operazione è finita in un’inchiesta della magistratura che vede coinvolti dirigenti Asl e funzionari regionali. Oggi l’ennesimo blocco degli abitanti inferociti, che in poco più di un anno si sono visti chiudere già il pronto soccorso del Cto e degli Incurabili, avendo ora come unico punto di riferimento quello affollatissimo del Cardarelli, già punto di riferimento per i ricoveri regionali. Nel primo pomeriggio una folla, composta soprattutto di donne e bambini è scesa in strada e ha occupato il corso Santa Teresa degli Scalzi, arteria vitale per la viabilità cittadina anche perché collega l’uscita della tangenziale con il centro storico. La manifestazione dispersa dalla polizia in assetto antisommossa, si è quindi spostata sotto Palazzo San Giacomo, affinché una delegazione venisse ricevuta dal sindaco. De Magistris ha quindi rilasciato dichiarazioni durissime contro il provvedimento di chiusura: “E’ una scelta irresponsabile, oltre ad essere un vulnus democratico nei confronti dei diritti delle cittadine e dei cittadini, in particolare del diritto alla salute stabilito dalla Costituzione al suo art.32. La regione –accusa il primo cittadino – sta procedendo allo smantellamento dei presidi sanitari pubblici cittadini soprattutto della zona centro-orientale lasciando un intero territorio scoperto”. De Magistris ha quindi chiesto alla regione un tavolo tecnico: “Perché da sindaco, cioè in quanto prima autorità sanitaria cittadina, non posso consentire che la popolazione sia privata dei suoi diritti”. In queste ore si aspetta la risposta del governatore visto che già domani potrebbe partire lo smantellamento dell’ospedale. “Le strutture sanitarie pubbliche sono un bene comune – aggiungono dal comitato civico di quartiere – tanto piu importante in un rione povero e popolare. Basta tagli folli e decisioni politiche che calpestano il protagonismo civico dei cittadini”. Domani la protesta continua.